Caso Ferrero, le carte: 36 capi di imputazione, la figlia Vanessa ha intascato 740mila euro

Dalla bancarotta fraudolenta alle false comunicazioni sociali passando per una serie di altri reati fiscali. L’ex presidente della Sampdoria ora al carcere di San Vittore

ROMA. Trentasei capi di imputazione per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alle false comunicazioni sociali. Passando per una serie di altri reati fiscali. Nell'ordinanza cautelare del gip di Paola che ha portato Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria (la società risulta estranea), nel carcere di San Vittore, si ricostruisce la storia delle quattro società dichiarate fallite qualche anno fa. Il crac si riferisce a quattro diverse aziende nel settore alberghiero, turistico e cinematografico con sede in provincia di Cosenza. Una delle società coinvolte è la 'Ellemme group Srl', azienda che secondo i magistrati si sarebbe accollata complessivamente un debito di oltre un milione e 200 mila euro che diverse società del gruppo avevano verso Rai Cinema Spa, «rinunciando così ad incassare i crediti dalla stessa vantati nei di Rai Cinema Spa senza richiedere qualsiasi controprestazione e senza pattuire interessi - corrispettivi». Una mossa che, si legge nelle carte, «cagionava il dissesto della società 'Ellemme Group Srl'». Tre sono i capi d'imputazione che ricostruiscono la vicenda. L'amministratore unico dell'Ellemme, ma il presidente della Sampdoria, dice la procura, è l'amministratore di fatto. Lo stesso Ferrero, sempre secondo le indagini, risulta anche essere stato nel corso degli anni amministratore unico della 'Global Media srl', presidente del Cda di 'Mediaport spa' e amministratore unico di 'Mediaport Cinemas Srl', mentre la figlia è stata anche amministratore unico della 'Ferrero Cinemas srl'. Per quanto riguarda il primo episodio, la Ellemme si sarebbe accollata un debito complessivo di 806 mila euro che la Global Media srl, Mediaport Spa e Ferrero I cinema avevano nei confronti di Rai Cinema; nel secondo capo di imputazione, il debito che finisce sulle spalle della Ellemme è di quasi 209 mila euro (contratto da Mediaport srl e Mediaport Cinema) mentre nel terzo ammonta a oltre 239 mila accumulati da Mediaport Cinema e Ferrero Cinemas. Nel capo di imputazione si fa riferimento anche al fallimento di altre società, come la Blu Cinematografica Srl, la Blu line srl e la Maestrale Srl. Anche in questi casi a Ferrero e agli altri indagati viene contestato di aver distrutto o sottratto in tutto o in parte i libri e altre scritture contabili della società fallita con la stessa modalità. Nell'ordinanza si legge che Vanessa Ferrero, figlia di Massimo, «con ripetuti prelevamenti dai conti bancari nella disponibilità della Elleemme Group srl, sia in contante che a mezzo assegni, distraeva l’importo di 740 mila euro, il tutto allo scopo di procurare a sé o ad altri ingiusto profitto e recare pregiudizi ai creditori». Nell’inchiesta, che riguarda il crac di 4 società in Calabria, a vario titolo vengono contestati agli indagati la bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali e una serie di reati societari. Non è la prima inchiesta che vede coinvolto Ferrero. A Roma era stato indagato per abusi edilizi ed evasione fiscale.

Video del giorno

Milano, vigile in borghese spara un colpo in aria: disarmato da un gruppo di ragazzi

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi