Blitz dei Nas nelle rsa: 141 le strutture irregolari. In 63 casi inosservate le misure anti Covid

In 42 ispezioni è risultato che tra infermieri, fisioterapisti, operatori socio-assistenziali e altro personale a diretto contatto con gli anziani in 87 non fossero vaccinati

In tre comunità alloggio della Sicilia, a Catania, Milazzo e Messina, dodici dipendenti avevano deciso di non farsi vaccinare contro il Covid. Di contro, il convivente della titolare della struttura di Catania si era finto un operatore della Rsa per farsi inoculare il vaccino. Storie di omissioni e piccole furbizie che arrivano dai controlli che i carabinieri del Nas (in questi casi speciifici quelli di Catania) hanno effettuato in tutta Italia. I casi siciliani, ai quali va aggiunta anche la scoperta nella Rsa messinese che gli anziani ospiti non risultavano censiti e che non era stato disposto il documento di valutazione rischi per il personale, cosa che ha provocato la denuncia dei gestori, sono la punta dell’iceberg del piano di controlli, e delle tante mancanze, riscontrate dai militari del Nas nella strutture ricettive per anziani di tutta Italia.

Controlli aumentati dopo che è stato dato il via libera agli incontri tra gli anziani ospiti e i loro familiari. E’ emerso che, nel 25 per cento delle strutture ispezionate nei primi dieci giorni di maggio, sono state rilevate irregolarità. Sono 141 le strutture con irregolarità, sulle 572 ispezionate su tutto il territorio nazionale. «Le ispezioni - fa sapere il Nas dei carabinieri - hanno determinato la contestazione di 197 violazioni penali ed amministrative, per un valore di 43 mila euro, deferendo all’Autorità giudiziaria 36 persone e segnalandone ulteriori 136 alle Autorità amministrative». Di queste, 63 violazioni riguardano l’inosservanza delle misure di contenimento della diffusione del Covid: mancata attuazione dei protocolli, delle operazioni di sanificazione e dell’uso da parte del personale delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione individuale.

Per quanto riguarda il personale vaccinato, in 42 delle strutture ispezionate è risultato che 87 tra infermieri, fisioterapisti, operatori socio-assistenziali e altro personale a diretto contatto con gli anziani non si sono vaccinati: «Un potenziale anello di debolezza nella strategia di tutela al possibile contagio degli anziani ospiti, proprio in un periodo di riapertura delle visite esterne dei familiari», sottolinea il Nas.

Situazioni particolarmente gravi in Rsa di Pescara, Genova, Torino e Catania, dove sono state rilevate «situazioni di abbandono di anziani, non accuditi in relazione alle patologie sofferte ed alle loro esigenze fisiologiche e motorie, in alcuni casi sfociati addirittura nella mancata somministrazione dei farmaci essenziali per garantire le terapie necessarie per gli ospiti malati e ultraottantenni». Scoperti farmaci scaduti, strutture sovraffollate, mancanza di trattamenti riabilitativi, personale senza abilitazioni professionali. 

Per 6 strutture è stata disposta la chiusura o ne è stata sospesa l’attività; gli anziani sono stati ricollocati in altre Rsa o riportati a casa dei parenti. A Monteodorisio, in provincia di Chieti, è stato necessario l’intervento dei carabinieri del Nas di Pescara per far vaccinare quattro anziani ricoverati. 

Un mondo, quello delle Rsa e delle strutture ricettive per anziani, che con la pamdemia ha dunque svelato carenze e omissioni che vanno anche al di là del periodo legato al Covid-19. E sul quale l’attenzione di chi deve controllare è aumentata.

                                                                                                                                    

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