Se la paura cambia colore mentre i politici la inseguono

Fa specie sentire Matteo Salvini denunciare la strategia della paura dell'esecutivo e dei suoi ministri. Lui che da vice-premier e responsabile del Viminale esibiva il distintivo da ministro della paura. Ma i suoi successori in quel dicastero - secondo il leader della Lega - sono proprio loro: gli ansiogeni Conte, Speranza e Azzolina (sic! ), accusati di imbottire la propria poltrona con l'inquietudine del paese; di tifare per il virus che consente loro di tenere in ostaggio gli italiani.

Con il ritorno del focolaio-Italia, anche il leader leghista ha dovuto aggiustare il tiro. Come già, del resto, aveva fatto, ripetutamente, tra febbraio e maggio. Quando aveva mostrato un atteggiamento ondivago e improvvisato: quasi quanto quello attribuito al governo - ma senza poter contare sui benefici derivanti dal ruolo istituzionale, perduto nella folle estate del 2019. Così, si era ritrovato all'angolo, afasico, disconnesso dal paese che sentiva di tenere in pugno, solo poche settimane prima. Un rischio che i partiti di opposizione percepiscono anche oggi.

Non a caso, negli ultimi giorni, Salvini e Meloni hanno spostato l'attenzione sui ritardi e gli errori del governo: il tempo perso a discettare di banchi rotanti e monopattini, il mancato potenziamento dei trasporti pubblici e delle strutture sanitarie, l'assenza di dialogo con le opposizioni. Più complicato, ora, ammiccare ai negazionisti, lamentare l'uso strumentale dell'insicurezza e lo scippo delle libertà. Anche perché gli stessi governatori di centro-destra - persino il leghista Fontana - si sono mossi nella direzione del lockdown.

Rimangono, tuttavia, ampi margini di manovra per le opposizioni. Di fronte a un paese sempre più stanco, insofferente, indispettito. Per il semplice fatto di trovarsi - di nuovo, a distanza di pochi mesi - intrappolato in un incubo sanitario ancora più spaventoso. Ma anche per le incertezze manifestate dal governo, il continuo rimpallo di responsabilità tra istituzioni centrali e periferiche, lo spettro della povertà e della disoccupazione.

Un nuovo brivido, rispetto a quel che potrebbe accadere nei prossimi mesi, è giunto venerdì sera da Napoli, con la guerriglia davanti alla Regione. A conferma di come sul fronte del disagio, della rabbia e - ancora, sì - della paura, ci siano (e ci saranno) ampie praterie, per gli avversari del governo. Al Presidente De Luca che mostra la TAC dei polmoni bucati dal virus, Meloni risponde allora che «non si muore di solo Covid».

Che colore ha, oggi, la paura? Sicuramente un colore diverso, rispetto ai mesi precedenti la pandemia - quando imperversava il ministro della paura. Ma l'ansia di riprenderne il controllo, da parte di chi ne deteneva il monopolio, potrà solo spingerci ancora più a fondo, in un buio che fa davvero paura.

 

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