Iran, rilasciata la ricercatrice australiana in carcere da due anni

Kylie Moore-Gilbert era accusata di essere una spia. Libera in cambio di tre iraniani detenuti in Thailandia 

L’Iran ha rilasciato la ricercatrice Kylie Moore-Gilbert, arrestata nel settembre del 2018 durante una vacanza nel Paese, con l’accusa di essere una spia. Moore-Gilbert è stata scarcerata in cambio della liberazione di tre iraniani detenuti in Tailandia. Secondo Teheran erano “un uomo d’affari e altri due cittadini incarcerati con accuse infondate”. Moore-Gilbert era accusa di “lavorare per il regime sionista”, cioè Israele. Specialista in politica mediorientale all’Università di Melbourne, era stata condannata a dieci anni di carcere. 

La diplomazia australiana ha accelerato le trattative per il suo rilascio dopo il suo trasferimento nella prigione di Qarchak, famigerata per le sue condizioni di salute e sicurezza, tanto più durante la pandemia di Covid-19 che ha colpito duramente l’Iran e il sistema carcerario. Kylie, che ha doppia cittadinanza britannica e australiana, soffriva anche di depressione. In un video diffuso dai media iraniani la si vede in condizioni buone, con indosso un chador e la mascherina sul volto. 

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