Prada, una giornata al mare come bambini

Per la prossima primavera/estate, Miuccia Prada e Raf Simons immaginano un guardaroba maschile che guarda alla gioia e alla leggerezza dell'infanzia. Forse in modo eccessivo. In attesa di vedere gli abiti calati nella realtà resta l'invito a tornare alla natura, dopo mesi di vita digitale

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Poche volte il concept di una sfilata di Prada è stato tanto chiaro come quello utilizzato per presentare - via video - la collezione uomo per la prossima primavera/estate. Si comincia in un tunnel rosso cupo, con i modelli che lo percorrono rapidi per poi sbucare su una spiaggia circondata di scogli, il sole a picco e un mare strepitoso (le scene sono state girate in Sardegna, e per l'occasione il brand ha supportato Medsea, fondazione che protegge l'ecosistema marino). Un bello choc visivo, dopo la luce artificiale e fredda nella galleria, il che è esattamente quello che Miuccia Prada e il suo co-direttore creativo Raf Simons avevano in mente: lo spiegano loro nelle note scritte distribuite alla stampa.

 

«Un senso di utopia, di ideale, di speranza e positività. Immergersi nella natura, andare in spiaggia, è sinonimo di libertà. È utopico. È davvero un bisogno primario, ma anche un bisogno intellettuale», scrive la stilista. D'accordo con lei, ovviamente, Simons: «La sfilata rappresenta una transizione, da un tunnel, uno spazio urbano, si arriva al mare. Non volevamo fosse complicata: la storia è pura, diretta. Un passaggio dagli spazi interni a quelli esterni. Dopo la costrizione, la potenza di quel senso di infinito, di un orizzonte senza fine, ci restituisce la sensazione di libertà. È la natura umana». Come si diceva, la decisione di puntare su un messaggio semplice funziona, e i modelli che ballano sulle piattaforme rosse montate in acqua, si tuffano e corrono sul bagnasciuga con i calzini e le scarpe (scelta quest'ultima non felicissima), rendono bene il concetto di ritorno alla natura e ai suoi piaceri reali, tangibili, dopo quasi due anni di vita digitale.

 

Miuccia Prada prosegue invocando un ritorno all'innocenza, l'antidoto quando i tempi si fanno complicati, mentre Simons paragona la collezione a un ricordo d'infanzia, alla gioia di un bambino che passa la giornata a mare. Tutto chiarissimo e, di nuovo, condivisibile. Il problema è che qui il ritorno all'infanzia non è solo allegorico, ma pure letterale: ci sono le tute di cotone decorate di sirene e piovre e accorciate a mo' di pagliaccetto, i pantaloni gessati arrotolati a metà coscia, le giacchette da scuola portate con le canottiere e i microshorts a vita alta stampati con quei motivi da tappezzeria anni Sessanta parte del dna del marchio, le cerate svasate, una sorta di microgonne che sbucano sotto i gilet di maglia e i pullover di mohair volutamente sformati. I pantaloni lunghi hanno l'allacciatura "sbagliata", un po' come quando i bambini si vestono da soli per le prime volte. Ci sono i cappellini per proteggersi dal solleone con il logo triangolare del brand, molto bene in vista, trasformato in portamonete. Tutto questo visto su quella spiaggia non dà l'idea di un look che, come dice Simons, può essere indossato in qualunque contesto: sembrano più una truppa di ragazzini che soggiorna in una colonia elioterapica.

 

L'immaginario maschile di Prada è sempre stato intrinsecamente giovane: anzi, è stata proprio Miuccia Prada negli anni scorsi a plasmare un concetto di mascolinità slegato da machismi e virilità esibita, più imberbe. Questo suo approccio però, unito a quello di Simons, che pure nelle sue collezioni ha sempre analizzato l'universo dei più giovani, qui sembra andare un po' troppo a ritroso, fino a teorizzare un'estetica davvero da ragazzini. Scomponendo la collezione di pezzi strepitosi ce ne sono diversi, dalla maglieria ai capispalla, per non parlare degli accessori. È la sensazione che rimane dopo aver visto il video a lasciare perplessi: forse bisognerà vedere quei capi nella vita vera, per capirli fino in fondo.