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Alle Hawaii il peggior disastro di sempre, già 80 morti. E la Farnesina cerca i 60 italiani nell’arcipelago

Miliardi di danni. La denuncia: «Le sirene non hanno suonato», inchiesta al via

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Maui vista dall'alto

 

L’inferno sulle isola tra le più iconiche al mondo lascia ora spazio alle contestazioni e al conteggio di vittime e danni. Aumenta il numero dei morti degli incendi alle Hawaii, ma crescono anche le polemiche sulla mancata prevenzione e sulla cattiva gestione dell'emergenza, che hanno portato all'apertura di un’inchiesta ufficiale. L'ultimo bilancio parla di almeno 80 morti, un numero che rende il Lahaina fire, il rogo di Lahaina nell'isola di Maui, il peggior disastro naturale di sempre nella storia delle Hawai, superando le 61 vittime dello tsunami del 1960 a Hilo, nell'isola più grande dell'arcipelago tropicale. Un bilancio peraltro ancora provvisorio e destinato a crescere, come prevede «senza alcun dubbio» il governatore locale Josh Green. Ci sono infatti un migliaio di dispersi e i soccorritori non hanno ancora controllato l'interno delle case, dove molti potrebbero essere rimasti intrappolati, né terminato le ricerche in mare, dove diversi abitanti si sono gettati per sfuggire alle fiamme. Per trovare i cadaveri si impiegano anche cani speciali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aggiorna sulla situazione dei nostri connazionali via X (ex Twitter): «Gli italiani sull’arcipelago sono circa 60 e li stiamo rintracciando. Le autorità Usa ci hanno confermato che tra le vittime non ci sono connazionali».

L'apocalisse alle Hawaii, si gettano in mare per salvarsi dall'isola che brucia

Il cambiamento climatico sotto accusa
Quasi 1.500 persone invece sono ospitate in rifugi di emergenza. Intanto l'attorney general delle Hawaii Anne Lopez ha annunciato l'apertura di un'inchiesta sulle decisioni e sulle misure prese dalle autorità prima, durante e dopo gli incendi, e ha promesso di rendere pubbliche le conclusioni. Certo, il cambiamento climatico risulta il principale responsabile del disastro, ma dai primi accertamenti pare che molte cose non abbiano funzionato bene per prevenirne ed attenuarne gli effetti letali. La società elettrica Hawaiian Elctric, ad esempio, pur essendo a conoscenza delle previsioni di potenti raffiche di vento e del pericolo incendi, non ha adottato quella che ormai è considerata la misura più efficace: staccare la corrente nelle aree a rischio, come fanno molti Stati Usa, a partire dalla California, dopo i devastanti roghi del 2017-2018. Inoltre le sirene del sistema d'allarme non sono state attivate, mentre i messaggi di allerta sui telefonini non sono arrivati per mancanza di copertura. «È stata sottostimata la letalità e la velocità dell'incendio», ha accusato la deputata dem delle Hawaii Jill Tokuda. «Non abbiamo imparato la lezione dall'uragano Lane nel 2018, ossia che gli incendi boschivi possono scoppiare a causa dei forti venti provenienti da sud», ha aggiunto.

Hawaii, tra le strade della città distrutta di Lahaina: macerie, fumo e la disperazioni dei sopravvissuti

Cinque anni fa l’uragano Lane e i roghi
Cinque anni fa l'uragano Lane alimentò roghi che distrussero 2330 acri a Maui. L'anno successivo le fiamme bruciarono altri 25 mila acri. Eppure in un rapporto dello scorso anno la protezione civile classificava il rischio di incendi «basso». Ora invece il Lahaina fire ha mandato in fumo ulteriori 2170 acri di terreno, e danneggiato o distrutto 2719 edifici, di cui l'86% residenziali. Ci sono ancora alcuni focolai, che nella notte hanno costretto ad una ennesima evacuazione nell'area occidentale dell'isola, ma la situazione appare sotto controllo. La Fema, l'agenzia federale Usa per la protezione civile, comincia a fare i conti dei danni e stima che saranno necessari almeno 5,5 miliardi di dollari per la ricostruzione a Maui. Adesso però servono urgentemente cibo, acqua, farmaci, prodotti per la pulizia e l'igiene.

Aiuti e solidarietà
E mentre si moltiplicano le iniziative di solidarietà, compresi i 100 milioni di dollari donati da Jeff Bezos e dalla fidanzata Lauren Sánchez, i residenti di Lahaina sono stati autorizzati per la prima volta a tornare nella loro cittadina. Quasi tutti hanno trovato la propria casa in cenere, struggendosi per aver perso tutto ma consolandosi spesso per aver rivisto sani e salvi amici e vicini. I pochi che hanno gridano al miracolo per l'abitazione intatta non la vogliono più lasciare temendo gli sciacalli, nonostante il rischio che sia insicura e con acqua contaminata. Le autorità hanno imposto un coprifuoco notturno per proteggere gli edifici.

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