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Quella cena dai gemelli Berezutsky il giorno prima della guerra

Quella cena dai gemelli Berezutsky il giorno prima della guerra
Il racconto di due giorni vissuti in una Mosca dall'atmosfera sospesa, con mercati e ristoranti pieni, a cavallo tra la normalità e lo choc dell'invasione in Ucraina
3 minuti di lettura

Era la vigilia dell’invasione dell’Ucraina ma a Mosca, girando per mercati e botteghe artigiane, bistrot e ristoranti d’alta cucina, nessuno aveva questa sensazione. La vita scorreva normale e i luoghi del cibo continuavano ad essere ciò che sono: centri di incontro e di scambio. Di sapori, di persone, di culture. Così, il giorno precedente all’invasione, il 23 febbraio, avevamo pranzato in un ristorante georgiano, apprezzando non solo il tipico pane con l’uovo, il khachapuri, ma anche i vini tenuti in anfora e la calda ospitalità. E all’ora dell’aperitivo uno dei ristoranti ucraini più famosi era pieno zeppo di clienti: coppie, famiglie e amici che gustavano ravioli ripieni di carne, evidentemente ignari della situazione politica.

Al mercato Danilovsky, fulgido esempio di come prendere un residuato sovietico e farne una mèta alla moda, fresco di restauro a forma di tendone da circo (dove si fanno anche incontri teatrali, dibattiti letterari e performance artistiche), si muoveva un’umanità di giovani soprattutto tra botteghe di speciality coffee e di poke hawaiano, banchi di frutta esotica, pescherie di lusso con assortimento di ostriche francesi e con storioni che nuotano in enormi vasche. Non mancavano però, e questo ne rendeva l’atmosfera magica, i banchi con l’aglio marinato, i cetrioli sottaceto dei contadini, la frutta secca, le bottiglie di olio di girasole (e capisci che sono imbottigliate in casa perché non ce n’è una uguale all’altra). Vecchio e nuovo convivevano con l’orgoglio delle radici, proiettati verso il futuro. Al Danilovsky le nonne comprano ancora il formaggio del pastore e i nipoti gustano il sushi, il pane marocchino, l’anatra cinese, l’hummus e il curry. La vita andava avanti, la gastronomia teneva insieme i fili delle relazioni anche lontane.

 

Poi ecco la cena al Twins Garden. Il ristorante era pieno. E l’atmosfera serena mentre veniva proposto il percorso degustazione che spaziava in ogni regione del Paese, “Rediscover Russia”, con ogni piatto dedicato a uno specifico prodotto tipico interpretato in chiave contemporanea. A Mosca davvero le persone non sembravano rendersi conto di che cosa stesse per accadere. E il giorno dopo, alle 15 ora di Mosca, il  giorno dell’invasione, erano ancora in tantissimi a passeggiare sulla Piazza Rossa, osservando le vetrine dello shopping di lusso, mentre i genitori facevano salire i bambini sulle giostre  al centro della piazza e i caffè che si affacciano sulla piazza ertano pieni di persone intente a sorseggiare bevande calde.

All’improvviso ecco molti mezzi militari convergere nella Piazza. Nel giro di un paio di ore la città vive una specie di choc: le strade si riempiono di camionette delle forze dell’ordine, la Piazza Rossa viene chiusa. Ma è ancora un’atmosfera sospesa, tra la sorpresa e le poche informazioni. Così nei locali la vita andava apparentemente avanti. Ma il clima cambiò prestissimo. I gemelli Berezutsky, che il giorno prima festeggiavano la nomina del Twins Garden a miglior locale del Paese (numero 1 della classifica Where To Eat Russia!), si presentarono in sala in uno stato di profonda costernazione: “Abbiamo il 30 per cento di personale ucraino – spiegò Ivan – e ora dovremmo considerare nemici quelli che fino a stamattina erano collaboratori, colleghi, erano la nostra famiglia?!”.

 

Era chiaro che loro erano consapevoli di cosa in 24 ore sarebbe improvvisamente cambiato: il giorno prima a fare da Ciceroni nel più bel mercato della Capitale, raccontando la bellezza dei prodotti tipici nazionali, e fieri che Mosca avrebbe ospitato la premiazione dei World’s 50 Best Restaurants nel luglio 2022 (poi ovviamente saltata), e il giorno dopo dentro l’orizzonte di un conflitto internazionale che avrebbe escluso la Russia da molte competizioni e dalle relazioni internazionali. Ma per quella sera il Twins Garden era ancora pieno e proponeva il suo secondo menu, “Vegetables”, in un’atmosfera di grande scissione: nessun turista aveva realmente voglia di divertirsi, o riesciva a stare concentrato su quei piatti profondi e intensi. Solo i tavoli di clienti russi sembravano spassarsela, tra risate e brindisi ignorando quella vista che dalle finestre del ristorante scende sulla piazza davanti al locale, dove una folla di giovani è riunita in una protesta spontanea.

Una cena surreale per i più, colti di sorpresa anche dal blackout informativo che vige in Russia. Un contesto raccontato in modo emblematico su Facebook da Nikita Sergeev, cuoco e patron del ristorante L'Arcade di Porto San Giorgio, russo ma italiano di adozione. Affranto da questa guerra, Sergeev spese subito parole dure contro Putin chiedendo scusa idealmente (certo senza colpa) agli amici ucraini. Ne scrisse su Il Gusto Lara De Luna, raccogliendo le sue dichiarazioni sulla straordinaria difficoltà per i russi di capire cosa stesse accadendo intorno a loro. In quella sera si è così spenta la forza del cibo come strumento di incontro, di movimento, di convivenza. Quella forza che portava clienti da tutto il mondo a provare la cucina dei gemelli Berezutskiy.