Da Elton John a Mick Jagger: l’addio del mondo della musica alla regina. “Per tutta la nostra vita è sempre stata lì”
La musica era la passione segreta di Elisabetta II. Dai Sex Pistols a Ed Sheeran: i brani dedicati alla sovrana
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Era la sua passione segreta, la musica. I bene informati di Buckingham Palace rivelano che Elisabetta II amasse scegliere le note con cui accompagnare gli eventi a Palazzo. Ma l'amore era reciproco. E oggi i protagonisti della mondo musicale internazionale salutano l’eterna regina, morta all’età di 96 anni, ricordandola come sempre presente nelle loro vite. «Per tutta la mia vita Sua Maestà, la Regina Elisabetta II è sempre stata lì – scrive in un tweet del frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger –. Nella mia infanzia ricordo di aver visto i momenti salienti del suo matrimonio in tv. La ricordo come una bellissima giovane donna, la tanto amata nonna della nazione. Le mie più sentite condoglianze vanno alla famiglia reale».
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Anche i Rolling Stones, dal loro profilo social ufficiale, «porgono le loro più sentite condoglianze alla famiglia reale per la morte di Sua Maestà, la Regina Elisabetta II, che è stata una presenza costante nelle loro vite come in quelle di innumerevoli altre persone». Elton John saluta Elisabetta ricordandola come «un’ispirazione»: «È stata una presenza stimolante che ha guidato il Paese attraverso alcuni dei momenti più straordinari, ma anche più bui, con grazia, decoro e autentico e premuroso calore. La Regina Elisabetta è stata una parte importante della mia vita dall'infanzia ad oggi, mi mancherà moltissimo».
Non ci sono personaggi sulla scena internazionale dell'ultimo secolo più celebrati di Elisabetta II, primi fra tutti dai Sex Pistols, che parafrasando l'inno nazionale gli dedicarono il celebre brano "God Save the Queen", diventato uno dei capisaldi della storia della musica contemporanea. Il selvaggio comportamento da anticonformisti di Sid Vicious e compagni fece allora tremare i salotti londinesi al punto che venne perfino boicottato dai media nazionali. Il fatto è che al famoso pezzo, pubblicato nel maggio 1977 durante il Giubileo d'argento (i 25 anni di regno della regina) venne affibbiato quel titolo proprio per creare più clamore possibile, anche se in realtà la critica era rivolta agli inglesi e alla loro mentalità. Fatto sta che vendette oltre 200 mila dischi solo nella prima settimana diventando l'inno nazionale del movimento punk, e più in generale della ribellione giovanile.
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Ma torniamo indietro nel tempo: della Regina, musicalmente parlando, si erano accorti anche i Beatles. Nell'album Abbey Road, quello in cui in copertina i quattro di Liverpool attraversano sulle strisce pedonali, la prima ghost track moderna - ossia un brano nascosto, che non compare nell'elenco delle canzoni - è proprio dedicata a lei, "Her Majesty", a Sua Maestà. Con soli 23 secondi, peraltro è la canzone più breve dei Beatles. La band piaceva alla Regina al punto che il 24 ottobre del 1965 li nominò baronetti dell'Ordine dell'Impero Britannico. La decisione di Elisabetta II fece molto scalpore, e rappresentò un atto di vera e propria rottura con un certo tipo di aristocrazia, diffidente nei confronti della musica moderna in generale, rea a suo avviso di trasmettere messaggi dirompenti e troppo dissacranti. E infatti molti tra coloro che avevano ricevuto il riconoscimento, decisero di restituirlo. In realtà quello che aveva scandalizzato un certo tipo di opinione pubblica era il fatto che John Lennon avesse confessato di aver fumato uno spinello nei bagni di Buckingham Palace. Ma la Regina non battè ciglio e non cambiò di certo registro nei suoi criteri di selezione. Anzi.
Altri musicisti sono stati nominati baronetti famosi come Elton John, che ha ricevuto il titolo nel 1997, e Mick Jagger, che venne premiato nel 2002. Secondo indiscrezioni, David Bowie avrebbe invece respinto il riconoscimento regale. Sia come sia, il legame tra la sovrana e la musica non finisce mica qui. Ad ogni loro concerto, i Queen salutavano i fans proprio con le note dell'inno inglese e anche altri musicisti l'hanno 'pensata' nel comporre i loro brani: gli Smiths nel 1986 scrissero "The Queen is Dead" e i Manic Street Preachers "Repeat (Stars And Stripes)" ma non come un attacco a lei, bensì come invito a cantare un insulto alla monarchia. Le dure parole erano indirizzate all'ordine precostituito, alle istituzioni monarchiche, al conservatorismo della Thatcher, alle tradizioni (che sappiamo come siano radicate in Inghilterra) e la Regina sembra non le avesse mai prese, per cosi' dire, sul personale.
I Motorhead fecero perfino un videoclip servendosi della sosia "ufficiale" della Regina per cantare sulle note di "God Save the Queen", e altri maggiori gruppi inglesi come i Crass, Discharge, Exploited, GBH hanno ricordato la sovrana nei loro brani, seppur dissacranti e fortemente critici. Da ultimi, Leon Rosselson ha dedicato ad Elisabetta II il suo "On Her Silver Jubilee" e perfino Ed Sheeran, per citare uno dei cantanti più seguiti degli ultimi tempi, ha scritto un brano, "Perfect" per celebrare romanticamente la storia d'amore fra la Regina ed il principe Filippo.
Ed Elisabetta, si domandano i musicofili, cosa ascoltava tra le mura domestiche? Lady Anson, una nobile britannica di recente scomparsa, rivelò alla Bbc che a Buckingham Palace «nessuno pensava che fosse strano se dopo cena mettevamo un disco e cantavamo tutti insieme Doing the Lambeth Walk», una canzone tratta da un musical del 1937. Pare che la Regina amasse cantare e nella sua hit parade musicale figuravano anche pezzi perfettamente intonabili. Amava "Cheek to cheek" di Fred Astaire, "The White Cliffs Of Dover" di Vera Lynn (molto popolare ai tempi della seconda guerra mondiale) e anche la piu' recente "Sing" di Gary Barlow scritta assieme al compositore di fama mondiale Andrew Lloyd Webber, scelto come singolo per commemorare il Giubileo di Diamante. Tutto ciò accadeva appena 10 anni fa, nel 2012. All'epoca Elisabetta non era certo una ragazzina ma dicono che amasse canticchiarla quando era di buonumore. E lontano da orecchie indiscrete.
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