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Pantelleria, l'isola magica. Viaggio tra le tavole della perla nera del Mediterraneo

Sospesa tra l’Africa e l’Europa, immersa in un mare blu cobalto, bella e senza fronzoli ma con un grande cuore gastronomico
3 minuti di lettura

Sospesa tra l’Africa e l’Europa, immersa in un mare blu cobalto, bella e senza fronzoli. Questa è Pantelleria, “La Perla Nera” del Mediterraneo. Ad accogliervi sole, vento, silenzio, mare, sorgenti termali a cielo aperto, storia e naturalmente buon cibo. Lo scrittore Giosuè Calaciura nel libro “Pantelleria. L’ultima isola” (Laterza) - descrive così l’approdo: “Eccola l’isola, nera di lava, verde di vigneti, oro di Zibibbo, gialla di zolfo venato di rosso dalla chimica vulcanica, blu e indaco di mare. Solo l’avvicinamento vale l’intero viaggio”. L’arabismo contenuto nel suo nome ne disvela le origini. Letteralmente “figlia del vento”, sorge tra l’Africa e l’Europa. Considerate le distanze, una particolarità davvero unica risulta essere la sua appartenenza alla Sicilia e quindi all’Italia. L’isola è più vicina al continente Africano che alle italiche sponde. Dista difatti solo 67 km dalla costa tunisina e 85 da quella siciliana. Solo da questo dato si può intuire quanto la cultura tunisina abbia influenzato abitudini e stili di vita, ad iniziare dall’architettura.

 

I famosi “dammusi”, i tipici caseggiati panteschi, sono di ispirazione araba a partire dal nome: damus ossia casa, abitazione (successivamente “domus” in latino). La loro particolarità è il tipico il soffitto a cupola, che rappresenta fra i primi esempi di architettura bio-climatica per la raccolta dell’acqua e l’isolamento termico. Se cercate chilometri di spiaggia sui quali rilassarvi, resterete inevitabilmente delusi. Pantelleria è un’isola di origine vulcanica. Pertanto qui non troverete delle vere e proprie spiagge, bensì numerose cale, spesso rocciose, selvagge e incontaminate. Il nostro consiglio è quello di scegliere uno dei tanti percorsi guidati per scoprire le fragorose bellezze dell’isola e di non rinunciare ai giri in barca per le cale non accessibili dalla terra ferma, sicuramente le più suggestive come la cala di Punta Fram che sorge sul tratto di costa a sud ovest dell’isola, tra Kuddie Rosse e Località Cimillia. Un gioiello a strapiombo sul mare con grotte bellissime e alte al punto tale da poterci entrare in barca. Qui l’assenza di vegetazione vi permetterà di godere appieno del capolavoro fatto della colata lavica e la successiva evoluzione nel tempo. I fondali sono molto profondi ed il mare pieno di pesci.

A proposito di pesci, sfatiamo subito un falso storico. La cucina pantesca è una cucina prevalentemente di terra, non di mare come si possa credere, o meglio lo è solo recentemente grazie a giovani cuochi che hanno portato la tradizionalità siciliana nello sperduto isolotto. I piatti tipici di Pantelleria attingono quindi più dagli orti che dai porti, fatta eccezione per la pasta con le patelle, queste ultime facili da reperire, perché appiccicate su ogni scoglio dell’isola e la pasta con i ricci, prelibatezza dell’isola, ma impossibile da gustare nel periodo che va da aprile a novembre per un sacrosanto fermo biologico. Se volete gustarla alla maniera di Pantelleria, vi tocca il viaggio durante l’inverno. Eccola quindi la vera cucina pantesca a cominciare dalla “Sciakisciuka”, ricetta che attraversa i settanta chilometri di mare che separano questa terra dalla Tunisia, chiamata anche “caponata pantesca”: patate, zucchine, cipolle, pomodori, melanzane e uova sode. Si differenzia dalla classica caponatina siciliana per la mancanza dell’agrodolce e per l’aggiunta di origano e zucchine. Una vera prelibatezza da accompagnare col tipico pane dell’isola. Parente stretta è la “Cuccurumma”, il cui nome rievoca il famoso verso della canzone di Battiato. Qui manca l’uovo, ma abbondano i peperoni e l’aglio, la cuccurumma, appunto.

Il cappero, storico prodotto tipico di Pantelleria, la fa da padrone. Minuscolo, troneggia nell’insalata pantesca, tra patate bollite e cipolla rossa. Come detto, raramente si trova anche del pesce tipico di questi mari: sgombro, occhiata o polpo. Altro piatto di grande spessore è il raviolo “amaro”, farcito di ricotta vaccina e menta fresca, con abbondante salsa di pomodoro e foglie di basilico in evidenza. Se amate il mondo dei pesti gli spaghetti con l’“ammogghiu” faranno al caso vostro. Semplicemente pomodoro crudo, olio di oliva, aglio, peperoncino e basilico. E infine il dolce più famoso, il “Bacio” con la sua pastella fritta ed una soave crema di ricotta che brama l’incontro con un sorso di Passito, naturalmente di Pantelleria.

Dove mangiare


Osteria Il Principe e Il Pirata
Uno dei più “internazionali” dell’isola. Grandi piatti di pesce, di tradizione locale e qualche divagazione continentale.

 

Al Tramonto  
Contrada Scauri Basso, Pantelleria Appuntamento romantico in questo ristorante che si affaccia su un mare incantevole. Piatti della tradizione pantesca, anche in chiave creativa. 

 

La Nicchia
Uno dei più originali. Locale semplice con un bel pergolato. Trionfano i primi con l’ammogghiu. Imperdibili, sul finale, i baci panteschi.

 

Dammuso
Non poteva mancare un ristorante con questo nome. Grigliate di pesce e interessanti piatti di terra. Non mancano i pesti panteschi.

 

Acquamore Pantelleria
All’interno del “Pantelleria Dream Resort”. Piatti della tradizione curati e ben presentati. Ottima la pasta fatta in casa e il pescato locale.