Bombe a Foggia, Lamorgese annuncia la linea dura: “Vinceremo la partita anche con divise, caschi e armi”

Il ministro dell’Interno dopo la raffica di attentati mafiosi nella provincia: «Dobbiamo far sentire la presenza dello Stato»

«Dobbiamo essere presenti con divise, caschi, e armi. Se dobbiamo vincere questa partita- e la vinceremo- dobbiamo fare la nostra parte». La linea dura arriva dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo la raffica di bombe a Foggia e provincia. Nove in pochi giorni. Ai commercianti si chiede il pizzo. Chi non paga, conta i danni.

La mafia alza il tiro con la strategia del terrore e lo Stato risponde con un primo invio di 50 nuove unità per le forze dell’ordine, un potenziamento della videosorveglianza con sistemi che controlleranno tutti i 36 comuni della provincia e, per il capoluogo sciolto per mafia, un progetto da 1 milione di euro. Inoltre un’accelerata alla nascita della Cittadella della sicurezza perché, in questa parte di Puglia, il bisogno di legalità è al pari dell’emergenza criminalità. L’annuncio dal capolugo dauno, dove Lamorgese ha presieduto il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza dopo l’ennesimo colpo di coda della mafia che, dall’inizio del nuovo anno, ha fatto esplodere bombe in città e in provincia, a San Severo. E poi l’attentato incendiario e l’ordigno fatto deflagrare a Vieste. Mandanti ed esecutori colpiscono commercianti e imprenditori. In questo 2022 è già toccato a una profumeria e una rivendita di auto. Poi le intimidazioni ai danni di un'agenzia di pompe funebri, un furgone di una ditta di caffè, un fioraio, un parrucchiere, un negozio di giochi pirici. Il 7 gennaio ordigno davanti a un ristorante e all’abitazione di un pregiudicato.

Minacce e terrore. «L’omertà è la conseguenza della violenza con cui si muovono le mafie foggiane» esordisce Federico Cafiero De Raho. Anche il procuratore nazionale antimafia è nella daunia per ribadire che «la criminalità qui si fa sentire con bombe e attentati proprio perché ha bisogno di legittimare la sua forza, che viene contrastata con l’azione dello Stato. Continuando ad aumentare controlli e repressione, garantiremo più protezione ai cittadini e anche l’omertà verrà erosa dalla forza di difesa del Paese».

Intanto, il capo del Viminale ripercorre quanto messo in campo negli ultimi mesi: 400 misure cautelari agli appartenenti alla cosiddetta «quarta mafia» e confisca di patrimoni per circa 30 milioni. L’impennata delle attività dopo l’attentato del 2017 a San Marco in Lamis in cui furono uccisi i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, vittime innocenti dell'agguato mortale contro il boss Mario Luciano Romito. E, proprio ai fratelli Luciani, è stata intitolata oggi l’associazione antiracket di Foggia, tenuta a battesimo dal ministro e da Giovanna Cagliostro, commissario nazionale antiusura. «Dobbiamo far sentire – ha ribadito Lamorgese – la presenza forte dello Stato. Solo nel 2021 abbiamo implementato l’organico del reparto prevenzione della Polizia con 23mila unità e altre 17mila per i reparti inquadrati delle altre forze armate». Ma non basta. Ai vertici locali è affidato un piano interforze. «Abbiamo il dovere di ampliare gli organici per un controllo integrato del territorio. Questo potenziamento può rappresentare un’efficace risposta contro le criminalità». In una zona in cui è recentemente nata una sede della Dia, si attende il distaccamento della Direzione distrettuale antimafia. La stessa magistratura locale ha espresso la necessità di un ripensamento della mappa giudiziaria, in un territorio in cui quasi il 50% della popolazione provinciale vive in comuni sciolti per mafia. «Negli anni addietro sono stati fatti tagli nell’ambito della spending review, con criteri ritenuti giusti per l’epoca. Oggi le esigenze sono ben diverse e anche gli interventi devono essere commisurati a quello che sta accadendo».

Per gli investigatori la mafia che alza la testa è la risposta alla prova muscolare dello Stato. Da queste parti, una storia già vista. Soprattutto negli ultimi anni. A inizio 2021 una serie di bombe. Stessa cosa era accaduta nei primi giorni del 2020: cinque attentati, l’ordigno sotto l’auto di un testimone in un processo per mafia e un omicidio. Non a caso, la Società foggiana- considerata tra le più spietate d’Italia- è stata bollata come «nemico numero uno dello Stato». Attiva da oltre tre decenni, prova ad infiltrarsi nel tessuto economico- sociale con un clima di intimidazioni e violenza. Le istituzioni rispondono. E i cittadini denunciano ancora troppo poco. «Disinnescare la miccia della paura e della rassegnazione e dire basta al silenzio complice» ha nuovamente chiesto l’associazione Libera che, già due anni fa, era scesa in campo con 20mila persone, a Foggia, per una grande mobilitazione. E adesso annuncia per giovedì prossimo un momento di confronto per «unire le forze e immaginare percorsi concreti di cambiamento».

Video del giorno

Cappella Sistina, Jason Momoa si scusa coi fans italiani per le foto: “Non volevo offendervi”

Barrette di ceci, cioccolato fondente, mandorle e uvetta

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi