Ddl Zan, Paola Turci: “Applausi e sfottò miserabili: quello che abbiamo visto non rappresenta il Paese reale”

La cantautrice ha sostenuto la battaglia per i diritti: «Il centro sinistra si è sgretolato e i partiti liberali non lo sono del tutto»

Paola Turci, il Ddl Zan è stato affossato al Senato e una parte dei parlamentari si è alzata urlando e applaudendo. Qualche politico si è preso gioco di chi avrebbe voluto passasse una legge contro l’odio di genere postando degli sfottò su Twitter. Cosa ne pensa?
«Il peggio possibile. Ho trovato gli applausi e gli sfottò delle espressioni miserabili, indegne di un popolo che si definisce democratico e civile. I diritti umani sono di tutti ed è stato davvero penoso assistere a quello spettacolo. Alcuni partiti si definiscono liberali ma mi sa che non lo sono affatto. Anzi siamo sempre più allineati ai paesi europei autoritari. Alla Russia, alla Turchia dove vigono sistemi nei quali non mi riconosco».

Chi ha lavorato a lungo per il Ddl Zan ha fatto notare che è stata approvata con voto segreto la mozione per procedere all’esame dei vari articoli proposti nel decreto.

«E questo la dice sulla situazione dei partiti. C’è un centro sinistra sempre più diviso e sgretolato; questa poteva essere una loro battaglia e hanno fatto ben poco. Il voto segreto penso che ci dica questo e la definizione di partiti liberali non è esatta perché all’interno ci sono troppe anime diverse».

Tanti politici nei giorni scorsi si erano spesi sui social con post profondi, ma quando si parla di fare i fatti…
«Nei fatti attuano altre strategie e il sospetto è quello che il centro sinistra si sia sgretolato e probabilmente la maggior parte del centro sinistra confluirà in un altro calderone che non conosciamo ancora».

Parliamo di artisti. Anche in questo caso sebbene in tanti si siano detti pro Ddl Zan quando si tratta di esporsi le cose cambiano. È così difficile?
«A questo disegno di legge è stata data un’appartenenza politica ma in realtà non è così e ci siamo cascati un po’ tutti. Questa è stata una battaglia di civiltà che non coinvolge solo una parte di noi e questo molti miei colleghi non l’hanno colto e hanno pensato che schierandosi si sarebbero dati un marchio politico. Sui social poi se dici una cosa automaticamente sei schierata, ma tutto viene vissuto in modo superficiale. Persone come Fedez fanno sempre bene ad esporsi e a dire qualcosa e a impegnarsi. Per me l’impegno civile vale la nostra vita».

L’Art. 3 della nostra Costituzione nelle prime righe recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali». Ci sarebbe già tutto lì.
«Infatti con il voto di oggi si è andati contro la Costituzione ma anche contro la nostra stessa conoscenza. Chi si dichiara contro il disegno di Legge Zan in realtà fa una dichiarazione di ignoranza e si allea con chi pensa che i gay siano diversi e da perseguire. Ricordiamoci che in Italia solo il 17 maggio 1990 l’omosessualità stata tolta dalle “malattie mentali”. Forse non siamo ancora pronti ad accettare la diversità di genere ma io sin da piccola ho pensato che la diversità fosse un avvicinamento verso la conoscenza. L’omofobia è figlia dell’ignoranza che si combatte solo con l’istruzione. Sin dalle scuole primarie dovremmo insegnare ai bambini che devono essere rispettosi delle diversità vivendo l’inclusione come un comportamento normale. Oggi mia nipote mi ha chiamato per dire che era dispiaciutissima. Le nuove generazioni sono più coerenti rispetto a noi “grandi” e tuttavia penso che l’Italia non sia omofoba ma ci sia una piccola parte che lo è; quello che abbiamo visto oggi non è il Paese reale»

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