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Twitter: ricaricati i video dell’attentato di Christchurch, ma il social non li riconosce

Sabato alcuni account hanno ripubblicato sul social dei filmati dell’attentato alla moschea in Nuova Zelanda del 2019. L’algoritmo e i moderatori non li hanno rimossi fino alla segnalazione ufficiale del governo di Wellington

Nicolò Guelfi
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Creato da

(afp)

Dall’arrivo di Elon Musk Twitter è il social più discusso di tutti, ma sicuramente le critiche superano di gran lunga i complimenti. La piattaforma dei cinguettii è stata coinvolta in un nuovo scandalo che riguarda un evento terribile accaduto nel 2019: l’attentato terroristico di Christchurch in Nuova Zelanda.

Sabato 26 novembre alcuni utenti hanno ricaricato video riguardanti l’evento e Twitter ha rimosso i filmati che circolavano sulla piattaforma, ma solo dopo che il governo neozelandese ha allertato l’azienda, che non aveva riconosciuto il contenuto come dannoso. Si tratta, di fatto, del primo vero scandalo del nuovo corso della piattaforma non direttamente legate ad azioni e dichiarazioni del nuovo proprietario.

Tali video erano stati girati dal suprematista bianco australiano che ha ucciso 51 fedeli musulmani in due moschee della città neozelandese a marzo 2019, e a riferire la loro ripubblicazione è stato l’ufficio della prima ministra Jacinda Ardern. Un portavoce ha dichiarato che la funzione di segnalazione automatica di Twitter non ha rilevato il contenuto come dannoso. Molto strano considerando che da anni tutti i social network introducono algoritmi sempre più sofisticati ed allenati in grado di oscurare nel più breve tempo possibile i contenuti violenti. Inoltre si trattava di video già precedentemente apparsi online, quindi a maggior ragione identificabili come pericolosi.

(reuters)

Altri utenti hanno segnalato i video e il governo ha sollevato separatamente la questione con l’azienda: «Twitter ci ha avvisato durante la notte che i filmati sono stati rimossi e ha detto che avrebbe fatto una ricerca per altri casi».

All’epoca, l’attacco alla moschea era stato trasmesso in diretta su diverse piattaforme social e il manifesto del terrorista è stato pubblicato online.

La premier Ardern aveva lanciato un appello alle piattaforme social per contrastare l’estremismo e la disinformazione online. Il fondatore di Twitter Jack Dorsey si era dimostrato favorevole all’iniziativa. La policy di Twitter relativa ai contenuti si è distinta da altre piattaforme per la volontà di contrastare i contenuti “gore” ed estremisti, ma anche per applicare forme di factchecking sui contenuti etichettabili come fake.

Parlando con i media lunedì pomeriggio (la Nuova Zelanda è 12 ore avanti all’Italia), Ardern ha detto che mentre «il tempo ci dirà» sull’impegno di Twitter a rimuovere i contenuti dannosi, l’azienda ha comunicato al governo di non aver cambiato opinione sulla sua adesione all’appello lanciato dalla premier noto come “Christchurch Call”

«Continueremo ad aspettarci che (Twitter) faccia tutto il possibile su base giornaliera per rimuovere questi contenuti, ma anche per ridurre i contenuti terroristici e di estremismo violento online, come si è impegnata a fare», ha detto Ardern.

All’inizio di novembre, la premier Ardern ha dichiarato a un vertice sulla sicurezza nazionale, la disinformazione e l’estremismo online che Twitter è stato profondamente coinvolto nell’appello di Christchurch «e – fino ad oggi – è stato un partner davvero costruttivo». Ma ha detto che la collaborazione si trova in un «territorio sconosciuto» dopo l’acquisizione dell'azienda da parte di Musk.

La leader neozelandese ha quindi rivolto un appello direttamente all’uomo più ricco del mondo, autodefinitosi «assolutista della libertà di parola», chiedendogli di «attenersi fermamente al principio della trasparenza», aggiungendo che le piattaforme di social media come Twitter «possono essere una forza per la democrazia, una forza per la connessione e per il bene. Ma anche, se usate male, possono fare un’enorme quantità di danni».

Scrivendo per The Conversation, Markus Luczak-Roesch, professore associato di sistemi informativi presso la Victoria University of Wellington, ha affermato che l’acquisizione da parte di Musk è stata dirompente per il “Christchurch Call”: l’intero team di Twitter con cui il governo intendeva lavorare è stato licenziato, come parte dell’enorme taglio del personale messo in atto dal multimiliardario.

Dopo l’acquisizione da parte di Musk sono stati licenziati migliaia di moderatori di contenuti, oltre ai team per i diritti umani, e la piattaforma ha faticato a controllare i contenuti dannosi, tra cui la proliferazione di account di disinformazione e di tweet razzisti nel periodo precedente la Coppa del Mondo di Calcio. Anche il ritorno del caso Christchurch potrebbe essere direttamente legato alla mancanza di controllori.

In un recente post sul social di sua proprietà, Musk ha comunicato ai suoi 119 milioni di follower che l’incitamento all’odio è diminuito di un terzo rispetto ai livelli precedenti al picco di ottobre e ha presentato un grafico. Non sono stati forniti ulteriori dettagli, ma date le circostanze è legittimo esprimere una certa perplessità.

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