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Sostenibilità, strutture adeguate e qualità tutte le sfide che il turismo non può perdere

A Trieste il tour di Gnn dedicato alla capacità di fare innovazione: ottimismo e buoni dati, ma non basta

Diego D’Amelio
2 minuti di lettura

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Due anni di mobilità limitata a causa della pandemia e ora la voglia di ripartire. Vale per chi è tornato a riempire la valigia alla ricerca di una normalità che prova a dimenticare per un attimo la guerra in Europa e l’impennata dei prezzi. Vale per gli operatori del turismo che, dopo un biennio di angoscia, vedono un rilancio che si spera non si arresti. Il settore rappresenta una voce fondamentale del pil nazionale e può essere la chiave del successo di territori che turistici si sono scoperti magari solo negli ultimi anni e che adesso puntano a consolidare la propria capacità di attrazione, per costruire ricchezza e generare occupazione. È il caso di Trieste, scelta non a caso per la tappa dell’Alfabeto del futuro – il progetto promosso da La Stampa e dai quotidiani del Gruppo Gnn Gedi News Network con il supporto di Intesa Sanpaolo - dedicata alla sfida del turismo.

Che si tratti di una sfida lo si capisce ascoltando gli interventi che si sono susseguiti nell’auditorium ospitato sul Molo IV del Porto vecchio. C’è la sfida della sostenibilità ambientale, quando si parla della crescente presenza delle navi da crociera nello scalo giuliano. C’è la sfida delle strutture e dei servizi da creare o aggiornare per garantire livelli di ospitalità ed esperienze che valgano la pena del viaggio. C’è la sfida delle risorse umane: da una parte quella di un’imprenditorialità non sempre all’altezza, dall’altra di personale che sul mercato del lavoro scarseggia e va formato, garantendo allo stesso tempo retribuzioni adeguate. E c’è la sfida dei collegamenti, perché Trieste è luogo ancora isolato se si guarda alle tratte ferroviarie e aeroportuali che la connettono al resto dell’Italia e del continente.

L’evento condotto dal direttore del Secolo XIX Luca Ubaldeschi, responsabile editoriale del tour, e dalla condirettrice del Piccolo Roberta Giani ha toccato molti di questi temi. Massimiliano e Doriana Fuksas hanno presentato in anteprima il progetto della stazione di testa della cabinovia metropolitana, considerata dalla giunta comunale una leva per lo sviluppo turistico della città, ma avversata da molti residenti per i dubbi legati all’impatto paesaggistico e alla sostenibilità economica. Francesca Nieddu, direttore regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia di Intesa San Paolo, ha illustrato i nuovi strumenti creditizi a disposizione degli operatori per innovare le strutture e sostenere il settore turistico. L’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini ha fatto il punto sui dati e sulle strategie turistiche in Friuli Venezia Giulia, dove da Trieste si può arrivare in poco tempo alle località balneari di Grado e Lignano, alle stazioni sciistiche di Tarvisio e Sappada, nelle perle enogastronomiche del Friuli e del Collio goriziano, fra i resti romani di Aquileia, ma pure nella cornice offerta dalla Slovenia e dall’Istria croata. «Dopo la pandemia, stiamo vivendo un momento magico», ha sottolineato Bini, evidenziando che il settore «vale il 12% del pil del Friuli Venezia Giulia, dove Trieste è il biglietto da visita principale: parliamo di una città cresciuta e cambiata moltissimo».

Il clima a Trieste è di grande ottimismo. Lo dice il sindaco Roberto Dipiazza: «Abbiamo la città piena. I turisti che arrivano mi dicono “ma vi rendete conto di dove vivete?”». Una visione positiva che si riflette in quella del ministro Renato Brunetta, che nell’intervista del direttore della Stampa Massimo Giannini ha sottolineato che «siamo nel boom turistico e aumenta la spesa dei turisti. Stiamo raggiungendo i livelli pre Covid e crescono i consumi di qualità».

L’Alfabeto del futuro ha offerto poi un focus sulle navi bianche: il managing director Italia di Msc Cruises Leonardo Massa e l’ad di Trieste terminal passeggeri Francesco Mariani si sono concentrati sull’impennata dei traffici crocieristici che il porto sta vivendo dopo la chiusura di Venezia alle grandi navi. «Ce la giochiamo ora», ha detto Mariani, consapevole che il boom dei traffici dovuto alle difficoltà dei vicini va consolidato «garantendo qualità dei servizi». C’è il lavoro che si crea grazie all’indotto, ma pure il nodo sostenibilità e Massa ha assicurato che «molte navi sono ormai pronte ad allacciarsi all’elettricità in banchina, ma servono interlocutori istituzionali solidi con cui confrontarci».

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