La generazione Z, la più informata e gentile, che preferisce mamma e papà agli influencer

Per i ragazzi gli opinion leader per informarsi sono gli esperti di settore e gli amici. Subito dopo arrivano i genitori

Gentili ed informati, capaci di stabilire relazioni empatiche attraverso internet e i social, ma già oltre gli influencer (nei quali ha fede solo il 17 per cento). Ecco la nuova generazione Zeta, ovvero i "Digitarians" arrivati  dopo i Millennials, quindi gli attuali adolescenti e post adolescenti, nati tra il 1995 e il 2010, ovvero la prima generazione «sempre connessa a Internet» e che è cresciuta con dispositivi touch (il che fa una bella differenza). Ma poi, alla fine, ancora un po' dipendenti da mamma e papà: gli Z si informano pure in materia economica utilizzando canali diversificati sia online che offline, ma a prevalere alla fine è l’influenza che proviene dalla cerchia familiare. Per la Generazione Z gli opinion leader per informarsi sono infatti gli esperti di settore e gli amici, citati come molto rilevanti rispettivamente dal 34% e dal 33% degli intervistati, ma al terzo posto per gli under 20 ci sono saldamente i genitori, con una percentuale del 25%, mentre per i 20-25enni prevalgono come fonte i giornalisti al 20%, affiancati per il genere maschile anche dagli sportivi.

Gli influencer sono invece considerati figure di riferimento solo dal 17% del campione, con un ampio scarto rispetto a esperti e amici. Degli influencer si apprezza principalmente la loro capacità di fare da filtro e da traduttori dei flussi informativi (funzionano da broker). Il 57% del campione considera quella degli influencer una vera e propria professione e il 30% vorrebbe intraprendere questo percorso lavorativo in futuro.

Forse proprio per il legame con i familiari avvertito più fortemente della precedente generazione alfa, gentilezza ed empatia sono anche le caratteristiche che i ragazzi Z cercano negli opinion leader come emerge  della ricerca «Mi fido di te», uno studio realizzato da Tips Ricerche, agenzia specializzata in ricerche di mercato sul target giovanile, che gestisce un panel continuativo di 500 ragazzi e che per approfondire il tema opinion leader ha coinvolto un campione di 230 tra studenti della scuola primaria, secondaria inferiore e superiore, e università.  

La ricerca, nata nell’ambito di Opinion Leader 4 Future, progetto triennale avviato dall’Università Cattolica attraverso Almed (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) in collaborazione con Credem Banca (Credito Emiliano) è finalizzata a studiare la rilevanza e il ruolo dei nuovi opinion leader nel panorama comunicativo e informativo. Rispetto alla sfera economica gli intervistati sembrano prediligere modalità di interazione dirette – face to face: gli Z si rivolgono a persone fidate e conosciute come familiari e conoscenti. Anche i giornalisti sono considerati una fonte molto importante, insieme agli esperti del settore (esempio consulenti).

«Il sovraccarico informativo ha reso il processo di costruzione dell’opinione difficoltoso e incerto - sottolinea Mariagrazia Fanchi, direttrice dell’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica -. Fatichiamo a discernere le informazioni utili e affidabili e a dare il giusto valore alle nostre opinioni, enunciate o con troppa forza (pensiamo all’estremo dei discorsi di odio) o con troppo poca (si pensi alla volubilità delle scelte di consumo). I più giovani soffrono di questa condizione non meno degli adulti, ma l’affrontano in modo diverso».

Per quanto riguarda i principali tratti che deve possedere un opinion leader, il rispetto per gli altri è un valore citato, come molto rilevante dal 91% degli intervistati, soprattutto target femminile. Valore che si dimostra con la gentilezza (86% la cita come caratteristica distintiva) e l’empatia (83%). Anche il senso di responsabilità e l’integrità appaiono rilevanti e si sviluppano attraverso doti comportamentali quali l’onestà nel raccontarsi (90%), la coerenza degli atteggiamenti (89%) e la capacità davanti agli errori di mettersi in discussione (82%).

I giovani della Generazione Z sono inoltre alla ricerca di guide coraggiose (86%) in grado di lottare e apportare cambiamenti (85%) significativi nel contesto sociale.

Il 90% del campione indica lo smartphone come il device maggiormente utilizzato per mettersi in contatto con gli opinion leader, tuttavia la Gen Z mostra un atteggiamento a tutti gli effetti crossmediale, spaziando tra differenti fonti. I canali di reperimento delle informazioni sono rappresentati per l’81% dei giovani da fonti online fra i quali le più citate sono i motori di ricerca e i social network. L’offline mantiene però, a sorpresa, un’ampia rilevanza per il 72% del campione, molto vicino all’online, e al primo posto vede la TV come principale canale informativo, alla quale seguono il passaparola e i legami familiari. Le fonti offline vengono preferite per le questioni più importanti, intime e private e per l’approfondimento di temi delicati come la politica e le scelte economiche. 

La tecnologia appassiona particolarmente il genere maschile (citata dal 91% degli intervistati), a cui seguono i videogiochi (86%) e l’informatica. La vita privata (80%) e i consumi culturali sono invece rilevanti per il genere femminile: in particolare musica e concerti (80%) e serie tv (78%).

Per quanto riguarda infine la verifica delle informazioni oltre la metà degli intervistati è solito confrontare più fonti (pratica del fact-checking) e il 37% considera maggiormente credibili le notizie che provengono da fonti istituzionali (percentuale che sale al 46% per gli over 19) comportamenti che stanno portando ad una «nuova rivoluzione culturale» per le giovani generazioni, passando da un modello di assorbimento delle informazioni tendenzialmente passivo ad uno invece più attivo e maturo su tutte le fasce di età considerate. Per il presidente del Gruppo Credem (che ha promosso lo studio con la “Cattoliuca”), Lucio Igino Zanon di Valgiurata, «non si può prescindere dal mondo dell’informazione, dal momento che viviamo all’interno di un flusso comunicativo ininterrotto. Questa ricerca ci ha fatto capire diverse cose. Prima di tutto quanto i giovani siano attenti alle nuove dinamiche, ma allo stesso tempo capaci di leggere la tradizione e proiettarsi nel futuro. Inoltre, emerge quanto le loro esigenze, gli interessi e gli obiettivi possano cambiare in pochi anni e quanto sia pertanto importante il ruolo della scuola e nello specifico dell’Università per fornire gli strumenti necessari affinché si formino buoni cittadini».

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