In due anni di pandemia solo 200 scuole si sono dotate di aerazione meccanica. Tutte le lacune nella messa in sicurezza delle classi

Ecco quello che è stato fatto per adeguare gli istituti e quali sono i mancati interventi strutturali 

ROMA. Da Nord a Sud i fondi del ministero dell’Istruzione per mettere in sicurezza le scuole sono arrivati, ma senza indicazioni specifiche sugli investimenti da fare e controlli effettivi su come vengono utilizzate le risorse. L’autonomia scolastica, quindi, si è rivelata un boomerang in emergenza sanitaria. Un sistema di ventilazione meccanica controllata assicura, infatti, un costante ricambio dell'aria. Ma in pochi istituti (come per esempio quello in Vo' Euganeo in provincia di Padova) i dirigenti scolastici hanno attrezzato le aule con impianti di ventilazione e nel resto d’Italia no. Dopo due anni di pandemia, in tutta Italia solo 200 scuole si sono dotate di aerazione meccanica. Non è stata realizzata l'areazione meccanica delle classi, non sono state ridotte le classi pollaio e in molte regioni gli infermieri che erano stati dati alle scuole sono stati ripresi dalle aziende sanitarie locali. Gravi difficoltà anche per i tamponi T0 e T5. Alcune classi hanno atteso anche tre settimane il tampone T0 che non è mai stato fatto.

Sicurezza
«E' stata fatta un'attenta valutazione, con un lungo confronto, è stata prodotta una serie di linee guida che consentiranno la ripresa della scuola in sicurezza- afferma Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute-. Con mascherine, distanziamento e quarantena la situazione sarà sotto controllo. E' chiaro che ci sarà una maggiore circolazione del virus dopo la pausa natalizia, ma con le regole che sono state messe la scuola sarà un posto sicuro. Sicuramente ci saranno quarantene e dad, ma si può ripartire in sicurezza con queste regole». Aggiunge Sileri: «E' verosimile che questa variante Omicron aumenterà ancora i casi rappresenti il canto del cigno della pandemia, credo che siamo alle battute finali. La pandemia si trasformerà presto in endemia. Sappiamo che a scuola i contagi possono avvenire con più facilità perché minore è la popolazione vaccinata, ma minori sono anche i danni».

Anello debole
La scuola resta l’anello debole della strategia anti-Covid. Cinque provvedimenti in un mese e mezzo non sono bastati, secondo presidi, sindacati e famiglie, a mettere realmente in sicurezza il ritorno in classe dopo le vacanze natalizie. Non è stata realizzata l'areazione meccanica nelle aule, non sono state ridotte le classi pollaio e gli infermieri che erano stati dati alle scuole sono stati ripresi dalle Asl. I tamponi mai arrivati e le “mascherine-lenzuolo” inadeguate. Alla centralità dell’istruzione nella vita di studenti e genitori non corrisponde un effettivo adeguamento di strutture e procedure a causa di una serie di interventi mai attuati. Ciò che è stato fatto non sembra compensare ciò che ancora manca, tra alcune, ritardi e misure inapplicate. Le segnalazioni dei vari protagonisti del mondo della scuola convergono nell’indicare una pericolosa distanza tra regole “sulla carta” e precauzioni anti-contagio concretamente rispettate.

Lacune
Nella scuola dell'infanzia i docenti devono indossare le mascherine Ffp2, così come nelle classi delle primarie e secondarie dove ci sono alunni che non hanno la mascherina perché esentati per specifici motivi. Le nuove regole per la gestione delle quarantene stabiliscono, poi, che alla materna, in presenza di un positivo in classe, scatta la sospensione delle attività per 10 giorni. Mentre alle elementari con un solo caso si applica la sorveglianza, che prevede un tampone al primo e al quinto giorno dalla scoperta del caso, e con due si va in dad (didattica a distanza) per 10 giorni. Alle medie e superiori la norma prevede invece tre diversi step: con un caso di positività si continua ad andare a scuola in presenza e si applica l'autosorveglianza e l'obbligo di mascherine Ffp2; con due casi chi è vaccinato con il booster o guarito da meno di 4 mesi resta in classe, i non vaccinati e i vaccinati e guariti da più di 120 giorni vanno invece in dad; con 3 positivi, tutta la classe resta a casa e segue le lezioni da remoto per un tempo massimo di 10 giorni. Fino alla fine di febbraio nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, gli studenti che dovranno fare autosorveglianza potranno essere sottoposti a test gratuitamente.

Protesta
Da qui la protesta dei presidi. «Si parla tanto di sicurezza a scuola, ma il problema serio non sono tanto i protocolli quanto il modo in cui vengono applicati- racconta Antonio Cavallaro, rappresentante dei genitori in una scuola elementare calabrese e padre di padre di Giuseppe-. Lo dimostrano le “mascherine-lenzuolo” che vengono fornite e che non sono adeguate al viso dei bambini. Non ho la possibilità (perché mi viene proibito) di dare mascherine alternative a mio figlio e devo usare queste cineserie enormi che non servono a nulla. Così è stata salvata la forma: la scuola si assicura che ogni bambino usi una mascherina pulita, anzi due, visto che vengono cambiate a ora di pranzo. Ma non la sostanza perché le mascherine che indossano non sono adeguate». Aggiunge Antonio Cavallaro: «In più c'è questo mantra della sicurezza che non si capisce su cosa si basi. In questi due anni non è stato fatto nulla per mettere in sicurezza le classi (ad eccezione degli inutili banchi a rotelle)».

Dad
L'Associazione nazionale presidi propone la dad (didattica a distanza) fino ad inizio febbraio per spingere le vaccinazioni dei bambini e punta il dito contro le difficoltà nel tracciamento e sui ritardi nei tamponi. «Ho l'impressione che la tempistica dei tamponi e del tracciamento non riesca a migliorare rispetto al passato. Questo crea problemi», evidenzia Antonello Giannelli, presidente dell'Anm. Sul piede di guerra anche i sindacati.

Effetti
«Abbiamo sempre chiesto valutazioni su dati certi - sostiene il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi- quei dati relativi al contagio nelle scuole e agli effetti della pandemia, che da due anni ancora non si conoscono. Sappiamo solo da ciò che arriva dalle scuole, dalle situazioni reali, un vero e proprio grido di dolore in merito alle misure varate dal governo per il rientro in classe. Siamo in una situazione di grande difficoltà ed incertezza e queste nuove norme non aiutano certo a programmare e organizzare il lavoro e dare certezze a famiglie e studenti». A ribadire, invece, la posizione dell'esecutivo è il sottosegretario all'istruzione Rossano Sasso. «Il governo- precisa- ha sempre detto che avrebbe garantito la didattica in aula, e io sono d'accordo. Le autorità sanitarie e scientifiche ci consegnano un quadro di vaccinati alti tra i docenti e gli studenti sopra i dodici anni e di alunni con il Covid a meno dell'un per cento». Per il sottosegretario «il problema è che il milione di docenti italiani non e' tutto pronto per questa nuova didattica, non è stato formato per trasmettere il sapere in via digitale. La didattica a distanza, poi, per i ragazzi disabili è solo un male. E segnalo che i reparti di neuropsichiatria infantile si stanno riempiendo. La tossicità digitale tra i ragazzi è in crescita, non possiamo riaffidarci a questa Dad emergenziale».

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