Integrale, senza glutine, di lenticchie: 8 italiani su 10 incuriositi dalle paste "alternative"

Rigatoni integrali 
Se l’80% ha provato almeno una volta tipologie diverse dalle tradizionai (grano duro, all'uovo, ripiena), quasi 1 su 5 (18%) le mangia abitualmente. Dopo il podio, nella top ten delle città Pescara, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro e Urbino, Vicenza, Como e Caserta.
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Pasta sì. In ogni occasione e di ogni tipo. Vale a dire: non solo tradizionale ma anche "alternativa". Accanto ai classici (spaghetti, penne o rigatoni di semola di grano duro, all'uovo o nelle versioni ripiene) le tipologie "altre" guadagnano il loro posto al sole. Secondo l'analisi condotta da Everli,  marketplace europeo per la spesa online, l’80% dei consumatori italiani ha provato almeno una volta una pasta diversa dalle solite, ad esempio quella integrale oppure gluten free, di mais e di riso, di lenticchie rosse o di kamut. E quasi 1 su 5 (18%) ormai la consuma abitualmente, anche più spesso di quella tradizionale. 

 Tagliatelle di kamut 
“La pasta non è solo uno dei piatti che rendono la cucina italiana famosa nel mondo, ma anche un caposaldo della dieta mediterranea, immancabile su tutte le nostre tavole - ci spiega Alice Coverlizza, Chief Business Officer Italy dell'azienda -.Quest'anno, in occasione del World Pasta Day, abbiamo voluto analizzare come stiano evolvendo i consumi degli italiani, andando a indagare il loro approccio non solo verso la pasta in generale, ma anche verso le cosiddette tipologie non tradizionali. In uno scenario in cui le abitudini alimentari stanno cambiando, complici ritmi di vita ed esigenze differenti rispetto al passato, abbiamo rilevato come una più vasta scelta di prodotti aiuti le persone sia a gestire esigenze specifiche, come nei casi di celiachia o intolleranze, sia a variare maggiormente la propria alimentazione nella quotidianità". 

Tra chi predilige i primi piatti alternativi in pole position ci sono le donne che rappresentano oltre la metà del totale (60%). Di queste, la maggioranza (il 58%), ha un'età compresa tra i 25-39 anni. L'incremento d'acquisto maggiore nel 2020, in piena pandemia, si è riscontrato a Livorno (+58%), a Como (+36%) e a Pesaro e Urbino (+12%). In base all’indagine fra le città in testa alla classifica di vendita di pasta non tradizionale si trova Treviso, seguita da Trento e da Livorno. Alle prime tre sul podio nella Top Ten si aggiungono: Pescara, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro e Urbino, Vicenza, Como e Caserta. Dall'11 al 15 posto: Grosseto, Verona, Lodi, Savona e Cremona. 

Le motivazioni che spingono all'acquisto? "Nonostante per quasi la metà (49%) l’assaggio di pasta non classica sia stato dettato da un sentimento di semplice curiosità, per ampie fette di rispondenti i motivi sono ben ponderati e frutto di scelte personali consapevoli - fanno sapere da Everli -. Infatti, i consumatori tricolore pensano che la pasta alternativa sia più sana di quella tradizionale (35%), più digeribile (31%) e che possa contribuire ad aumentare l’apporto di fibre (23%); inoltre, viene considerata un alimento amico della linea, scelto da oltre 1 consumatore su 10 (13%) che desidera perdere peso. Se per il 31% degli italiani, questo nuovo approccio più salutare è stato dettato da un’iniziativa personale, quasi 1 consumatore su 3 (30%) è stato supportato e consigliato nell’optare per la pasta alternativa da medici o nutrizionisti, mentre un quinto (20%) si è lasciato ispirare dalle esperienze di amici e parenti". 

La tipologia più apprezzata è l'integrale (8 su 10) e corta (7 su 10). Chi non opta per questa si orienta su quella gluten free oppure di mais e riso (sempre senza glutine), in fondo alla classifica c'è anche la pasta alla farina di lenticchie rosse e al kamut. L'alternativa dunque ha guadagnato la sua posizione anche se solo meno di 1 su 10 (8%) ha completamente abbandonato la classica in favore della new style. Per ora gli italiani preferiscono continuare a mangiare entrambe le versioni, con un primato della tradizionale. Per quest'ultima secondo la classifica “Pasta addicted" della stessa azienda, la città in cui è si speso di più nel 2020, per l’acquisto di pasta di semola, è Grosseto (1 posto), seguita da Trento e Bolzano. A livello regionale in testa la Lombardia con ben 3 province incluse nella top 10 (Lodi 7°, Sondrio 8° e Varese 9°), seguita a pari merito da Trentino Alto Adige e Abruzzo con due città ciascuna, rispettivamente Trento (2°) e Bolzano (3°) e L’Aquila (4°) e Pescara (5°). 

Per quanto riguarda i formati se si guarda al ranking delle 10 province vince la corta. Fanno eccezione solo Biella, Bolzano e Lodi, dove ravioli e tortellini la fanno da padroni. E Caserta, dove si preferiscono gnocchi e pasta “alternativa” a chiudere il podio. Solo 3 province su 10 (L’Aquila, Sondrio e Pescara) inseriscono tra le prime tre preferenze di acquisto anche la pasta di semola lunga che invece a livello nazionale è prima con gli spaghetti seguiti dai fusilli. Dal terzo posto in poi: gnocchi, tortellini, penne rigate, mezze penne, farfalle, ravioli, agnolotti e cappelletti. Infine un'occhiata alla stagionalità dell’acquisto di pasta sia tradizionale che alternativa: nel 2020 i mesi in cui si è speso di più sono stati nell’ordine novembre, aprile e maggio. Quelli, invece, in cui si è comprato meno: agosto, luglio e settembre.