Draghi rassicura l’Europa: “Centreremo gli obiettivi”. Stretta sulla concorrenza

Palazzo Chigi e l’allarme Ue: «Molte riforme saranno approvate assieme». Salvini: «L’Italia sa governarsi da sola». Ma arriva il richiamo sul catasto

ROMA. Prima della pausa estiva Mario Draghi ha cerchiato in rosso nell’agenda due scadenze. La prima è il 31 maggio, la data limite concessa ai partiti per chiudere l’accordo sul disegno di legge concorrenza. La seconda è il 30 giugno, il termine entro il quale completare le riforme del primo semestre del Recovery Plan. Entrambe sono cruciali per l’ottenimento dei quarantasei miliardi di fondi europei a disposizione dell’Italia quest’anno, 24 a fine giugno, altri 22 a dicembre. Quei fondi sono l’unico margine di spesa pubblica a disposizione oltre al deficit concordato con Bruxelles alla fine dell’anno scorso. Fatti salvi alcuni appuntamenti istituzionali (fra gli altri oggi con il premier bulgaro, mercoledì a Milano per il trentennale della Direzione antimafia e all’Università Bocconi) il premier dedicherà a questo lavoro l’intera settimana. Già oggi il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli sentirà i responsabili dei partiti per chiudere una volta per tutte la faccenda delle gare sulle concessioni balneari, il vero ostacolo al procedere della legge sulla concorrenza. Ma nel frattempo a Palazzo Chigi sono costretti ad accelerare anche sugli altri 45 obiettivi del piano. «Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che rispetteremo tutte le scadenze», dice sicura una fonte. I tecnici invitano a non dare troppa importanza ai numeri assoluti, «perché alcune delle riforme passano da atti amministrativi, e molte verranno approvate a pacchetto». Inoltre «ce ne sono di rilevanti, altre molto meno»: le più attese nel semestre sono su scuola e università. Anche per questa ragione a Palazzo hanno deciso di non fornire più rapporti periodici costruiti su «mera contabilità» di «target» e «milestone», i due acronimi del complicato puzzle concordato prima dal governo Conte e poi rivisto da Draghi. Alla fine dell’anno scorso, quando è stato il momento di chiudere la prima scadenza, fra Roma e Bruxelles c’è stata una fitta trattativa per giudicare nel merito il raggiungimento di questo o quell’obiettivo. Nel primo semestre 44 interventi su 45 sono «milestone», ovvero norme, aggiudicazioni di appalti, firme di accordi, avvio di nuove procedure informatiche in questo o quel settore della pubblica amministrazione.

A pagare il prezzo di queste priorità sarà quasi certamente l’iter della delega fiscale, inchiodata alla Camera. La sua approvazione non è fra quelle decisive ai fini del piano europeo, anche se al suo interno c’è la riforma del Catasto, uno dei punti che appare invariabilmente (e lo sarà anche oggi) nella lista delle raccomandazioni periodiche. A Bruxelles nessuno si augura la crisi del governo Draghi per via delle divisioni interne alla maggioranza. Nonostante tutto, agli occhi della Commissione il governo di larga coalizione resta la migliore garanzia per l’attuazione del piano, e a Palazzo Chigi lo sanno. Se Draghi fallisse, poiché quasi un terzo dei fondi è destinato all’Italia, sarebbe un fallimento anzitutto per chi il piano lo ha ideato. La scadenza elettorale di giugno non aiuta, ma gli stessi partiti sanno di non margini per rotture. L’intervista di ieri a questo giornale del commissario italiano all’Economia Paolo Gentiloni è suonato come avvertimento anzitutto a loro. I partiti non l’hanno presa benissimo, in particolare Matteo Salvini che per l’occasione ha rispolverato il mantra sovranista sugli italiani «in grado di autogestirsi». L’Italia è però anche il Paese a più alto debito dell’intera Unione, e deve fare i conti con un probabile aumento dei tassi di interesse e dunque del costo del suo debito. Il premier sa bene che su questa partita non può permettersi errori. A Palazzo Chigi nel week-end hanno notato due fatti: la richiesta ai partner del ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner a «ridurre il debito» e la decisione del governo portoghese di accelerare con il proprio piano. Dal 127,5 lo stock scenderà al 104,5 entro il 2027.

Twitter @alexbarbera

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