Il Datagate spiegato da Glenn Greenwald

"Rccogliere tutto il raccoglibile" era un progetto perseguito deliberatamente dalla National Security Agency. Nel volume 'No place to hide' l'ex giornalista del Guardian interpreta le rivelazioni di Snowden come monito per agire perché la differenza tra democrazia e il suo contrario resti apprezzabile

C'è una slide, tra le decine inedite pubblicate da Glenn Greenwald nel suo resoconto sul Datagate, 'No place to hide' (edito in Italia da Rizzoli), che più di ogni altra spiega la reale portata dello scandalo. È del 2011, e al suo interno la National Security Agency statunitense illustra, raffigurandola con un cerchio composto di concetti connessi, la sua filosofia: «registra tutto», si legge, «conosci tutto», «processa tutto», «sfrutta tutto», «scopri tutto». E fallo coi tuoi alleati più stretti, a partire dalla controparte britannica, il GCHQ.
 
Altre due slide confermano l'ossessione degli agenti dell'intelligence di «acquisire, archiviare, monitorare e analizzare le telecomunicazioni elettroniche di tutti i cittadini dell'intero pianeta», scrive Greenwald, il giornalista che per primo fu contattato da 'Cincinnatus', ossia da Edward Snowden prima che si rivelasse al mondo.
 
Grazie al volume sappiamo che «raccogliere tutto il raccoglibile» non è una battuta attribuita al «cowboy della NSA», l'ex direttore Keith Alexander: è un progetto perseguito deliberatamente. «Esaminato nella sua interezza», scrive l'ex giornalista del Guardian, ora a The Intercept, «l'archivio Snowden ammetteva una sola e unica conclusione, tanto semplice quanto spietata: il governo statunitense aveva creato un sistema finalizzato alla totale eliminazione della riservatezza telematica in tutto il pianeta».
 
Se questo è il progetto, e ora lo sappiamo con certezza, non stupisce che la rete «Internet» sia catalogata tra le «minacce», come si legge in un altro documento inedito. A questo servono i mille miliardi di metadati raccolti in cinque anni, di cui la metà nell'ultimo, tramite il solo programma Shelltrumpet. A questo i 20 miliardi al giorno di telefonate, messaggi di posta elettronica, chat, attività su Internet e metadati telefonici raccolti. A questo Prism e tutte le altre tecniche e operazioni descritte a suon di inchieste nell'ultimo anno. È il desiderio degli Stati Uniti di «mantenere la propria presa sul mondo intero», scrive Greenwald, nella «massima asimmetria concepibile»: esercitare un potere di controllo illimitato senza essere controllati. Non perdersi alcuna comunicazione, perché ovunque potrebbe risiedere una minaccia all'ordine costituito: nelle chat di Anonymous o tra i giocatori di Angry Birds, nelle reti informatiche di Huawei e Petrobras come tra le videochiamate su Yahoo. Considerare tutti come potenziali sospetti - meglio, terroristi - è la conseguenza di questa filosofia sociale che poco o nulla ha di democratico, e molto di autoritario. Che finisce per identificare dissenso e crimine. E porta ogni cittadino a immaginarsi sempre osservabile, prima ancora che sempre osservato, e modificare il suo comportamento di conseguenza. Ossia, argomenta Greenwald forte della sua esperienza da avvocato e difensore dei diritti civili, oltre che di un solido bagaglio di competenze storiche, autocensurandosi, diventando conformista, eliminando dalla propria vita quella parte sacrosanta di sperimentazione di sé e delle proprie idee che solo emerge nella più completa riservatezza.
 
Ma io, può dire ciascuno di noi, che c'entro? Perché proprio me, che non ho fatto nulla, tra tanti? «Chi non pone problemi raramente è preso di mira da misure repressive», risponde Greenwald, «e dal suo punto di vista può ben convincersi che una repressione, di fatto, non esista. Ma il vero metro della libertà di una compagine sociale è il modo in cui tratta i suoi dissidenti e altri gruppi emarginati». A dire: non possiamo essere costretti a diventare docili, leali sostenitori del potere per dormire sonni tranquilli. Del resto non basterebbe.
Più delle notizie, che pure – da nuovi dettagli sulla sorveglianza di Skype a quella di Facebook, passando dalla manipolazione di router statunitensi – ci sono, è questo il vero e importante lascito del volume: le rivelazioni di Snowden sono il monito che ci costringe ad agire, subito, perché la differenza tra democrazia e il suo contrario resti apprezzabile.
 
@fabiochiusi
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