Il tuo vestito è etico? Te lo dice una app

Good on You è l’applicazione che valuta i brand di moda in base a parametri di sostenibilità, ecologia, etica. In questo modo informarsi sull’origine dei propri abiti diventa semplicissimo

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Fare scelte sostenibili quando si tratta di abbigliamento non è sempre facile. Molto probabilmente puntando su materiali naturali o riciclati si percorre la strada giusta, ma siamo sicuri che siano stati raccolti, lavorati e tessuti in modo etico? E che l’azienda abbia preso le necessarie misure per ridurre gli sprechi e limitare le emissioni? Sono tanti gli aspetti che rendono un prodotto "sostenibile" oppure no, in quanto sono numerosi i passaggi che dalla materia prima portano all’indumento dentro il proprio armadio. Ma raramente tutte le informazioni sono a disposizione del consumatore, il quale di solito, per giudicare il valore "etico" di un marchio può contare solo su una concisa etichetta e qualche claim pubblicitario.

Come sapere se il capo che vogliamo acquistare è stato prodotto da un’azienda che rispetta certi standard? Un modo c’è, attraverso una semplice app. Si chiama Good on You, ed è uno strumento che permette di avere tutte le informazioni relative alla sostenibilità di un marchio, raccolte e spiegate in modo molto semplice e intuitivo.

Come funziona

Good On You è una app di valutazione dei brand dal punto di vista etico, di cui è testimonial Emma Watson: “Quello che indossiamo ci identifica per chi siamo e cosa abbiamo a cuore. Sui red carpet ci viene sempre chiesto non cosa indossiamo ma 'chi'. Come se l’idea del vestito, il marchio, il designer, fosse più importante dell’abito in sé. Manca qualcosa, c’è una narrazione più importante che dev’essere fatta, e riguarda le condizioni in cui quell’abito è stato realizzato, le risorse che sono state impiegate, l’impatto che ha avuto sulle comunità”. Good on You nasce proprio per svelare gli "scheletri nell’armadio" del mondo fashion, attraverso un sistema di rating user-friendly. Il lavoro che c’è dietro è mastodontico, ma il risultato finale è una valutazione molto semplice da interpretare.

 

Una volta scaricata l’app (gratuitamente), si ha accesso a un motore di ricerca in cui è possibile digitare il nome di un brand e scoprire quale "voto" gli è stato attribuito in base a tre parametri: lavoro, ovvero quali sono le condizioni dei lavoratori impegnati nella filiera produttiva, di quali e quanti diritti godono; ambiente, cioè quanto un marchio è attento a emissioni, sprechi, inquinamento, gestione dei rifiuti, scelta dei materiali, e tutto ciò che riguarda il suo impatto sull’ecosistema; animali, ossia quanto viene preso in considerazione il loro benessere in caso si utilizzino fibre e materiali derivati (lana, piume, pelli).

Un commento spiega in maniera semplice in cosa il marchio eccelle, dove sta migliorando, in quale frangente deve impegnarsi di più. Il voto totale viene espresso in pallini: cinque è il massimo, tre è la sufficienza, mentre da due in giù significa che siamo di fronte a un brand con varie criticità. Dei marchi virtuosi vengono anche segnalati i negozi più vicini attraverso la geo-localizzazione del cellulare, mentre i brand che non raggiungono la sufficienza non vengono pubblicizzati. Si possono fare ricerche tramite il nome del marchio, oppure scegliendo la categoria che interessa (abbigliamento sportivo, denim, giacche, capi premaman, intimo). “Il sistema di valutazione è stato realizzato grazie a ricerche e consulenze con il mondo industriale, la società civile, esperti accademici e analisti”, spiega Gordon Renouf, Ceo di Good On You.

Chi c’è dietro l’app

Good On You nasce da un’idea avuta da Gordon Renouf e Sandra Capponi nel 2013, anno in cui si verificò la tragedia del Rana Plaza in Bangladesh: un edificio fatiscente, dentro al quale lavoravano migliaia di persone impiegate nel tessile per conto di marchi europei e americani, crollò, provocando la morte di oltre 1000 di loro e centinaia di feriti. Fu una tragedia che aprì uno squarcio sulle condizioni in cui lavora la manodopera del sistema moda: “Siamo certi che, da allora ma non solo, sempre più persone vogliono sapere se le loro scelte fashion danneggiano lavoratori, ambiente, animali”, riflette Renouf. La loro intuizione si rispecchia nel successo della app: “Quando l’abbiamo lanciata abbiamo avuto più di 10.000 download in meno di otto giorni. Oggi gli strumenti di Good on You vengono impiegati da quasi un milione di persone ogni mese”.

Il team di Good on You si compone di circa dodici persone che lavorano ai quattro angoli del pianeta: “Siamo analisti scientifici, sviluppatori, creatori di contenuti che condividono la volontà di usare le proprie abilità per rendere il mondo più sostenibile”, racconta Renouf. “Di solito sono gli utenti che segnalano un brand che vorrebbero approfondire, oppure capita che siano i marchi stessi a chiederci di essere inclusi nella app”, prosegue il co-fondatore, “ma succede anche che uno di noi scopra un brand e lo trovi interessante per la community”.

Come avvengono le valutazioni

Una volta scelto il marchio da analizzare, vengono raccolti tutti i dati reperibili sulla sua filiera produttiva e, se le informazioni sono insufficienti, si segnala che c’è una criticità nel frangente della trasparenza. “Ci vogliono circa quattro settimane per valutare un marchio”, spiega il Ceo. “Raccogliamo i dati e assegniamo dei punti basandoci su 100 parametri di sostenibilità, incrociandoli con eventuali certificazioni e con le valutazioni di terzi, che a loro volta vengono scandagliate per essere sicuri della loro qualità. Non utilizziamo informazioni fornite privatamente dai marchi. Crediamo fermamente che il consumatore abbia il diritto di sapere come un’azienda impatta sugli argomenti che gli stanno a cuore”. Al momento sono circa 2.500 le firme presenti sulla app, tra cui i brand mainstream, quelli di lusso, marchi minori e piccole aziende. Naturalmente l’obbiettivo è quello di arrivare a coprirne il più possibile.

Good on You ha anche un interessante aspetto editoriale e, periodicamente, pubblica articoli informativi e curiosità relative alla moda sostenibile, con consigli pratici per vestire in modo eco ed etico. Inoltre, permette di usufruire di sconti ad hoc, per una shopping experience dedicata esclusivamente al mondo green: “Good on You racchiude il potere di milioni di consumatori che vogliono acquistare secondo i loro principi”, conclude Renouf. “Sappiamo che stiamo risolvendo un problema reale per le persone che ci tengono”.