Da Roma a Torino, sempre più cinghiali in città: ogni 48 ore un incidente stradale

Gli animalisti: «Gli abbattimenti non sono la soluzione»

Assolutamente urbanizzati, per niente spaventati non solo dagli uomini ma neanche dal traffico sostenuto di Roma. L'ultimo video virale tutto capitolino dei cinghiali, ormai quasi consuetudine in certi quartieri di Roma, ritrae una numerosa famigliola, almeno dieci cuccioli con mamma e papà, scorazzare in via Trionfale ai lati della carreggiata mentre passano auto e pedoni. Non è inconsueto per chi abita nella zona nord della città, Balduina, Cassia e appunto Trionfale, imbattersi nei cinghiali. Questa volta la scena, avvenuta verso le 17 di ieri, colpisce perchè la famiglia di cinghiali passeggia tra auto e pedoni. 

Qualche giorno fa una scena analoga era capitato nel cuore di Monte Mario dove genitori e alunni in attesa della campanella per entrare a scuola si sono ritrovati faccia a faccia con una decina di ungulati a spasso per via della Tenuta di Sant’Agata. Quattro grossi esemplari con al seguito alcuni cuccioli, tutti a loro pieno agio fra i clacson degli automobilisti nervosi e bambini e genitori con zaini in spalla e trolley alla mano. 

E se questa situazione si ripete sempre più spesso, ma in periodo elettorale entra al centro delle attenzioni dei duellanti politici che condividono i video della “passeggiata familiare”: «Via Trionfale, nel cuore di Roma… . Una famiglia di cinghiali passeggia tranquillamente tra le auto e le persone. Questa sarebbe la 'continuità' che la Raggi vorrebbe per la Capitale d'Italia?» scrive su Twitter Salvini. Messaggio molto simile quello di Calenda: «Non pensate sia arrivato il momento di sedervi a un tavolo e affrontare la questione? ⁦@nzingaretti @virginiaraggi». Nei giorni scorsi Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, aveva bacchettato Raggi: «Roma è invasa dai rifiuti. Fra cinghiali e topi Raggi invece del sindaco ha fatto lo zoologo, può fare il direttore del Bioparco».

Da parte sua la sindaca Raggi punta il dito verso Nicola Zingaretti sottolineando come la gestione degli ungolati sia a carica regionale: «Sulla questione cinghiali c'è una denuncia che ho fatto alla Regione Lazio, ma abbiamo una Regione che non ha lavorato su questo fronte. Se non si controlla la popolazione animale, che si moltiplica, saranno sempre più frequenti le invasioni. Sono stati anche gli stessi agricoltori a protestare». La Regione Lazio ricorda «ancora una volta che la responsabilità degli animali che si trovano fuori dai parchi è in capo ai comuni. Spetta dunque agli amministratori locali intervenire per contenere la presenza degli animali sulle strade e sul territorio cittadino al fine di salvaguardare la sicurezza della comunità». Per la Regione, inoltre, «negli ultimi anni la continua presenza di rifiuti nell'area urbana di Roma è certamente un fattore che ha favorito la presenza della specie, offrendo le risorse trofiche necessarie per riprodursi con maggiore efficacia». 

Un problema non solo romano
Ma la questione di cinghiali in città è un fatto noto da tempo e non interessa solo la Capitale: con l'emergenza Covid si è registrato un aumento del 15% di cinghiali, con una stima di 2,3 milioni di unità in Italia. Una situazione, stima la Coldiretti, che porta a un incidente, dovuto a questi animali, ogni 48 ore con 16 vittime e 215 feriti registrati durante l'anno della pandemia. E poi ci sono i danni ai raccolti, con perdite per milioni di euro.

In Piemonte si stimano circa 20mila esemplari, e le presenze in città come Torino non mancano, sia per le strade collinari che in quelle urbane. Sono almeno novemila in dieci anni gli assalti dei cinghiali in Lombardia che hanno devastato le campagne e provocato incidenti stradali. È quanto stima la Coldiretti lombarda sulla base dei dati regionali.

Anche la Liguria si sente assediata: sarebbero quasi 40 mila i cinghiali sul territorio regionale secondo le Confederazione Italiana Agricoltori. «Numeri improponibili ed insostenibili per l'agricoltura e per le aree interne. Non si parla ormai di rinaturalizzazione, ma di allevamento monospecie. Quando mai in Liguria abbiamo avuto una presenza di selvatici così intensa? A questi aggiungiamo daini e caprioli e il quadro è completo» denuncia Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria che sottolinea la preoccupazione per la presenza di animali selvatici in aree rurali con conseguenze per le attività agricole.

In Toscana, a Gaiole in Chianti, nel Senese, nei giorni scorsi un branco di cinghiali ha devastato i giardini del parco giochi e della scuola in pieno centro città. E' quanto accaduto a distanza di due giorni con due diverse incursioni del branco. «Una situazione insostenibile non solo per il decoro urbano ma soprattutto per la sicurezza dei cittadini che sono esasperati e impauriti» spiega in una nota il sindaco Michele Pescini che ha scritto alla Regione Toscana chiedendo «che venga autorizzato un intervento tempestivo». «Non possiamo temporeggiare su questa vera e propria emergenza che potrebbe creare situazioni di pericolo per l'incolumità stessa delle persone, pertanto confidiamo nella pronta risposta della Regione».

Un problema che arriva anche sull’isola d’Elba dove le associazioni e aziende hanno chiesto in una lettera aperta un tavolo urgente con le istituzioni per risolvere il problema della proliferazione di questi animali  che «negli ultimi 24 anni sono stati prelevati o abbattuti in 26.000 esemplari, oltre 1.000 all'anno. Ciò nonostante, la situazione è sempre andata peggiorando: una permanente condizione di danno che, periodicamente, assume le dimensioni di emergenza». Il comitato nato da associazioni e aziene ha prodotto uno studio in cui si evidenzia che ci sarebbe un'unica possibilità per risolvere una volta per tutte il problema, portare cioè a zero la presenza degli ungulati sull'isola.

Gli animalisti: l’abbattimento e la caccia non risolvono il problema
E l’elenco potrebbe andare avanti passando per le diverse regioni d’Italia, cambiano i numeri, ma la posizione è sempre la stessa: i cinghiali sono troppi, bisogna abbatterli. Una posizione/soluzione che non convince gli animalisti: «Da sempre la gestione delle popolazioni di animali selvatici, compresi i cinghiali, è affidata ai cacciatori e al piombo dei loro fucili. E da sempre i danni all’agricoltura imputati ai cinghiali sono in continua crescita, sebbene oramai dal 2005 possano essere cacciati 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno – sostiene la Lav (Lega Anti Vivisezione) – . Dopo più di quindici anni di caccia illimitata al cinghiale dovrebbe essere chiaro che il metodo venatorio è un fallimento sotto ogni aspetto, primo responsabile dell’incremento numerico dei cinghiali sul territorio ma questa evidenza sfugge alle amministrazioni regionali e nazionali che, sotto la pressione degli agricoltori, continuano a sostenere l’incremento della caccia senza alcuna analisi degli effetti da questa prodotti».

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