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La storia del Santuario Libearty in Romania, la (forse) futura nuova casa dell'orsa Jj4

La storia del Santuario Libearty in Romania, la (forse) futura nuova casa dell'orsa Jj4
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L'orsa Jj4 potrebbe essere trasferita in Romania. Il condizionale è d'obbligo perché sarà il Tar Trento a decidere il suo destino. Ma fra le opzioni presentate dalle diverse associazioni animaliste sembra che la più probabile sia quella del Liberarty Bear Sanctuary, un santuario di 69 ettari nelle montagne della Romania.

Era stata l'Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) già dal 12 maggio a informare il Ministero dell'Ambiente sulla possibilità di trasferire Jj4, nel caso non possa essere liberata in natura, nel santuario gestito dall'associazione Millions of Friends, lega membro di Oipa International. La proposta Oipa sarà inviata con ulteriori dettagli entro il 27 giugno, data fissata dal Tar di Trento, alla Provincia autonoma di Trento, al Ministero dell'Ambiente e al Tribunale regionale di giustizia amministrativa.

"L'importante novità sta nella circostanza che ora anche altre associazioni animaliste hanno sposato la proposta dell'Oipa. Quindi, la salvezza di Jj4 si avvicina grazie anche al supporto delle altre associazioni. Non dimentichiamo però che chiuso nel Casteller da anni c'è M49, detto anche 'Papillon' per i suoi tentativi di evasione, e rischia di finirci anche MJ5, se catturato. Anche quest'ultimo, come Jj4, è oggetto dei decreti di abbattimento del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti", 

Gli orsi nel Santuario Libearty in Romania

Dentro al Santuario Libearty
Nel Santuario Libearty, situato nel cuore dei Carpazi, trovano una seconda vita gli orsi bruni recuperati da circhi o zoo fatiscenti, salvati dal bracconaggio, da sequestri di chi li teneva come animali da compagnia o dalle strade dell’Albania e della Bulgaria dove vengono utilizzati come attrazioni turistiche (i famosi orsi danzanti in catena).

 

Creato in memoria di Maya, il Libearty Sanctuary è ora la casa di 100 orsi bruni, che finalmente possono correre liberi nella foresta , senza paura, rotolarsi nel fango, farsi un bagno nel lago e giocare tra di loro. Il Libearty è infatti riconosciuto da molti specialisti come il santuario più etico del mondo, proprio per la vastità di territorio che occupa e per le condizioni praticamente di semi-libertà in cui vivono gli orsi, salvati da condizioni di vita atroci.



Ogni orso ha la sua storia, il suo passato da brividi e i suoi traumi che si porta dietro.
Come Alisa, che ha trascorso i primi sette anni della sua vita al circo, dove ha imparato il suono e la rigidità della frusta dell’addestratore. Quando non serviva più per gli spettacoli, è stata portata in uno zoo in Ucraina, dove veniva utilizzata per l'allevamento, sfornando piccoli come una macchina. I piccoli venivano venduti in fretta e lei doveva ricominciare da capo, anno dopo anno. Ad un certo punto ha cominciato a diventare cieca. A nessuno importava, quindi non è stata curata... perdendo la vista completamente. A quasi 28 anni Alisa, il 12 novembre 2020, ha sentito per la prima volta l’erba sotto le zampe nella foresta di Libearty.

C’è la storia di Bam, che è stato trovato con suo fratello Bim, nel febbraio 2016, quando avevano meno di un mese. I ranger hanno sentito il loro grido disperato, ma speravano che la madre tornasse per dar loro da mangiare. Dopo tre giorni, la madre non era ancora tornata. Forse uccisa dai cacciatori. Così i ranger portarono i piccoli al santuario, dove Bam ora è libero e grande. Purtroppo, però, soffre ancora della mancanza di sua mamma. Si riconosce facilmente perché si succhia la zampa, come un bambino orfano che sente ancora l'assenza della madre.

E c’è anche Graeme, la cui madre fu uccisa dai cacciatori e lui venne "imprigionato" con suo fratello dagli stessi carnefici della madre. Oggi finalmente è libero, rispettato e amato nella sua selvaticità.


100 storie come queste, tra dolore e rivincite, sconfitte e vittorie. E tutto nacque grazie a una promessa. La promessa che Cristina Lapis, ex giornalista di Brasov, fondatrice del santuario, fece ad un’orsa, Maya, nel lontano 1998.
Cristina e Maya si conobbero quando l’orsa era in fin di vita dentro una gabbia sporca nel cortile di un hotel, ormai denutrita da giorni. L’attivista, da quel momento, per quattro anni, percorse 60 km ogni giorno per portarle da mangiare e prendersi cura di lei. “Nel corso del tempo, siamo riusciti a migliorare la sua salute e a tirarla su di morale. Presto ha iniziato a riconoscere il suono della nostra macchina e si alzava per salutarci. Ci ha insegnato tutti i valori dell'anima e della gratitudine di un animale innocente”.

Sfortunatamente, nel 2001, Maya iniziò a mostrare nuovi segni di depressione. Aveva iniziato a mutilarsi: si masticò la zampa destra quasi fino all'osso. Nonostante tutti gli sforzi per salvarla (interventi chirurgici, cure mediche, tempo trascorso con lei, cibo adeguato, ecc.), Maya, l'11 marzo 2002 morì.

“Le parlavo continuamente, e le promettevo che un giorno sarebbe stata di nuovo libera di correre nei boschi, e le chiedevo di avere pazienza, di aspettare. Ma sembra che Maya alla fine abbia perso la fiducia nelle promesse delle persone. (…) Dopo che ci ha lasciato, tutto quello che ho potuto fare per Maya è stato mantenere la mia promessa: costruire il Santuario che avevo promesso e assicurarmi che nessun altro orso subisse mai quello che ha passato lei. Il Santuario “Libearty” è dedicato a Maya, che risplende nella costellazione dell'Orsa Maggiore, a tutti gli orsi che oggi godono di un destino più felice, a causa delle sofferenze che ha dovuto sopportare. La MORTE di Maya in realtà significava la NASCITA del Libearty sanctuary”

E oggi, a 18 anni dalla fondazione del santuario degli orsi, questa riserva sconfinata tra i boschi della Romania, rimane un’oasi di pace tra gli spari di fucile che si sentono al di là di quei recinti, dove l’orso è ancora cacciabile. Per sport. Per gioco. Per divertimento.