Expo, i giudici: “Sala ha commesso il falso, ma il reato è prescritto”

In primo grado era stato condannato a sei mesi di reclusione, convertiti in una multa da 45mila euro

Beppe Sala ha commesso il falso, ma il reato è andato prescritto. Così i giudici d'appello di Milano motivano il proscioglimento del sindaco, accusato di falso ideologico nell'ambito del processo, per la retrodatazione di due verbali relativi alla gara d'appalto sulla cosiddetta Piastra Expo. La sentenza risale allo scorso 21 ottobre.


Esiste la «pacifica falsità della data sugli atti oggetti d'imputazione» ossia relativi alla nomina di due commissari potenzialmente incompatibili, scrivono i giudici nelle motivazioni. E «il falso in oggetto non può neppure essere ritenuto innocuo e di conseguenza privo di rilevanza penale» anche se il reato è finito prescritto. Per questo i giudici hanno rigettato la richiesta di assoluzione nel merito da parte della difesa e dichiarato estinto il reato.

In primo grado Sala era stato condannato a sei mesi di reclusione, convertiti in una multa da 45mila euro. Per i giudici di primo grado Sala era consapevole che stava commettendo un falso.


Una tesi condivisa dai giudici d'appello che sottolineano la «questione della potenziale incompatibilità di due commissari e dell'opportunità della relativa sostituzione a scopo cautelare era stata segnalata personalmente a Sala sin da quando la questione era stata sollevata» nella riunione del 21 maggio 2012. In questo senso per i giudici della quarta sezione d'appello «non è assolutamente credibile che Sala si sia disinteressato della soluzione né che una persona della sua competenza ed esperienza sia limitata a sottoscrivere atti di tale rilevanza senza esaminarne nel dettaglio il contenuto». Anche gli altri imputati erano stati assolti.

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