Covid-19. Se il virus aggrava povertà e iniquità

Tra le tante certezze messe in crisi dall'epidemia di coronavirus figura anche la più preziosa di tutte, la democrazia. È buffo sapere che entrambi i termini - epidemia e democrazia - abbiano un'etimologia comune, dal greco demos, popolo. L'epidemia, come ha ricordato su "La Stampa" Bernard-Henry Lévy, è qualcosa che si abbatte sul popolo. La democrazia, lo sappiamo bene noi occidentali, è il potere controllato dal popolo. Mai, come in questi giorni di marzo, le due parole vanno in cortocircuito.

Se è vero che di fronte all'esplosione del contagio mondiale nessuno dei potenti della terra ci ha capito nulla, né in Cina l'autoritario XI Jinping né negli States l'ondivago Trump, tutti i leader provano a dare di se stessi un'immagine ancor più decisionista di quanto non lo siano stati finora. Il francese Macron per primo ha parlato di una guerra in atto. Il nostro Conte sta chiedendo a noi italiani, passo dopo passo, un continuo scambio tra libertà individuali e salute pubblica. Una linea adottata anche da altre nazioni europee.

Tutto opportuno e necessario, per carità, perché il contagio sta mietendo vittime oltre l'immaginazione e altre ne farà. Ma come spiegare il fatto che l'emergenza sanitaria abbia spinto la rappresentanza parlamentare in una preoccupante quarantena politica. Solo ieri sera il presidente del consiglio ha parlato alla Camera dopo aver interpretato per settimane il ruolo che non gli appartiene, l'uomo solo al comando.

La nostra democrazia non è a rischio perché qualche golpista fuori dal tempo intende abbatterla. Semmai rischia di entrare in crisi per consunzione, perché inadeguata a fronteggiare qualcosa di mai sperimentato prima. Siamo solo all'inizio di un percorso sociale economico culturale destinato a condurci in terre incognite. Quanto durerà questo tempo sospeso? Quanto reggerà la coesione sociale prima che esplodano nuovi violenti conflitti provocati da povertà e diseguaglianze generate dalla crisi? Se nulla sarà più come prima, quali forme prenderà la vita pubblica dopo il virus? Non servono ora le polemiche e le scaramucce- lo ricorda ogni giorno Mattarella - ma ragionare sulle forme future della democrazia, grazie ai giornali, è un esercizio da praticare anche nelle ristrettezze della quarantena.

 

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