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Manovra, il governo elimina l’obbligo di accettare il bancomat per i pagamenti sotto i 30 euro

Sei mesi per studiare nuove esenzioni e intanto multe sospese

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Arriva il primo testo scritto della manovra da 32 miliardi di euro approvata dal Consiglio dei ministri lunedì scorso. Conferma l'impianto principale già illustrato dalla premier Giorgia Meloni, che riscrive il reddito di cittadinanza, taglia il cuneo fiscale e introduce Quota 103 per le pensioni. Ma spuntano alcune novità. Nella bozza della Legge di Bilancio 2023 c’è una norma che riguarda i pagamenti con il Pos. Prevede l’esenzione dall’obbligo di accettare carte di credito e bancomat per scontrini al di sotto dei 30 euro.

Secondo quanto previsto dalla bozza della manovra approvata in Cdm, il ministero delle Imprese e del Made in Italy stabilirà entro giugno (180 giorni) i «criteri di esclusione al fine di garantire la proporzionalità della sanzione e di assicurare l'economicità delle transazioni in rapporto ai costi delle stesse». Nel frattempo, «sono sospesi i procedimenti e i termini per l'adozione delle sanzioni». Ovvero quelle che prevedevano un fisso di 30 euro più il 4% della transazione negata.

Le sanzioni erano state introdotte con il decreto legge n.36 perché erano previste dal Recovery Plan come uno degli obiettivi da centrare a giugno 2022. Il governo Draghi aveva anticipato l’entrata in vigore delle multe, ora il nuovo esecutivo fa marcia indietro. L’obbligo di accettare i pagamenti con il bancomat, di conseguenza tracciabili, risale al decreto Crescita del governo Monti, nel 2012. Nel 2014 la soglia minima venne fissata a 30 euro e l’entrata in vigore rinviata al giugno 2014. La legge di Stabilità per il 2016 aveva ridotto il tetto a 5 euro, introdotto eccezioni per i casi di “oggettiva impossibilità tecnica” e previsto sanzioni di 500 euro per l’esercente che risultasse privo del terminale pos, con il rischio di raddoppio a 1.000 euro seguito addirittura dalla sospensione dell’attività se non si fosse messo in regola.

Nel frattempo era nato il fronte dei commercianti “No Pos”, ovvero quelli che erano contrari ai pagamenti elettronici «per non ingrassare le banche». E insieme erano arrivati i primi racconti su categorie che si rifiutavano di utilizzarlo, come i tassisti. Una polemica si era anche sviluppata sul costo per l’affitto del Pos. La commissione media pagata, secondo i calcoli di uno studio di cui ha parlato La Stampa, è dello 0,9%. Lo 0,54% finisce ai circuiti internazionali come Visa o Mastercard. Il resto è appannaggio delle banche italiane. Per i piccoli esercenti il conto ammonta all’1,32%. Lo 0,78%, in questo caso, finisce agli istituti di credito. 

Intanto i Documento programmatico di bilancio per il 2023 (Dpb) è stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano. Lo fa sapere il Ministero dell'economia

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