Sud in cerca di rivincita:“Basta pigri pregiudizi, deve essere protagonista”

Filippo Attili

Il premier al meeting di Sorrento rilancia l’agenda per il Mezzogiorno. «Procedere veloci con le riforme per non perdere i finanziamenti Ue»

La guerra in Ucraina sta cambiando la geografia degli interessi europei, spostandoli verso Sud. E per l’Italia è insieme «un rischio e un’opportunità». Più che l’ennesimo discorso dedicato alle disgrazie del Mezzogiorno, quello di ieri a Sorrento di Mario Draghi è stato un articolato ragionamento sul perché la svolta sarebbe possibile. Lo fa invitando a superare «i pigri pregiudizi» sulla storia del Dopoguerra. Due le fasi che il premier economista invita a ricordare. La prima: «Dagli anni Cinquanta fino alla crisi petrolifera del 1973 il Sud è cresciuto ad una velocità superiore del Nord». E la seconda: «Tra la metà degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila», quando «le politiche di investimento hanno contribuito a restringere la forbice». In entrambi i casi a fare la differenza sono stati i soldi pubblici, e Draghi anzi lo rivendica. Ora c’è una terza finestra di opportunità, stavolta alimentata dal piano nazionale delle riforme, ovvero dai soldi del contribuente europeo.

«Il Mezzogiorno ha tutto il potenziale per convergere verso il Centro-Nord». Certo «serve la collaborazione fra pubblico e privato», «il rafforzamento della capacità amministrativa, a partire dalla giustizia, e formare le competenze necessarie», andare spediti con le riforme concordate con la Commissione di Bruxelles. Fino alla pandemia la storia del fondi europei a Sud è stato un sostanziale fallimento. Ora lo schema degli aiuti è completamente ribaltato. Se prima alle risorse si attingeva in modo slegato da una visione complessiva, il Recovery Plan impone altro. «Oltre metà dei fondi del piano e del fondo complementare in progetti infrastrutturali sono destinati al Mezzogiorno. Stanziamo un miliardo mezzo per i porti al Sud, per renderli più efficienti, sostenibili, moderni. Potenziamo l’alta velocità e miglioriamo il collegamento del sistema portuale al resto della rete, per facilitare il trasporto di merci». Il ritardo è rappresentato plasticamente da Sorrento, più facile da raggiungere via mare che via terra. Draghi, per evitare il traffico della costiera Amalfitana, arriva al forum organizzato da Ambrosetti in elicottero.

Il presidente del Consiglio cita Torquato Tasso e “Il mar tranquillo”, che tranquillo non è più per via dei troppi morti sui barconi. «È grazie agli scambi marittimi che le città del Sud sono state per secoli un motore dell’economia, della cultura, della storia d’Europa». Il Mezzogiorno è – come diceva Don Luigi Sturzo – «il ponte gettato dalla natura» fra il continente e le coste dell’Africa e dell’Asia, «un punto naturale di scambi e di commerci». Qui Draghi non pensa solo ai soldi del Recovery Plan, ma soprattutto alle opportunità che la guerra – suo malgrado – sta offrendo all’Italia. Il premier cita – non a caso – il tema dell’autonomia energetica e della transizione ecologica. La fine della dipendenza dal gas russo sta costringendo l’Italia a rafforzare i rapporti con l’Africa: Algeria, Egitto, Congo, Angola e Mozambico. Il gas liquido – una delle alternative ai metanodotti del nord ed est del Continente – arriverà da Sud, da est e ovest, via mare su enormi navi metaniere. Nel 2023 fra Adriatico e Tirreno verranno piazzati due rigassificatori galleggianti, e verrà aumentata la capacità del gasdotto Tap, che entra in Italia da Melegnano. Autonomia energetica significa poi più gas estratto in mare (in particolare nel Canale di Sicilia) e impianti eolici e solari nelle Regioni marittime della penisola. Di qui l’opportunità per cambiare il segno di alcuni numeri citati da Draghi. Oggi «l’area mediterranea ha un livello di integrazione inferiore alleale sue potenzialità. Circa il novanta per cento del commercio avviene tra Paesi dell’Unione Europea. Appena il nove sono scambi tra l’Europa e la sponda Sud del Mediterraneo - ovvero africani - e solo l’un per cento sono scambi tra Paesi della sponda Sud». La decisione dell’Unione di dirottare parte dei fondi finora inutilizzati del Recovery Plan verso l’autonomia dal gas russo può essere un’occasione ulteriore. 

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