L'esigenza di Parlamento a Distanza e lo struzzo analogico

Il nodo non riguarda solo questo parlamento e questa pandemia. La democrazia digitale è già tra noi. La questione del suo utilizzo si porrà ancora, in questa legislatura, nella quale il contagio di deputati e senatori mette a rischio i precari numeri del governo. Si porrà comunque negli anni a venire.

Ecco allora la possibile soluzione (e il nuovo acronimo): il PAD, il Parlamento a Distanza. Se preferite, la PAD: la Politica a Distanza, sempre più visibile, negli ultimi mesi, nei quali leader e partiti hanno spostato (ancor più) la propria sfera d'azione nel cyberspazio, tra comizi e convention virtuali. Già da prima, l'avanzata del partito digitale - titolo di un libro di Paolo Gerbaudo - aveva messo in luce i problemi sollevati dall'intreccio fra evoluzione tecnologica e trasformazioni della democrazia. Per averne un'idea non serve nemmeno addentrarsi troppo nel maelstrom digitale che sta inghiottendo il M5s. La cui ideologia della rete si spinge(va) fino a prefigurare l'avvento della democrazia diretta, in sostituzione della democrazia rappresentativa. Sono questioni che diventano enormi se applicate al tempio della rappresentanza: il parlamento, dove pare impossibile derogare alla norma che impone la discussione - in presenza - tra gli eletti.

Eppure, un eccesso di conservatorismo istituzionale sta rischiando di inceppare la nostra democrazia (parlamentare). E di porre Camera e Senato in posizione (ancora più) subalterna rispetto al governo: non si stanca di ripeterlo il costituzionalista e deputato Stefano Ceccanti, la cui proposta per il PAD - che ha già raccolto 114 firme - si ispira al modello spagnolo. Ma formule analoghe di Parlamento ibrido (come nel caso britannico) sono già state sperimentate, sulla spinta dell'emergenza, in diversi contesti nazionali, oltre che al Parlamento europeo.

Altre pandemie sono quantomeno possibili, e la diminuzione del numero dei parlamentari non garantirà il distanziamento tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. Per converso, il parlamento "aumentato" potrebbe favorire, persino dopo il ritorno alla normalità, la presenza in caso di malattia, disabilità, missioni all'estero o sul territorio.

In ogni caso, non è solo lo "stato d'eccezione" a rendere ineludibile la riflessione sulla politica digitale, e l'elaborazione di soluzioni che la rendano praticabile, al riparo dalla possibilità di inquinamento e condizionamenti. Pezzi ancora più rilevanti della nostra democrazia sono destinati a trasferirsi online, nei prossimi anni. Nascondere la testa sotto la sabbia serve a poco. Non si tratta di tradire, indebolire o sostituire la democrazia e la stessa rappresentanza. Si tratta, semmai, di integrarle, mettendone in sicurezza le istituzioni e il funzionamento.

Non sarà lo struzzo analogico a salvarle.

 

 

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