Si litiga sulla chiusura di ristoranti e scuole. Conte: “Evitare un nuovo lockdown”

Scontro tra governo e Regioni sul Dpcm di oggi che resterà in vigore un mese. In un giorno 20 mila contagi

È il ventiduesimo Dpcm dell’anno, il più duro dai tempi del lockdown. Un testo costruito con l’intento di «spegnere» le attività sociali non essenziali, alleggerire il carico di lavoro delle Asl e tamponare i problemi legati al trasporto pubblico. Entrerà in vigore da domani e sarà valido fino al prossimo 24 novembre. Un mese, dunque, per provare a frenare il ritorno impetuoso dei contagi: 19. 644 i nuovi casi registrati su 177. 669 tamponi eseguiti, con 151 morti e 79 nuovi pazienti in terapia intensiva, che arrivano così a quota 1. 128.

Coronavirus: i contagi in Italia e quali sono le regioni da tenere sotto controllo

«Dobbiamo evitare una nuova chiusura del Paese», questo l’obiettivo ribadito più volte da Giuseppe Conte nel corso di un’interminabile giostra di riunioni, tra capidelegazione del governo, presidenti di Regione e capigruppo di maggioranza e opposizione. Un confronto che, mentre scriviamo, non si è ancora chiuso e che ha portato nel corso della giornata a continui stravolgimenti del testo. Tanto da costringere il premier a rinviare conferenza stampa e firma del decreto, programmate per ieri sera.

La bozza iniziale, che circola al termine del primo incontro, «contiene misure all’acqua di rose». Non usano giri di parole gli uomini del fronte rigorista di governo, capeggiati dal ministro Roberto Speranza: «Dovrà essere rivista. Altrimenti tra una settimana saremo costretti a varare un lockdown». La pressione martellante sul premier, che prosegue durante il successivo incontro con i governatori, ha successo. Vengono introdotte nuove chiusure e obblighi, soprattutto per il mondo della ristorazione e dello sport.

Coronavirus, il focolaio di Vercelli: come si diffonde il virus e come nasce un cluster

Mentre il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora è costretto a deporre le armi, sembra resistere Lucia Azzolina. Pd e Leu chiedono di fermare tutte le lezioni, anche di elementari e medie, ma trovano l’argine della ministra sostenuto da Conte. Si ottiene così l’obbligo di didattica a distanza al 75% solo per le superiori. «Un successo, per come si era messa», commentano dal M5S. Ma nel pomeriggio tornano i governatori a cannoneggiare, perché non vogliono organizzare in pochi giorni quel restante 25% di lezioni in presenza - «sarebbe un caos» - e chiedono che per gli studenti del liceo e degli istituti tecnici le lezioni si svolgano tutte da casa, almeno per questo mese.

Cosa si prova fisicamente quando si è infetti da coronavirus: dal contagio alla guarigione

Gli orari

Lo scontro più feroce si consuma intorno alla chiusura di bar e ristoranti, che nella seconda bozza viene prevista per le 18. Italia viva non vuole che quel settore «venga messo in ginocchio per risolvere i problemi legati ai trasporti». Gli uomini di Matteo Renzi, così come alcuni governatori, chiedono quindi una chiusura differenziata, alle 20 per i bar e alle 23 per i ristoranti. La proposta resta sul tavolo e le diverse anime interne alla maggioranza arrivano più volte allo scontro, ma quando ormai è calato il sole alle spalle di Palazzo Chigi, la sensazione è che la proposta di chiudere alle 18 possa resistere alle picconate.

Coronavirus, ecco come un bar può trasformarsi in un focolaio

Perché è il fronte dei rigoristi, opposto a quello di Italia viva, il più agguerrito e il più numeroso. Su quella sponda del fiume si è spostato anche il Movimento 5 Stelle: «Dobbiamo adottare misure più stringenti rispetto all’ultimo Dpcm tutelando il tessuto economico - dice Luigi Di Maio in una diretta Facebook -, ma tutto ciò che in questo momento non è prioritario dobbiamo metterlo in stand-by».

Covid, Di Maio: "Misure più stringenti per scongiurare una nuova Bergamo e passare il Natale insieme"

Dunque, anche i centri commerciali, sui quali si consuma l’ennesima diatriba della giornata. Sono molti i governatori a chiederne la chiusura, almeno nel fine settimana, ma all’interno dell’esecutivo non tutti sono convinti e anche alcuni presidenti di Regione, come Giovanni Toti, si dicono contrari. C’è poi chi, come Vincenzo De Luca, vorrebbe anche chiudere i confini tra regioni, a patto che la misura sia estesa a tutta Italia. Trova però le resistenze di alcuni colleghi e le forti perplessità che arrivano dal Movimento 5 Stelle, poco convinto dell’efficacia di questa misura in una stagione in cui i viaggi verso le seconde case e gli spostamenti per turismo sono limitati.

Il test per sapere se una mascherina funziona davvero ad evitare il contagio

Dovrebbe passare, invece, la richiesta di spingere i medici di base a provvedere all’assistenza domiciliare dei loro pazienti e a fare, dove possibile, i tamponi. Così il testo, modifica dopo modifica, non accontenta mai tutti. E quando è notte, mentre Conte vede per l’ultima volta i capidelegazione, sono ancora troppi i nodi da sciogliere. Tempo, però, non ce n’è. Lo dicono i rigoristi, ma lo sanno anche gli altri.

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi