Il prezzo del nuovo Dpcm fa già paura: le immagini della protesta da Nord a Sud. I video

Dalle azioni dimostrative alle manifestazioni di piazza, fino alle degenerazioni più violente: una parte di Italia è scesa in piazza contro le nuove misure del nuovo DPCM. I video delle nostre redazioni locali e i dati e le stime economiche di associazioni e categorie per spiegare una crisi che, oltre a essere sanitaria, è purtroppo sempre più anche economica 

Una linea di confine che fa paura. Sono oltre 100mila le attività che chiuderanno (o hanno già chiuso) i battenti nel corso del 2020. Secondo le ultime stime di Confesercenti l’ultimo DPCM porterà quasi sicuramente da 90mila a 110.000 la stima delle imprese che non brinderanno al 2021. Colpite da misure restrittive emergenziali e necessarie, ma che porteranno quasi sicuramente a un'ulteriore riduzione della spesa da parte delle famiglie con una flessione dei consumi stimata per ulteriori 5,8 miliardi di euro nell'ultimo trimestre. 
 

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Numeri da emergenza che hanno portato, da Nord a Sud, molti a riversarsi per le strade e protestare. Una miccia innescata venerdì scorso a Napoli, alla vigilia dei nuovi provvedimenti del Governo, ma che sta dilagando in tutta Italia. Una folla di manifestanti variegata composta di tassisti e titolari di palestre, ristoratori e musicisti, uomini di cinema e teatro, baristi e partite Iva. 
 
 

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E a rincarare la dose delle stime ci pensa anche Confcommercio: secondo l’associazione gli ultimi provvedimenti rischiano di causare un’ulteriore perdita di consumi di circa 17,5 miliardi di euro nel quarto trimestre dell’anno concentrati negli ambiti della ristorazione e del turismo, della convivialità e della ricreazione in generale. 
 

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La diminuzione dei consumi rispetto al 2019 dovrebbe far segnare un  meno133 miliardi di euro  (-12,2%): le attività più colpite invece sono ristorazione dove si perde il 55% e la ristorazione con una perdita di introiti vicino al 50% rispetto all’anno precedente. 
 

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E di danni ingenti per l’economia e della necessità di ristori parla anche il Presidente di Confndustria Carlo Bonomi: "Affrontare il tema dei ristori è importante, non possiamo lasciare nessuno senza reddito in Italia, ma nell'affermazione che sono già pronti, bisogna considerare che abbiamo ancora 12 mila persone che aspettano da maggio la cig erogata dallo Stato. E' su questo che gli italiani perdono la fiducia - avverte Bonomi - le nuove restrizioni avranno un impatto anche sulle stime sul pil 2020: le previsioni dell'ufficio studi di Confindustria passeranno dal -10% "al -11/-12%, con un danno per l'economia di 216 miliardi, superiore ai fondi del Recovery Fund".
 

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Una contrazione di posti di posti di lavoro che potrebbe portare gravi conseguenze, anche in termini di economia sommersa, criminalità organizzata, illegalità diffusa e peggioramento della condizione dei lavoratori, come ricordava, già a Settembre,la Cgia di Mestre: “Nel 2009, che viene ricordato come l’annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni, il Pil in Italia scese del 5,5 per cento e la disoccupazione a livello nazionale nel giro di due anni raddoppiò, passando dal 6 al 12 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene la contrazione del Pil sarà del 10 per cento: una riduzione quasi doppia rispetto a quella registrata 11 anni fa. Alla luce di ciò, è molto probabile, dal momento in cui verranno meno la Cig introdotta nel periodo Covid e il blocco dei licenziamenti, che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni molto preoccupanti”. 
 

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Secondo l’Associazione di piccole artigiani e piccole imprese ad “ammortizzare” la perdita di posti di lavoro potrebbe intervenire pesantemente l’economia sommersa, con un aumento esponenziale dei lavoratori in nero che in Italia ammontano a circa 3,3 milioni. 
 

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Ma la protesta è particolarmente accesa non solo tra i ristoratori, ma anche nel mondo della cultura, con la chiusura di cinema e teatri e nel settore sportivi. In tanti ricordano di aver speso soldi e tempo per adeguarsi alle normative di sicurezza richieste dal Governo e di come la chiusura ora costituisca una beffa che può mettere in ginocchio in molti. 
 

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In particolare i titolari di palestre ricordano di essersi adeguati alle norme sul distanziamento promosse dal Governo e aver ridotto di almeno il 35% delle presenze (fino al 50% per i bambini), di aver investito costantemente su sanificazione costante e personale aggiunto, a fronte di una contrazione notevole degli incassi. 
 

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Istanze legittime, ma che si scontrano con la realtà di una curva epidemica in rapido aumento, con reparti di pronto soccorso quasi al collasso in molte città italiane e con le terapie intensive che tornano a riempirsi di gravi casi di Covid. Una realtà drammatica che ha spinto medici ed epidemiologi a chiedere misure ancora più restrittive per frenare una temuta debacle sanitaria. 
 

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Quel che è certo è che le nuove chiusure necessitano di misure emergenziali da un punto di vista degli indennizzi per chi è colpito dalle nuove misure del dpcm. Il ministro dell’Economia Gualtieri ha assicurato oggi che i ristori dovrebbero arrivare entro il 15 novembre sul conto corrente dei diretti interessati. Le misure dovrebbero riguardare anche molti lavori stagionali che hanno perso il posto di lavoro in seguito alle misure contenute nel nuovo dpcm. 
 

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Il rischio è però di una tensione crescente che può essere cavalcata anche da frange estremiste come è successo ieri a Milano e Torino
 

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Offrire un’alternativa di sostenibilità a chi si trova a pagare il prezzo più alto per il contenimento dell’epidemia rimane e ascoltarne attentamente le ragioni sembra l’unico antidoto a una situazione sociale che può diventare esplosiva. E che potrebbe necessitare di scelte politiche ed economiche anche radicali. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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