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“Se allevi conigli non avrai leoni”: polemiche per il post dell’ufficiale dei Carabinieri sul suicidio di Alessandro. L’Arma: “Ci dissociamo”

Avviato procedimento. Intanto si amplia il raggio delle indagini, il legale della famiglia: «Alessandro non mostrava malessere»

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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«Se allevi conigli non avrai leoni». Scoppia la polemica per il post pubblicato da un ufficiale dell'Arma dei carabinieri sul 13enne di Gragnano, vittima di cyberbullismo, che si è lanciato dalla finestra di casa la scorsa settimana, al quarto piano di un palazzo di via Lemma. Il messaggio del militare – che è coordinatore delle attività sportive della Scuola Ufficiali dei carabinieri – è stato pubblicato su Linkedin per commentare il suicidio del giovane e le parole di alcuni psicologi sul caso. L'Arma ha preso le distanze e ha avviato un procedimento disciplinare: i commenti «che sono stati pubblicati su un social da parte di un Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri», dichiara il comando generale dei, «non possono che essere a titolo personale, stiamo facendo delle indagini ed è stato avviato un procedimento amministrativo».

Nel post si leggeva: «Un ragazzino si suicida e psicoterapeutici sproloquiano in tv sul fatto che le parole sono armi e che c'entra il bullismo… senza pensare che se allevi conigli non puoi pretendere leoni… e che magari la colpa è quindi di chi non ha saputo far crescere adeguatamente quel ragazzino… il problema con un bullo si risolve, da sempre, dimostrandogli che non hai paura di lui…».

L’Arma ha subito preso le distanze. «Questi commenti sono stati espressi a titolo prettamente personale dal militare – ha reso noto l'ufficio stampa del comando generale dei carabinieri –, abbiamo avviato un procedimento disciplinare per le valutazioni del caso, i nostri carabinieri si stanno impegnando senza sosta per risolvere il caso e l'Arma è sempre in prima linea nella lotta al bullismo». L'Arma, "dal canto proprio, ha avviato un procedimento amministrativo per le valutazioni disciplinari". A far emergere il caso è stato Matteo Flora, imprenditore che fornisce supporto tecnologico alle vittime di Revenge Porn. Flora ha pubblicato in un video il post che è stato poi cancellato dal carabiniere.

Nel frattempo, sul caso del giovane sembra ampliarsi il raggio delle indagini sugli autori dei messaggi contenenti minacce e intimidazioni. Il gruppo dei sei giovanissimi - cinque minori e un maggiorenne - su cui si è concentrata sin dall'inizio l'attenzione degli inquirenti potrebbe ampliarsi con l'identificazione di altri componenti della chat su cui venivano pubblicati gli insulti contro il 13enne. La procura di Torre Annunziata, in stretto raccordo con quella per i minorenni di Napoli, lavora con estrema cautela considerando la delicatezza della vicenda e l'età degli indagati. Un'attesa che ancora non ha fatto fissare la data dell'autopsia sul corpo del ragazzo, che resta sotto sequestro nell'obitorio di Castellammare di Stabia. Una condizione di incertezza che grava sui genitori di Alessandro: il padre, agente di commercio, e la madre, avvocato, si sono stretti nel silenzio, affidandosi all'avvocato Giulio Pepe. «Anche loro, come tutti noi - ammette il legale - non sanno come siano andate effettivamente le cose e si sono messi al servizio degli organi inquirenti, convinti della bontà del lavoro che stanno svolgendo».

Il papà e la mamma del tredicenne sono stati ascoltati nei giorni scorsi dai magistrati che conducono le indagini sulla morte del loro ragazzo. Parole al momento coperte da segreto istruttorio. «I genitori - continua l'avvocato Pepe - intendono solo sapere se si sia trattato di un incidente fortuito. Se così non fosse, sono pronti, come già hanno fatto finora, ad affiancarsi alla Procura. Malesseri precedenti palesati dal ragazzo? Nessuno. Alessandro era, come è stato più volte ripetuto e scritto in questi giorni, un ragazzo solare, che andava bene a scuola e aveva tanti amici. Adesso i suoi genitori attendono solo il ritorno a casa della salma, per potere riabbracciare il figlio un'ultima volta prima di procedere ad una giusta sepoltura».

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