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Il ministro Valditara nella bufera per le dichiarazioni sui giovani: “Umiliazione? Ho usato un termine inadeguato”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito alcuni giorni fa in un incontro a Gallarate aveva parlato dei scuola del dovere e dell’umiliazione come occasione di crescita, paventando l’introduzione dei lavori socialmente utili. Ha risposto: «Confermo il messaggio, imparare l’umiltà di chiedere scusa»

Nicolò Guelfi
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Creato da

(ansa)

Dopo il coro di critiche arrivano, a distanza di tre giorni, le scuse del ministro Giuseppe Valditara sulle dichiarazioni pronunciate a Milano. Il 21 novembre il ministro dell’Istruzione e del Merito della Lega ha partecipato a un evento a Milano chiamato “Italia, direzione nord” promosso dall’associazione Amici delle Stelline e dall’istituto di ricerca Osservatorio Metropolitano di Milano. Valditara ha parlato soprattutto degli episodi di violenza che avvengono in classe e delle sue soluzioni: tra le altre cose, ha proposto l’introduzione dei lavori socialmente utili e di un metodo «educativo» basato sull’umiliazione.

«Ho usato al momento un termine sicuramente inadeguato, confermo il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa – spiega il ministro –. Nel video del convegno di Direzione Nord a Milano ho utilizzato un termine che non spiega affatto il senso del mio ragionamento. Stavo intervenendo su un episodio oggettivamente intollerabile, quello di uno studente che ha preso a pugni una professoressa. Ho affermato che sospendere per un anno quel ragazzo non ha molto senso, molto meglio responsabilizzarlo facendogli svolgere lavori socialmente utili alla comunità scolastica».

Valditara ha proseguito dicendo: «In questi casi ero e rimango pienamente convinto che realizzare il proprio errore, imparare l’umiltà di chiedere scusa, affrontare il senso del limite e della responsabilità delle proprie azioni sia un passaggio denso di significato formativo e culturale. Ammettere i propri errori significa realizzare che la realtà è più grande del proprio Io. È un tema di cui talmente avverto l’urgenza, da persona prima che da ministro, che al momento mi ha fatto utilizzare un termine sicuramente inadeguato, cosa di cui mi dispiaccio io per primo»

Ha poi concluso le scuse affermando: «Riconfermo, invece, totalmente il senso del messaggio: alla società dell’arroganza occorre rispondere con la valorizzazione della cultura del rispetto e del limite e con la riscoperta del valore fondamentale dell’umiltà».

Ma la toppa forse non nasconde il buco. Quanto afferma il ministro dell’Istruzione e del Merito (nome coniato appositamente in questa legislatura), denota una ignoranza dei processi pedagogici ed educativi che ogni docente di scuola, per ogni ordine e grado, dovrebbe essere tenuto a conoscere. Il percorso di cambiamento intrapreso dal mondo dell’istruzione scolastica dell’ultimo secolo nel nostro Paese ha teso il più possibile ad eliminare l’umiliazione e la punizione ferente nei confronti degli alunni perché, semplicemente, sono controproducenti e non portano alcun beneficio a chi le subisce.

È interessante notare come Valditara parli di “società dell’arroganza” ma poi chiedendo scusa riconfermi la bontà del primo messaggio pronunciato facendone un problema linguistico sul termine, che in realtà era perfettamente in linea con il discorso generale espresso. L’utilizzo del caso limite di uno studente che ha usato violenza fisica contro una docente è un escamotage retorico molto utile ma è anche un errore logico, perché riduce il fenomeno ad un suo estremo. Fenomeno che in realtà è molto più complesso e si deve combattere in molti modi, ma difficilmente si potrebbe auspicare il metodo “da caserma” dei lavori socialmente utili.

Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato sgomento e condanna da più parti, che vanno dall’opposizione politica al mondo dei docenti. Angelo Bonelli dell’Alleanza Verdi-Sinistra ha sottolineato come quello usato sia un lessico proprio del periodo fascista: «Umiliazione? È questo governo che umilia il Paese. Che si usi questo linguaggio che ricorda il Ventennio è una vergogna. Questo è un ministro che non può fare il ministro dell'Istruzione. È una vergogna avere un ministro del genere».

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