Caso Sara Pedri: primario e vice indagati per maltrattamenti dalla Procura di Trento

La ginecologa scomparsa in Trentino lo scorso marzo sarebbe tra i 14 medici e infermieri che avrebbero subito «un atteggiamento vessatorio» in ospedale 

Maltrattamenti e demansionamenti ai danni di 14 tra medici e infermieri compresa Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso, dopo il trasferimento dall'ospedale di Trento a quello di Cles, da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. L'ipotesi di reato è stata avanzata dalla Procura di Trento che ha iscritto nel registro degli indagati Saverio Tateo, ex primario del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara di Trento, e la sua vice Liliana Mereu.

La conferma arriva dalla procura stessa che ha dunque accolto le ipotesi investigative formulate dai carabinieri del Nas che a suo tempo hanno raccolto le testimonianze di oltre 110 professionisti che a diverso titolo hanno lavorato nel reparto. I due professionisti sono stati assegnati ad altro incarico lo scorso 12 luglio dopo la decisione della Commissione interna istituita dall'Azienda sanitaria di Trento.

Le accuse
Le 14 le persone, tra medici e infermieri, avrebbero subito demansionamenti e maltrattamenti sul lavoro. La commissione interna all'Azienda sanitaria aveva effettuato 110 audizioni riscontrando «fatti oggettivi e una situazione critica nel reparto». L'ex primario, attraverso i suoi legali, ha invece parlato di menzogne ed illazioni e di una campagna diffamatoria nei suoi confronti.

Nel reparto di ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, secondo quanto riferito da alcune professioniste che vi hanno lavorato e dalla famiglia di Sara Pedri, il clima per il personale non sarebbe stato facile, con presunte pressioni e umiliazioni. Un clima - secondo la famiglia Pedri - forse all'origine della scomparsa della donna. Sul caso hanno operato anche gli ispettori mandati nel reparto dal ministro della saluto Roberto Speranza. Dopo aver visionato tutta la documentazione del reparto, dai registri delle presenze alle cartelle cliniche - avevano descritto la «elevata qualità delle cure».

Ben diverso il giudizio espresso dal personale nelle audizioni in cui si sottolinea «un atteggiamento vessatorio» da parte del primario nei confronti di altri medici. Gli ispettori avevano anche accennato ad episodi di mobbing e di ostruzionismo sul lavoro, con insulti ai colleghi davanti ai pazienti e la loro esclusione dalla sala operatoria con «scopi mortificatori». 

La difesa di 6 ginecologhe coinvolte dall’accusa
«Come difensori delle persone offese non abbiamo ancora avuto riscontro ufficiale. Una notizia che, se confermata, ha un significato indubbiamente importante nella direzione del ripristinare la verità di quanto accaduto all'interno di quel reparto. Una notizia che peraltro, per la puntuale conoscenza che abbiamo dei fatti, certamente non stupisce. Per quanto poi riguarda le nostre assistite, che come altri colleghi e altre colleghe, fra cui anche Sara Pedri, sono state per un tempo insopportabile vittime di un ambiente lavorativo tossico quanto inaccettabile, rimane ora la fiducia nel conoscere quali saranno le determinazioni della procura della Repubblica di Trento all'esito delle indagini». Hanno risposto così a LaPresse gli avvocati Andrea de Bertolini ed Andrea Manca che rappresentano 6 ginecologhe del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara di Trento in merito alla decisione della procura di indagare per maltrattamenti l'ex primario dell'unità operativa, Saverio Tateo, e la sua vice, Liliana Mereu, nell'ambito del caso Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso subito dopo il trasferimento dall'ospedale di Trento a quello di Cles da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. Le 6 ginecologhe si sono rivolte ai legali avviando l'iter di autotutela in quanto, come si legge nei verbali redatti dai carabinieri del Nas, sarebbero state oggetto di «demansionamenti non motivati e insulti nell'esercizio delle proprie funzioni».

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