Moody's cambia la previsione sul governo italiano da stabile a negativo mentre conferma il rating a Baa3. È quanto si legge in una nota dell'agenzia di rating.

«L'Italia ha forti incentivi a rispettare i termini del Pnrr perché riceve i fondi solo in cambio di riforme. Inoltre il rispetto del Pnrr è una precondizioni di accesso» al programma Tpi della Bce. «Anche se questi incentivi sono chiari, il futuro governo potrebbe cercare di mettere alla prova la volontà della Commissione Europea e della Bce ad attuare in modo rigido» i requisiti, afferma Moody's in una nota.

«Data la struttura degli incentivi in atto, fallire negli impegni per le riforme potrebbe essere un'indicazione di un indebolimento delle istituzioni legislative ed esecutive», aggiunge Moody's.

Mef: decisione opinabile
«Sebbene il peggioramento dell'outlook, come noto, non anticipi necessariamente un imminente abbassamento del rating e segnali semmai una fase di monitoraggio che può perdurare anche per molti mesi la decisione appare opinabile». Lo afferma il ministero dell'Economia in una nota, in riferimento alla variazione dell'outlook per il rating sovrano assegnato all'Italia da "stabile" a "negativo", da parte di Moody's. «Pur in un momento di rallentamento congiunturale e di tensioni geopolitiche a livello internazionale, accompagnato dall'incertezza relativa alle elezioni politiche del 25 settembre - prosegue il Mef - le condizioni economiche dell'Italia non giustificano tale orientamento».

«Superata la fase più acuta della crisi economica causata dalla pandemia - fa notare il Mef - l'Italia ha conseguito tassi di crescita del PIL fra i più elevati dell'Unione Europea. Dopo il 6,6 per cento registrato lo scorso anno, la crescita annuale acquisita del PIL per il 2022 è pari al 3,4 per cento, superiore alle previsioni elaborate in aprile nel DEF. Nel 2021 l'indebitamento netto è sceso significativamente e in misura superiore alle attese. Nei primi sette mesi dell'anno il fabbisogno del settore statale è stato pari a 34,4 miliardi, in miglioramento di circa 45 rispetto allo stesso periodo del 2021; si è fortemente ridotto anche al netto delle sovvenzioni della Recovery and Resilience Facility (10 miliardi). Dopo essere sceso di 4,5 punti percentuali nel 2021, al 150,8 per cento, anche quest'anno il rapporto debito/PIL è atteso diminuire in misura significativa».

«A ciò - prosegue il ministero - si aggiungono l'avanzamento nell'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (tutti gli obiettivi sono stati finora raggiunti, inclusi quelli riguardanti le riforme), l'andamento degli investimenti fissi lordi (cresciuti nel 17 per cento nel 2021 e del 13 per cento nel primo trimestre dell'anno rispetto al primo trimestre 2021. Quest'ultima dinamica dovrebbe confermarsi anche nel secondo trimestre), l'evoluzione del mercato del lavoro (l'occupazione in giugno segna un aumento dell'1,8 per cento rispetto all'anno precedente), i progressi compiuti nel conseguimento della sicurezza energetica del Paese (la percentuale di stoccaggio delle riserve di gas naturale ha raggiunto il 74 per cento e continua a crescere regolarmente). Nella giornata di ieri il Governo è nuovamente intervenuto per calmierare il costo dell'energia per imprese e famiglie e per sostenere le fasce più deboli della popolazione - senza modificare l'obiettivo di disavanzo pubblico fissato dal DEF per il 2022».

«L'elevato livello del debito pubblico italiano a confronto con altri paesi è già pienamente riflesso nel rating assegnato all'Italia da Moody's. Inoltre, il peggioramento delle aspettative economiche segnalato dalle indagini congiunturali di luglio accomuna tutte le economie avanzate. Riguardo ai fattori politici, le elezioni anticipate non costituiscono un'anomalia nel contesto delle democrazie europee. Restiamo fiduciosi - conclude il Mef - che l'attuazione del PNRR, delle politiche di rilancio degli investimenti e dell'innovazione e della strategia di sicurezza energetica continuerà in modo spedito dopo le prossime elezioni».