L’Etna torna attivo dopo tre settimane di silenzio: nel 2021 centinaia di tonnellate di cenere vulcanica sul versante orientale

Nella foto di Nuccio Sturiale un recente parossismo dell’Etna (Protezione Civile Sicilia) 

Dopo circa due ore, le fontane di lava sono cessate e l’ampiezza del tremore ha cominciato a decrescere fino quasi a riportarsi ai valori normali

DAL CORRISPONDENTE A CATANIA. Dopo un silenzio durato tre settimane, l’Etna questa mattina ha nuovamente ricordato a tutti che è un vulcano attivo e lo è sempre. Intorno alle 8,15 un pennacchio di vapore e cenere ha cominciato ad alzarsi dal “solito” cratere di Sud Est, quello che da febbraio a oggi conta ben 51 eventi parossistici, spingendosi fino a 6 chilometri sopra il livello delle bocche, che sono a 3300 metri d’altitudine. La “nube” si è diretta verso Est-Nord-Est, facendo cadere ancora una volta su alcuni dei centri pedemontani una pioggia di cenere e lapilli. I paesi più interessati sono stati Fornazzo, Milo, Sant’Alfio, Giarre, Riposto e Mascali. Nel giro d pochi minuti, dal cratere è poi cominciato a sgorgare magma incandescente: prima le esplosioni di fuoco dell’attività stromboliana, quindi la loro trasformazione in vere e proprie fontane di lava, infine una colata lavica che si è diretta verso Sud Ovest ma ad alte quote e dunque lontano da centri abitati. Poco prima, i sismografi dell’Osservatorio etneo dell’Ingv di Catania avevano cominciato a registrare un repentino aumento dell’ampiezza media del tremore (l’attività microsismica che annuncia la risalita del magma nei condotti).

L'Etna torna ad eruttare, l'impressionante colonna di fumo raggiunge 9000 metri di altezza

Dopo circa due ore, le fontane di lava sono cessate e l’ampiezza del tremore ha cominciato a decrescere fino quasi a riportarsi ai valori normali. L’attività dell’aeroporto catanese di Fontanarossa è proseguita regolarmente anche se è stato emesso un allerta per i voli (Vona) di colore rosso con cui i piloti sanno che devono tenersi a debita distanza dalla nube vulcanica.

Questo ennesimo parossismo dell’Etna arriva a pochi giorni dall’inizio dell’eruzione sull’isola di La Palma, alle Canarie, che sta provocando danni materiali, con le colate che hanno già danneggiato o distrutto un centinaio di villette e la lava che avanza verso il mare. In questo caso si tratta di una eruzione cosiddetta “laterale”, le più pericolose per aree vulcaniche densamente popolate. In questa fase dell’Etna, invece, le eruzioni che vanno avanti dalla fine dello scorso anno sono tutte sommitali e dunque per le popolazioni non c’è alcun rischio. Solo il disagio, forte e che sta mettendo a dura prova le casse dei piccoli comuni pedemontani e i nervi dei siciliani che vivono sul versante orientale dell’isola, di centinaia di tonnellate di cenere vulcanica che finisce su strade, piazze, tetti e auto. Coldiretti ha proprio oggi invocato norme ad hoc per intervenire su un’emergenza che, per le sue caratteristiche, è unica nel suo genere in Italia.

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