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Dall'alta cucina alla materia prima: un'autostrada per scoprire la Lombardia del gusto

Dall'alta cucina alla materia prima: un'autostrada per scoprire la Lombardia del gusto
Milano e oltre, raccontati attraverso un viaggio di sapori, profumi e tradizioni, di tavola in tavola
4 minuti di lettura

L’autostrada A1, nota anche come autostrada del Sole che congiunge Milano con Napoli via Bologna, Firenze, Roma. Quindi la A4, o Serenissima, che mette in collegamento Torino con Trieste via Milano, Bergamo e Brescia. E ancora la A7, o Milano-Serravalle, e la A8 (parte da Milano a quattro corsie e a Lainate prosegue su tre per Gallarate e da qui a due corsie per Varese e per Genova/Gravellona Toce). Senza dimenticare A9, A21, A22, A35, A50, A51, A52, A54, A58, A60 e l’autostrada Pedemontana Lombarda. Con “Autostrade Gourmet” delle Guide di Repubblica, dirette da Giuseppe Cerasa, la fitta rete autostradale che punteggia la regione (e con lei quelle di tutta Italia) offre un mezzo facile e diretto per scoprire il territorio, le tradizioni culinarie e quegli indirizzi dove la cucina tocca punte di eccellenza.


“Quando ero bambino - racconta Diego Abatantuono, tra i tanti volti noti coinvolti tra le pagine della guida - le autostrade erano lì. Le guardavo da lontano, strade piene di luci, di macchine e di camion che poi da adulto avrei percorso tantissime volte in varie direzioni: la A7, nota più comunemente come Autostrada dei Giovi o anche come Serravalle, e in particolar modo la A50, che poi è la tangenziale Ovest di Milano, necessaria per chiunque abiti o transiti qui". Se si parte da Milano, prima di mettersi in viaggio è quasi d’obbligo fermarsi da Seta. Qui tutto scorre via, liscio come la seta. Si potrebbe proprio usare questa similitudine per descrivere il ristorante che si trova all'interno del Mandarin Oriental, albergo che ha portato un angolo di raffinato Oriente nel centro di Milano. La sua anima è Antonio Guida, chef pluripremiato che ha affinato il proprio talento in giro per il mondo. Un talento che però ha un'origine tutta italiana, la passione per i fornelli che gli ha trasmesso la mamma. "Nasce tutto da lei - ha raccontato - dal suo amore per la cucina e per la sua costante ricerca del prodotto migliore". Una ricerca che oggi si ritrova nel menu in cui spiccano il risotto con lamponi e crema alle erbe aromatiche, l'anguilla glassata al vino rosso con foie gras e salsa al rosmarino, le ostriche con patate, friggitelli e salsa allo champagne. Come accompagnamento una carta di vini che conta 1500 etichette tra vini e champagne.

 

 Davide Oldani
 Davide Oldani 


Ottima idea anche quella di puntare Cornaredo per accomodarsi alle tavole del D’O (4 km dall’uscita di Rho). Davide Oldani ha aperto questo ristorante nel suo paese d’origine nel 2003. Non ha bisogno di presentazioni perché è uno degli chef più famosi del nostro Paese. Dare una definizione della sua cucina non è possibile perché va semplicemente assaggiata; ama partire da una materia prima d'eccellenza e poi giocare sui contrasti: morbido vs croccante, dolce vs salato, caldo vs freddo. Un gioco ben rappresentato da uno dei suoi piatti storici, la cipolla caramellata. La perfezione delle portate si estende anche al design dell'ambiente, elegante e geometrico quel tanto che basta. Qualche altro suggerimento? Chi viaggia sulla A4 potrebbe orientarsi verso Brusaporto per raggiungere Da Vittorio (14 km dall'uscita Bergamo). Si trova immerso in un'immensa tenuta verde, a dieci minuti da Bergamo, all'interno di un relais che fa parte della prestigiosa catena Relais & Chateaux. Rappresenta l'eccellenza della ristorazione in Italia. Qui vige il concetto di "tradizione lombarda e genio creativo", uno stile culinario inconfondibile e vitale da oltre 50 anni grazie all'intuizione del fondatore, papà Vittorio Cerea, e all'evoluzione compiuta dai figli che negli ultimi anni hanno integrato la tradizione con le tecniche più moderne. I loro habitué sono tanti ma, per chi venisse qui per la prima volta, consigliamo i grandi classici, ovvero i paccheri alla Vittorio (dove la rifinitura del piatto viene fatta in sala, davanti al cliente) e la famosa maxi-cotoletta (una doppia orecchia d'elefante), di carne di vitello sanato, ovvero di età inferiore ai 12 mesi e nutrito quasi esclusivamente con il latte.

La Lasagnetta del Seta 
La Lasagnetta del Seta  

Imperdibile anche il Pomiroeu di Seregno (35 km dall'uscita Monza). Il locale, nato nel 1993, ha voluto scegliere un nome che è un omaggio al territorio, in particolare alla tradizione della coltivazione della mela che un tempo colorava i campi intorno al borgo di Seregno. Ma la mela, si sa, è anche il simbolo del frutto proibito, un simbolo che il premiatissimo chef Giancarlo Morelli ha declinato in un menu che è un peccato non assaggiare. Nella carta spiccano il riso selezione Carnaroli alla ricotta di bufala affumicata con tartare di gamberi rossi e tartufo nero, la melanzana al barbecue, pecorino, limone e menta, il piccione, pomodoro secco, bieta e fondo agli agrumi e il pescato del giorno. La cantina è ricavata nella vecchia ghiacciaia e, su richiesta, si trasforma anche in un angolo esclusivo in cui cenare. Direzione Como? Ecco il Materia di Cernobbio (8 km dal casello di Como). La materia prima di tutto. Quella che proviene dalla serra di proprietà, in Valmorea, in cui sono coltivate centinaia di piante, bacche, erbe aromatiche particolarissime. Ingredienti che impreziosiscono i piatti creativi e ricercati di Davide Caranchini. A 18 km da Manerbio, a Orzinuovi, trova posto il Sedicesimo Secolo. Il nome non è casuale. Si chiama così perché quella è l'epoca a cui risale l'antico feudo dei Conti Caprioli cui appartiene il piccolo borgo di Pudiano. Siamo nel bresciano, ed è qui che Simone Breda ha creato il suo piccolo regno in cucina. Si tratta quasi di un ristorante che fa da guida per il territorio tanto è profondo il rapporto tra la cucina e i prodotti locali, del Bresciano e del Bergamasco, selezionati e scelti tra il meglio che abbiano da offrire i piccoli produttori. Il risultato vede arrivare in tavola piatti assolutamente stagionali, caratterizzati da abbinamenti del tutto impensabili. 

 

Simone Breda
Simone Breda 


Passando da Pavia, risulta più che una buona idea quella di fermarsi Da Lino (13 km dal casello) per rifocillarsi nel segno del gusto. Un elegante ristorante gastronomico, molto curato negli interni, in stile déco, è il regno dello chef Andrea Ribaldone, coadiuvato da Federico Sgorbini. La cucina di Lino è tutto un gioco di equilibri ed alchimie, un'armonia di sapori e consistenze che sfrutta lo spazio open per arrivare dai fornelli direttamente in sala. Così nascono piatti ideati nel rispetto delle tradizioni e attenti al territorio. Quattro i menu degustazione. Ben fornita la cantina, con selezione di etichette provenienti dall’Oltrepò Pavese. Da segnalare il “Tavolo dello chef”, nello spazio di cucina, per non perdersi lo spettacolo.  

 


“Autostrade Gourmet” è un volume nazionale delle Guide di Repubblica, dirette da Giuseppe Cerasa. La Guida, nata in collaborazione con Ania, Autostrade per l'Italia, Aiscat e Telepass, è disponibile in libreria, e online sul nostro sito, su Amazon e Ibs.