Incidenti sul lavoro, in Europa numeri troppo alti. Ma Eurostat: “Sono in calo”

L'incidente costato la vita a un lavoratore nel Cuneese

Nella Ue sono stati registrati oltre 4,6 milioni in infortuni. Il tasso è però sceso dal 2,8% al 2,4 

BRUXELLES. I conti non tornano. Gli incidenti sul lavoro nell’Ue continuano a essere troppo alti, nonostante le politiche di contrasto al fenomeno, e nonostante Eurostat sostenga che diminuiscano. Nel 2020 nel territorio dell’Unione europea sono stati denunciati e registrati oltre 4,6 milioni di infortuni legati all’attività lavorativa. Il 2.4% di tutti i cittadini di età compresa tra 15 e 64 anni ne è stato vittima. Nel 2013 il tasso era il 2,8%, e questa riduzione «può essere in parte dovuto alla pandemia» di Covid, che ha visto molta gente lavorare da casa o addirittura non lavorare affatto.

*** La mappa dei morti sul lavoro nel 2021

La categoria professionale con la più alta percentuale di persone che hanno segnalato un infortunio sul lavoro a livello UE lo scorso anno è stata quella degli artigiani e dei mestieri collegati, seguita dagli operatori e assemblatori di impianti e macchine e dai lavoratori qualificati dell’agricoltura e della pesca.

Il dato, letto in termini assoluti, dice invece che gli incidenti sono aumentati, e non poco. Nel 2014 la Commissione europea denunciava oltre tre milioni di inconvenienti. Numeri allora considerati insostenibili, e che indussero a lanciare il quadro strategico per la salute e la sicurezza sul lavoro nell'UE per ovviare al problema. Una strategia con obiettivi da raggiungere al 2020. Agli Stati membri si chiedeva, tre le altre cose, di fare in modo che le imprese mettessero in atto misure efficaci ed efficienti di prevenzione dei rischi, e di migliorare la prevenzione delle malattie legate al lavoro affrontando i rischi esistenti, nuovi ed emergenti.

Qualcosa non sembra aver funzionato, visto che i numeri assoluti sono aumentati rispetto alla situazione censita dall’esecutivo comunitario nel 2014. I dati Eurostat tengono accesi i riflettori su un fenomeno lontano dall’essere superato e sui limiti di un’Unione europea che risente di gestione nazionale. Le politiche del lavoro competono ai governi nazionali, che mostrano di fare fatica.

Sono soprattutto le principali economie a contribuire al dato complessivo del fenomeno degli incidenti sul lavoro. La Francia da sola registra 1,2 milioni di infortuni, seguita da Germania (771.134), Spagna (454.992) e Italia (333.345). Degli oltre 4,6 milioni di infortuni sul lavoro registrati nel 2020, più del 50% (2,7 milioni) si concentrano in questi quattro Paesi.

Dovranno essere soprattutto questi governi a invertire la rotta. Anche perché al costo umano si aggiunge un costo economico insostenibile. L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) e l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) hanno già calcolato che nella sola Unione Europea, le malattie e gli infortuni sul lavoro costano il 3,3% del Pil. Si tratta di 476 miliardi di euro ogni anno, che potrebbero essere risparmiati con le giuste strategie, politiche e pratiche per la sicurezza e la salute sul lavoro. I dati Eurostat lo ricordano una volta di più.

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