Consob, allarme di Savona sulle criptovalute: “Rischio bolla come per i derivati prima del 2008”

La relazione annuale al mercato. “Urgente una regolamentazione che colmi le lacune” sulle nuove forme di investimento. “Il risparmio cresce del 50% ma non rende nulla: ogni punto percentuale di remunerazione varrebbe 30 miliardi”

L'integrazione fra finanza e tecnologie informatiche, il cosiddetto fintech, è «una lampada prodigiosa dalla quale è uscito il Genio. Le autorità non riusciranno a riportarlo dentro, perché esso agisce nella sfera immateriale (o infosfera) controllabile solo cambiando protocollo di scambio delle informazioni». Nel suo discorso annuale al mercato - quest’anno tenuto ancora in modalità a distanza, causa covid – il presidente Paolo Savona avverte dei rischi e parla di emergenza: gli strumenti virtuali, come le criptovalute, rappresentano un «fiume ormai in piena» e «se a esse si applica l'esperienza fatta in poco tempo dalla Consob nell'oscurare in Italia centinaia di siti web che raccoglievano illecitamente risparmio, il quadro che ne risulta appare preoccupante».  Gli effetti dei nuovi strumenti sulla tutela del risparmio e sulla stessa distribuzione del reddito «appaiono rilevanti – spiega il numero uno della Commissione che vigila sulle società e la Borsa – e richiedono di essere oggetto di un’esatta comprensione per dare seguito urgente a una regolamentazione che colmi le lacune da questa palesate».

I mercati delle criptovalute «sono in rapida evoluzione e sembra ripetersi l'esperienza antecedente la crisi del 2008, quando i contratti derivati si svilupparono fino a raggiungere una dimensione di dieci volte il pil globale, assumendo forme complesse che ricevettero un rating elevato. Pur con le dovute distinzioni, è prevedibile che stia accadendo qualcosa di analogo nel mercato dei prodotti monetari e finanziari virtuali, soprattutto criptati».

Cosa possono fare i controllori? «Nelle attuali condizioni – dice Savona – Le autorità possono intervenire divenendo parti attive nell’infosfera, ossia utilizzando anch’esse i vantaggi delle tecniche digitalizzate; la loro azione risulterà più efficace se cooperano tra loro». Ma afferma chiaramente che «alle condizioni che si sono affermate sul mercato, i soli ammonimenti sui rischi corsi dai risparmiatori o le stesse proibizioni risultano inefficaci».

Parlando di risparmio in un’ottica più generale, Savona racconta come «il saggio di risparmio delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è cresciuto nell'anno del 50% ma, ove si escludano i risparmi investiti nelle società quotate, il suo rendimento è restato piuttosto basso, prossimo a zero». Considerata la consistenza di attività finanziarie in mano alle famiglie, «ogni punto percentuale di remunerazione si può stimare nell'ordine di circa 30 miliardi di euro, quasi il 2% del Pil, la dimensione di una buona manovra di bilancio pubblico del passato».

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