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Scuole italiane vecchie e sovraffollate, dagli edifici a rischio crollo alle misure inadeguate contro il Covid

L’allarme dal XX Rapporto dell’“Osservatorio civico sulla sicurezza della scuola” di Cittadinanzattiva e dal Gimbe, ma non tutto va male: «Con il Pnrr arrivano 12,6 miliardi di euro, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza di molti istituti»

Paolo Russo
2 minuti di lettura

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ROMA. Scuole che cadono a pezzi perché costruite prima del lontano 1976 nel 42% dei casi; 4 milioni e 300mila ragazzi e bambini che vivono in zone a rischio sismico ma che entrano a far lezione in edifici solo nel 2% dei casi progettati per rimanere in piedi in caso di terremoto. E poi alunni stipati in classi pollaio quasi in un caso su dieci, mentre il piano per la ripresa delle lezioni in sicurezza rispetto al rischio Covid è ritenuto “inadeguato” dalla Fondazione Gimbe.

Tra 10 giorni le scuole si trasformeranno in seggi elettorali, ma i partiti fino ad oggi sembrano aver fatto poco o nulla per migliorare non solo la didattica, vista la carenza di insegnanti, ma nemmeno gli edifici dove si va per apprendere.

A fornire il quadro tutt’altro che esaltante è il XX Rapporto dell’“Osservatorio civico sulla sicurezza della scuola” di Cittadinanzattiva. Se 16.794 edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1976, per circa un ulteriore quarto non si conosce invece la data di costruzione. Ben oltre la metà delle scuole non è in possesso del certificato di agibilità statica (assente per quasi il 58% degli istituti), né quello di prevenzione incendi (circa il 55%). Oltre il 40% è privo del collaudo statico. Tra le regioni con le percentuali più basse: Lazio (12,21%, Calabria (18,75%), Sardegna (22,81%).

Quanto al documento di valutazione rischi, ne è in possesso il 77% delle scuole.
Il Piano di emergenza è stato invece redatto dal 79% delle scuole: tra le regioni più virtuose sempre al primo posto le Marche (91,08%), seguita da Veneto (88%), Toscana (86%), Umbria (85%), Lombardia (83%), Basilicata (80%). La regione con le percentuali più basse anche per questo adempimento risulta essere l’Abruzzo (34%).

Se questa è la situazione non c’è poi da stupirsi che le scuole vadano a pezzi. Tra settembre 2021 e agosto 2022 Cittadinanzattiva ha contato 45 crolli, che fortunatamente non hanno provocato vittime ma il ferimento di alcune persone oltre che danni agli ambienti e agli arredi, interruzione della didattica, con ingenti disagi agli studenti e alle loro famiglie. Se non è andata peggio si deve però solo al fato, perché i crolli si sono verificati di notte, nei week end o durante le chiusure scolastiche. E sempre per fortuna quest’anno non ci sono stati terremoti di una certa gravità, perché progettati secondo la normativa sismica sono solo il 7% degli edifici, con un ancor più misero 2% ad aver apportato miglioramenti.

Scuole vecchie ma anche sovraffollate. Il dossier conta infatti quasi 10mila classi pollaio (9.974) con oltre 26 alunni, l’8% del totale. Peggio va nei licei scientifici, dove la percentuale sale al 13%. I maggiori sovraffollamenti si contano in Lombardia (2.109 classi in sovrannumero), seguita da Lazio con 1.237, Campania con 1.138, Emilia Romagna con 1.123 e Veneto con 1.073. Tra le Città Metropolitane troviamo Roma con 1961, Napoli 1246, Milano 985, Torino 607, Bari 120; anche in molte province si registrano numeri elevati: Varese con 723 classi, Lecce 257, Prato e Bergamo 535, Reggio Emilia 227, Vicenza e Verona 484, Forlì 273.

Adriana Bizzarri, Coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva vede però la luce in fondo al tunnel. «A partire dal 2015 i Governi hanno investito in maniera importante sull’edilizia scolastica del nostro Paese. Ora grazie al Pnrr arrivano ulteriori importanti fondi, 12,6 mld di euro, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza di molti istituti, per la costruzione di sia pur poche nuove scuole, di ambienti digitali, di mense, di palestre e servizi 0-6. Ad eccezione dei nidi, le richieste degli Enti locali sono state di gran lunga superiori alle disponibilità offerte dal Pnrr. Rispetto, per esempio ai 216 nuovi edifici scolastici le richieste sono state 543, più del doppio; 444 le palestre ammesse a finanziamento su 2.859 richieste, 1000 le mense su 1.088 richieste».

Chi non vede rosa rispetto al rischio Covid è invece la Fondazione Gimbe che critica la “genericità” delle misure previste dal piano redatto dall’Iss per la ripresa in sicurezza dell’attività scolastica. Soprattutto perché nulla è stato fatto per migliorare la qualità dell’aria nelle aule, limitandosi a suggerire di tenere le finestre aperte. Un input che secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, «si scontrerà con quello di tenere le finestre chiuse imposto dalla crisi energetica».

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