Londra addio: finisce l’era dell’Erasmus nel Regno Unito. I numeri degli studenti coinvolti 

Con l’accordo sulla Brexit il Regno Unito esce dal programma Erasmus: un interscambio che in 30 anni ha mobilitato oltre 9 milioni di europei. Sono oltre 3mila gli studenti italiani che nel 2019 avevano scelto di svolgere un’esperienza di studio oltremanica

Dal 2021 l’Inghilterra sarà un po’ più lontana: uno shock per una generazione cresciuta con il mito della musica e della cultura pop anglosassone, una conseguenza inevitabile per un tempo che vede riaffacciarsi muri e nazionalismi in tutto il mondo. E la rinuncia del Regno Unito al programma di inter-scambio studentesco europeo sembra l’ultimo frutto avvelenato di un processo cominciato ormai più di quattro anni fa. 
 
Con gli accordi relativi alla Brexit, tra Regno Unito e Unione Europea, dal prossimo 1°gennaio  finirà l’era degli scambi studenteschi oltremanica e una vera e propria era per una generazione di studenti cresciuti con il sogno delle Università inglesi e scozzesi. L’uscita del Regno Unito dal programma di interscambio studentesco è stata, a detta del premier conservatore Boris Johnson, una “scelta dolorosa”, ma rappresenta in realtà una tappa obbligata del divorzio definitivo tra Londra e Bruxelles. Già, perché il programma Erasmus è finanziato con il budget dell’Unione e nell’ultimo bilancio pluriennale è stato sovvenzionato con 14,7 miliardi di euro comunitari. Un interscambio (oggi ribattezzato Erasmus +) che coinvolge sempre più non solo studenti, ma anche lavoratori, tirocinanti e docenti e che ha mobilitato oltre 9 milioni di europei dalla sua nascita, nell’ormai lontano 1987.
 
Quel che è certo è che il Regno Unito ha sempre rappresentato una meta di elezione per tutti gli studenti italiani. La quarta meta di destinazione prediletta dopo Spagna, Francia e Germania. 
 
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E negli anni il numero degli studenti italiani che hanno scelto di fare un’esperienza nelle Università e nelle scuole britanniche è costantemente aumentato, arrivando a oltre 3000 unità  (stime provvisorie) dello scorso anno accademico. Una crescita che si osserva anche per quanto riguarda gli studenti britannici in Italia, anche se il nostro Paese non costituisce una meta di elezione oltremanica. Gli studenti britannici preferiscono paesi come Francia, Spagna e Germania. Ma del resto anche i numeri del coinvolgimento di studenti e tirocinanti è diverso tra i due Paesi.
 
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L’adesione del nostro Paese al programma Erasmus è generalmente più rilevante di quanto non avviene oltremanica, facendo registrare stabilmente sia unmaggior numero di studenti e tirocinanti che decidono di partire per un’esperienza formativa, sia una quantità maggiore di ragazzi che scelgono l’Italia per studiare e formarsi. Nel 2019 l’Italia è stata al primo posto dei progetti fra scuole:  su un totale di 2.052 «partenariati scolastici» approvati in Europa, 1.001 sono quelli di cui faranno parte gli istituti italiani. Parliamo di accordi in vigore per tre anni, che consentono alle scuole europee lo scambio di alunni e insegnanti. Già perché con le nuove regole introdotte dall’Erasmus + lo scambio non si limita più ai soli studenti universitari. E a partecipare al programma di scambio sono ormai varie categorie.
 
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Anche se, come si vede, sono sempre gli studenti universitari a farla da padrone, nello scorso anno il programma è stato un bel viatico di esperienza anche per docenti, tirocinanti, ragazzi e adulti. E sono oltre 13.000 i britannici che hanno scelto di fare un’esperienza formativa nel Continente, una possibilità che dal 2021 sarà formalmente preclusa. 
 
Il premier Johnson getta acqua sul fuoco annunciando,a breve, l’inizio di un nuovo programma di interscambio per gli studenti intitolato alla memoria di Alan Turing, il geniale matematico inglese perseguitato a causa della sua omosessualità e recentemente riabilitato da sua Maestà. Un’iniziativa che però non sembra sopire la sensazione della fine di un’era. Di un’esperienza che ha cambiato la vita di molti italiani ed europei. Di un’Europa senza confini e dell’utopia un Continente fatto più di possibilità che di rigide discipline di bilancio e pura competizione economica. Un’Europa che dal 2021 sembra molto più distante di ieri. 
 

 

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