L’addio di Weidmann ritarda la stretta della Bce, gli analisti: “In arrivo un presidente più colomba”

Due le macchie nere del banchiere tedesco: «La pubblica opposizione all’Omt contro lo spread e all’App»

Il falco Jens Weidmann lascerà la guida della Bundesbank alla fine dell’anno. L’economista tedesco, dal 2011 al vertice dell’istituto, lascia per «motivi personali» come ha spiegato in una lettera ai dipendenti della banca centrale tedesca: «Sono giunto alla conclusione che più di 10 anni sono un buon periodo tempo per voltare pagina, per la Bundesbank, ma anche per me personalmente». Nel messaggio si è rivolto ai «colleghi del Consiglio direttivo della Bce sotto la leadership di Christine Lagarde» che, ha scritto, «meritano un ringraziamento per l’atmosfera aperta e costruttiva nelle discussioni talvolta difficili degli ultimi anni».

Quella di Weidmann è una decisione inattesa che apre nuovi scenari sul futuro della politica monetaria dell’Eurozona. D’altra parte, Weidmann è stato un instancabile critico della politica monetaria ultra espansiva della Bce. Un aspetto del quale gli analisti non possono non tenere conto nell’ipotizzare cosa accadrà nei prossimi mesi a Francoforte: «Le dimissioni di Weidmann arrivano in un momento cruciale per la Bce e i falchi perderanno una voce importante, in un momento in cui la crescente pressione inflazionistica sembra aver riequilibrato la dinamica dei prezzi» dice Carsten Brzeski di Ing. D’altra parte, sebbene la presidente Christine Lagarde non abbia mai ipotizzato un rialzo dei tassi, gli economisti non possono ignorare come l’avvicinarsi dell’immunità di gregge nei confronti del Covid, le prospettive d’inflazione e la crescita dell’economia  alimentato saranno presto sul tavolo della Bce per valutare quanto a lungo mantenere lo stimolo emergenziale alla zona euro.  

E proprio Weidmann nella lettera alla Buba ha ricordato come «la politica monetaria ha svolto un ruolo significativo di stabilizzazione durante questo periodo. Tuttavia, le numerose misure di emergenza di politica monetaria sono state associate anche a notevoli effetti collaterali e nella modalità di crisi in corso, il sistema di coordinate della politica monetaria è cambiato». Per il banchiere, infatti, «occorre prestare maggiore attenzione agli effetti collaterali e, in particolare, ai rischi per la stabilità finanziaria. Un superamento mirato del tasso di inflazione è stato respinto. E l'Eurosistema presterà maggiore attenzione ai rischi climatici in futuro. Questi sono tutti punti che erano importanti per me. Le misure di crisi con la loro straordinaria flessibilità sono proporzionate solo alla situazione di emergenza per la quale sono state create». 

Tuttavia, secondo Holger Schmiedling, capo economista di Berenberg, «il nuovo governo tedesco probabilmente nominerà un successore meno falco. Forse Isabel Schnabel o qualcuno comunque più colomba. Tuttavia, Weidmann sarà ancora al suo posto quando il consiglio della Bce deciderà il 16 dicembre di quanto aumentare gli acquisti di attività App standard e come renderli più flessibili fino alla probabile fine del piano d’emergenza l’anno prossimo».  

Per Lagarde, Weidmann è «un buon amico», ma i suoi dieci anni in seno alla Bce sono stati tutt’altro che facili, segnati anche da duri contrasti con l’ex presidente Mario Draghi. Dall’opposizione pubblica all’Omt, le Outright Monetary Transactions, il bazooka di Draghi contro la crisi dello spread nel 2012 fino alla testimonianza contro il piano di fronte alla Corte costituzionale tedesca: «E’ una delle due macchie nere di Weidmann – dice Louis Harreau di Crédit Agricole – la reazione all’Omt non solo ha danneggiato il programma ma ha evidenziato i dissensi in seno alla Bce, indebolendone la credibilità. Come quando nel settembre 2019 si oppose pubblicamente al nuovo programma di acquisti App. Tuttavia ha avuto un approccio molto più equilibrato rispetto ai precedenti banchieri centrali tedeschi con un’opposizione costruttiva che ha permesso alla Bce di essere più proattiva ed efficiente».

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