La Bce cambia rotta: “Accelerata degli acquisti pandemici e sostegno costante per arrivare al 2% di inflazione”

Più tolleranza sui prezzi e massima flessibilità dei programmi in corso, che potrebbero durare oltre il marzo 2022. Preoccupa la variante Delta

Lo aveva promesso, così è stato. Quando Christine Lagarde, numero uno della Banca centrale europea (Bce), aveva garantito che nella riunione di luglio ci sarebbero stati «cambiamenti e novità interessanti», non mentiva. Il primo meeting dopo la Strategy review, che ha stabilito un obiettivo d’inflazione simmetrico, ha sancito un cambio di passo per Francoforte. Si lasciano le porte aperte a un incremento del programma pandemico di acquisti, il Pandemic emergency purchase programme (Pepp). Ma soprattutto c’è spazio per fluttuazioni dell’inflazione.

Una Bce più aggressiva che mai. E non solo a parole, che già sarebbe bastato agli osservatori per essere soddisfatti. Del resto, il mondo è cambiato: il target dell’inflazione «vicina ma al di sotto del 2%» era stato stabilito nel 2003, e non contemplava l’arrivo del coronavirus Sars-Cov-2. E attualmente l’inflazione non sembra essere un problema, dal momento che è ben al di sotto del tasso obiettivo del 2 per cento. La novità più marcata riguarda il Pepp, il maxi piano di acquisto di titoli pubblici e privati varato nel marzo 2020 e incrementato nel giugno di un anno fa, per un totale di 1.850 miliardi di euro di potenza di fuoco. Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso che per il resto dell’anno sarà condotto a un ritmo «significativamente maggiore» rispetto ai primi mesi dell’anno. Ciò vuol dire che la flessibilità è ancora elevata e potrà essere usata al meglio nella fase forse più dura, a livello mentale soprattutto, della pandemia. L’autunno che sarà metterà alla prova tanto i cittadini quanto le istituzioni. E l’obiettivo fondamentale è quello di non far deragliare i progetti di rilancio dell’area euro, come il programma Next Generation EU. In tale situazione, Lagarde ha ribadito che la Bce farà quanto possibile fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà terminata.


Ma c’è di più. Come spiegato nella nota di spiegazione delle ultime decisioni di politica monetaria, la Bce ha deciso di mantenere un atteggiamento da colomba. «Nella sua recente revisione della strategia, il Consiglio direttivo ha concordato un obiettivo di inflazione simmetrica del 2% a medio termine», dice la nota. Che sottolinea che «i principali tassi di interesse della Bce sono da tempo vicini al loro limite inferiore e le prospettive di inflazione a medio termine sono ancora ben al di sotto dell'obiettivo del Consiglio direttivo». In tale contesto, «il Consiglio direttivo ha rivisto oggi la sua forward guidance (indicazioni prospettiche, ndr) sui tassi di interesse. Lo ha fatto per sottolineare il suo impegno a mantenere un orientamento di politica monetaria costantemente accomodante per raggiungere il suo obiettivo di inflazione». Ed è quel «costantemente» che è l’altra inversione di tendenza che denota quanto sia mutato il mondo pandemico. Impensabile sarebbe stato avere un approccio così aperto fino a pochi anni fa. Non ci fu durante la Crisi finanziaria globale del 2007/2008, né durante la crisi del debito sovrano dell’eurozona.

Un attitudine che riallinea Francoforte con la Federal reserve di Jerome Powell, che poco meno di un anno fa, durante il simposio agostano di Jackson Hole, aveva deciso di tollerare variazioni temporanee del tasso d’inflazione. Dopo alcuni mesi di disallineamento fra i due lati dell’Oceano Atlantico, ora si è ultimato il progressivo avvicinamento. Resta certo, tanto per la Fed quanto per la Bce, che le incertezze sono numerose, ma anche che la ripresa c’è, esiste e l’evidenza è che è solida e più omogenea che nel recente passato. Il pragmatismo adattivo, che fu la base della Fed di Janet Yellen, ora è stato introdotto anche da Francoforte. Non proprio un «whatever it takes» come fu quello di Mario Draghi nel luglio 2012, ma quasi. Non a caso, gli operatori finanziari hanno - in media - accolto positivamente la «nuova» Bce.

Sul fronte epidemiologico, non sono mancati i riferimenti alla recrudescenza dei contagi dovuti alla diffusione della variante Delta, che diventerà prevalente nell’eurozona. Anche se non ci sono stati espliciti riferimenti, è possibile che ci possa essere un contraccolpo sul Prodotto interno lordo (Pil) fra il quarto trimestre 2021 e il primo del prossimo anno. Molto dipenderà da come verrà gestita la situazione da parte dei singoli Paesi, che dovranno spingere sull’acceleratore sul versante delle campagne vaccinali e affrontare i focolai che si stanno presentando. Possibili sono nuovi lockdown ma, come spiegato dalla banca statunitense Goldman Sachs in una nota riservata alla clientela istituzionale, la pandemia potrebbe presto diventare epidemia. Traduzione: con l’aumentare delle vaccinazioni è possibile che, invece di un problema a livello globale, ci possano essere cluster locali, più facili da eradicare.

Questo è quello che spera anche Francoforte, che infatti non ha mutato l’outlook positivo sul futuro, pur senza dimenticarsi delle incognite sulla strada verso la nuova normalità. Quella che doveva essere una riunione interlocutoria si è trasformata nel primo passo per una Bce post-Covid. Ora gli occhi sono puntati a settembre, prima, e a dicembre, poi. Settembre darà la misura di quanto è grave la diffusione della variante Delta, e dicembre sarà l’occasione per aggiustare il Pepp. Finora sarà condotto fino a marzo 2022, o comunque fino a quando l’emergenza non sarà terminata. La discussione è già iniziata. La decisione sarà presa dopo l’estate. 

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