“Nessuno osi parlare di ragazzata per gli insulti antisemiti a mio figlio”

Il padre del bambino seduto su una panchina dove è avvenuta l’aggressione al figlio

Il padre del dodicenne aggredito nel Livornese: la magistratura vada fino in fondo. Le responsabili delle violenze non si scusano 

INVIATO A CAMPIGLIA MARITTIMA. «Non è una ragazzata, nessuno la chiami così. Questa è una ferita che mio figlio, la nostra famiglia, la comunità e tutti quelli che lottano per tenere viva la memoria di quello che è successo ottant’anni fa non si dimenticheranno mai. Avrei preferito che gli avessero dato uno schiaffo; vederlo pulire dagli sputi il giacchetto sul lavandino della cucina è una cosa che mi fa piangere. Cose così vanno fermate e spero che la magistratura riesca a trovare la fonte di queste frasi terribili.

Da dove viene questo marcio?». Il papà di Luca (il nome è di fantasia) si aggira con gli occhi lucidi fra il campetto da basket e l’ingresso dell’istituto comprensivo di Venturina, frazione di Campiglia Marittima, dove suo figlio frequenta la seconda media. Tutto intorno è pieno di villette e palazzine così basse che da alcuni angoli si vedono all’orizzonte le gru del porto di Piombino. Proprio lì, in base a quello che lui stesso ha denunciato e che gli investigatori stanno verificando, domenica pomeriggio Luca è stato aggredito da due ragazzine poco più grandi di lui che oltre ad averlo preso a calci e a schiaffi gli hanno sputato addosso urlandogli: «Sei un ebreo di m… Devi morire nel forno». Frasi usate consapevolmente per offendere e fare male, dato che a Venturina tutti conoscono la religione della famiglia.

I carabinieri guidati dal comandante del reparto operativo di Livorno Armando Ago e dal maggiore Luca Saliva della compagnia di Piombino hanno già sentito tre ragazzini che hanno assistito ai fatti e hanno visionato i filmati delle telecamere comunali puntate sull’area verde: si vede la colluttazione, ma non ci sono tracce audio utili ad aggiungere ulteriori elementi alla ricostruzione. In particolare, non è ancora chiara la scintilla che avrebbe innescato la violenza. La procura dei minori di Firenze, coordinata dal procuratore Antonio Sangermano, non ha ancora compiuto alcun atto formale. Non bisogna dimenticare la giovanissima età delle persone coinvolte, poco più che bambine: una delle ragazze ha da poco compiuto i 14 anni, l’altra non ne ha ancora 13 e dunque non sarebbe nemmeno imputabile in un eventuale procedimento penale. Al limite, se i magistrati lo riterranno opportuno, potrebbero chiedere l’intervento dei servizi sociali per verificare le condizioni familiari.

Il telefonino del papà di Luca non smette di squillare. Lo chiamano gli amici, l’allenatore di atletica, mamme e papà dei compagni di scuola del figlio. Gli unici che non si sono ancora fatti vivi sono gli altri genitori finiti al centro di questa bruttissima storia. «Non li conosco e non so nemmeno se adesso accetterei le loro scuse. Da padre posso anche tentare di immaginare quello che stanno provando, ma non potevo certo lasciar correre un fatto del genere - spiega, accendendo una sigaretta dopo l’altra -. Domani (oggi, ndr) è il Giorno della Memoria e quello che è successo mi fa ancora più male.

La nostra famiglia appartiene alla comunità ebraica di Firenze e i miei nonni riuscirono salvarsi dalla Shoah nascondendosi fra gli sfollati e poi trovando riparo nel Casentino. Non hanno mai parlato volentieri di quegli anni, ma ricordo quando mi dissero di essere scappati grazie a una vicina. Quella donna vide i tedeschi che li aspettavano davanti all’uscio e corse a cercare mia nonna per dirle di non tornare a casa. Nel 2022 certe cose non si possono più accettare, bisogna rialzare la testa contro tutte le discriminazioni».

Da tre giorni nei bar e fra i ragazzi seduti davanti al parco non si parla d’altro. «Le ragazzine sono figlie di brava gente, si sentiranno sotto un treno adesso». Questa sera, il Comune e la Regione Toscana hanno organizzato una fiaccolata per esprimere solidarietà e vicinanza a Luca.

«È una situazione molto pesante - dice il sindaco Alberta Ticciati -. Speriamo che superate queste ore così concitate si possa imboccare un percorso riabilitativo per tutti. In questa fase è comprensibile che le famiglie delle due ragazze siano preoccupate anche per le loro figlie. Ma sono sicura che al più presto saranno pronte a fare un passo avanti e a chiedere scusa».

I diretti interessati, per il momento, hanno scelto il silenzio. Il citofono della casa dove vive la ragazza più grande squilla a vuoto fino a sera. Davanti a quella della più piccola, invece, una signora dice di conoscere bene la famiglia e chiede di non disturbarla. «Parleranno quando sarà opportuno, quando si capirà davvero cosa è successo». Anche lei è nervosa e ha la sigaretta in bocca, proprio come il papà di Luca. 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Cappella Sistina, Jason Momoa si scusa coi fans italiani per le foto: “Non volevo offendervi”

Barrette di ceci, cioccolato fondente, mandorle e uvetta

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi