Aurora: "Sei anni con un ragazzo che non accettava di essere omosessuale. Nessun rancore: ora si sposa e io sono lì per lui"

Una donna ha scritto per condividere i suoi sentimenti: il suo ex ragazzo si sposa con il suo compagno, e lei sarà presente al loro matrimonio. Felice di aver continuato a essere parte della sua vita, nonostante le abbia "portato via" anni, nascondendo a sé e agli altri il suo orientamento sessuale. Come può non provare rancore? La psicoterapeuta Maddalena Vagnarelli, docente dello IACP (Istituto dell’approccio centrato sulla persona) spiega: non è scontato, né semplice, riuscire ad essere felici per la serenità di qualcuno che l’ha trovata lontano da noi, ma è possibile. E necessario

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Aurora è una 38enne di Torino, lavora nel campo dei social media e suona in un’orchestra. Nel 2010 ha conosciuto Matteo, un compositore di 33 anni, e si sono innamorati. Nella loro storia ci sono stati tanti alti e bassi, più volte si sono lasciati durante i sei anni che li hanno legati. Fino alla rottura definitiva, nel 2016. Solo dopo un paio d’anni Matteo ha avuto l’occasione di rivelarle quello che per anni aveva forzatamente taciuto, perfino a se stesso: era gay e non era mai riuscito ad ammetterlo e accettarlo.

Ora però si sposa, con Francesco, e ha invitato Aurora al suo matrimonio. È lei a raccontarci qualcosa in più, per condividere la sua storia e avere il commento di un esperto: la psicoterapeuta Maddalena Vagnarelli, docente dello Iacp (Istituto dell’approccio centrato sulla persona). 

 

La storia di Aurora

“Quando Matteo mi ha invitato al suo matrimonio ho provato una bellissima emozione. Le mie amiche mi pensavano ferita, invece provavo gioia per lui. Da quando ho conosciuto il suo compagno, Francesco, ho pensato fossero una coppia molto affiatata, tutto il contrario di quel che eravamo noi. Sono stata sei anni con Matteo, in passato, e tra noi le cose non sono mai andate benissimo. Ero davvero innamorata di lui, amavo la sua originalità, il nostro modo di viaggiare, la sua bravura nello sperimentare in cucina. Ma troppe cose mi ferivano, mi rendevano insicura rispetto ai sentimenti che lui provava per me. Ad esempio, non voleva introdurmi al suo gruppo di amici e amiche, oppure rimuginava dubitando del fatto che io e lui stessimo bene insieme, e così facendo riempiva di dubbi anche me. A letto le cose andavano bene, tranne quando ero io a fare la prima mossa. In quei casi spesso mi sentivo rifiutata e, solo dopo tanto tempo, ho capito il perché.

Matteo con me si comportava da anaffettivo. Per due anni abbiamo convissuto e non è stato semplice, un’esperienza che non rimpiango. Ho vissuto in una specie di bolla finché a un certo punto mi sono resa conto di essere infelice. È accaduto di notte, lui non voleva dormire abbracciato e mentre si allontanava ho sentito chiaramente che la distanza messa tra i nostri corpi era qualcosa di diverso, più profondo. Ho avuto un crollo emotivo e dopo una lunga litigata ho deciso di andare a dormire dai miei genitori. Il giorno dopo sono tornata a casa da lui, ho fatto le valigie, sono andata via per sempre. Sono stata io a lasciarlo, per un po' me ne sono anche fatta una colpa.

La reazione di lui. Per un po’ di tempo Matteo mi ha cercato, tentando di convincermi a tornare insieme. Diceva sarebbe cambiato e che buttare al vento quando avevamo costruito assieme era sbagliato. Per fortuna, sono stata irremovibile. E sottolineo per fortuna sua, perché gli ho dato la possibilità di riflettere e capire sul serio cosa o chi volesse, davvero, nella sua vita. Tre anni dopo la rottura ci siamo incontrati per caso, mentre passeggiavo in centro con un amico dell’orchestra, Saverio. Matteo era assieme a un ragazzo, Francesco. Ci sorridiamo, era tanto tempo che non ci sentivamo o vedevamo. Scopro in quel momento che anche Matteo e Saverio si conoscono. Decidiamo di sederci da qualche parte e prendere un caffè tutti e quattro insieme.

Quando i due si alzano, chiedo a Saverio come conosce Matteo. La sua risposta è strana, mi chiede a sua volta: “Secondo te?”. Sorride, e tace. Continua con altre domande: “Sai, vero, chi è Francesco? Guarda che quei due stanno assieme”. Inizialmente penso mi stia prendendo in giro, è sempre stato un burlone. Che Matteo potesse essere gay era qualcosa che non avevo mai sospettato. L'incontro a quattro è durato poco; mentre gli altri prendevano il caffè, seduti a quel tavolino, io sono rimasta in silenzio. A riflettere sulla nostra relazione durata sei anni. A chiedermi se ci fossero stati segnali che non sono stata in grado di cogliere, e soprattutto perché lui non mi avesse mai cercato, dopo, per raccontarmi, dirmi che se non aveva funzionato tra di noi c'era un motivo. Continuavo a pensare: ecco perché avevamo quegli alti e bassi clamorosi, ecco perché io ero così infelice. Quel giorno ci siamo salutati promettendo l'uno all'altro di rivederci da soli, per parlare delle nostre vite. Lo abbiamo fatto, e durante una passeggiata sulla spiaggia Matteo mi ha raccontato tutto: fin da bambino aveva capito che ad attrarlo era il suo stesso sesso, ma non aveva mai avuto il coraggio e la forza di ammetterlo a se stesso e agli altri. Non voleva deludere la sua famiglia. C'era sempre chi, in famiglia o altrove, sarebbe stato pronto a sbeffeggiarlo. Il pensiero di sentirsi o di essere discriminato lo tormentava e torturava. Così aveva preferito fingere che gli piacessero le donne. E aveva preferito stare con me sei anni, pur di non affrontare la questione. Qualcuno potrebbe pensare mi abbia rubato sei anni di vita, eppure non li rimpiango.

L'ho compreso, e perdonato. Siamo diventati amici, cosa che non eravamo mai stati. Ora ci raccontiamo tutto, e abbiamo perfino fatto una vacanza assieme, lui ed io, mentre il suo compagno era in vacanza altrove. Oggi Matteo per me ha un valore che non ha mai avuto in passato, è un amico, una persona cara. Quindi la sua felicità riempie di gioia anche me”. 

La psicoterapeuta Maddalena Vagnarelli commenta la storia

“La storia di Aurora è anche la storia di Matteo", esordisce la specialista. "Partiamo da lui, che fin da bambino aveva capito di essere attratto dal suo stesso sesso, ma che pur di non affrontare quella che sentiva essere una situazione di rifiuto e di scherno troppo dolorosa e complessa, decide di provare a negare, almeno per una parte della vita, questa parte così fondante della propria identità. È importante ricordare che fingere di essere attratti da un genere che in realtà non ci interessa è piuttosto complesso, se non, per alcuni, impossibile. Questo ci dà modo di sottolineare due aspetti fondamentali in situazioni come quella di Matteo: il primo, relativo a quanto possa essere spaventosa l’idea della reazione del mondo rispetto all’omosessualità, il secondo, in merito a quanto la sessualità e l’affettività possano essere fluidi e continuamente oggetto di scoperta e riflessione per noi esseri umani.

Forse è proprio la commistione di questi due aspetti a permettere ad Aurora di comprendere cosa sia successo tra lei e il suo ex e, quindi, a poter gioire con lui per la pienezza con cui, finalmente, si concede di vivere la propria vita affettiva: non è una finzione, un inganno, che li ha tenuti assieme per sei anni, c’è stato davvero un sentimento, un’attrazione a legarli, ma Matteo (ed Aurora con lui) sentiva di non essere interamente se stesso in quella relazione, perché c’era una parte di lui amputata, rifiutata, che non poteva trovare spazio. Possiamo immaginare che Aurora abbia empatizzato con il percorso di Matteo, non sentendosi oggetto di un raggiro, ma testimone di un percorso, inizialmente doloroso, di scoperta di parti di sé. Aurora percepisce di essere davanti a una vita che dispiega il proprio potenziale, ne vede e condivide la meraviglia".

"Non è scontato, né semplice, riuscire ad essere felici per la serenità di qualcuno che l’ha trovata lontano da noi e in storie come quella raccontata da Aurora troviamo spesso, d’altra parte, una controparte ferita, delusa, arrabbiata", spiega Vagnarelli. "Può accadere di sentirsi utilizzati, raggirati, non comprendendo che chi si trova a vivere una fase della vita complessa, come quella attraversata da Matteo mentre stava con Aurora, non ha il machiavellico intento di truffare la compagna o il compagno, ma sta dolorosamente provando ad ingannare se stesso, cercando di rientrare in quello che sente essere il ruolo più socialmente accettabile e vivibile. Si potrebbe fantasticare sull’essere stati la causa del cambiamento dell’altra persona, ma è necessario ricordare che l’orientamento sessuale non funziona come un interruttore: non si decide di essere omo, bi o eterossessuali, ma si può, più o meno faticosamente, diventarne consapevoli, in qualsiasi momento della vita".

In estrema sintesi. "È complesso pensare di non poter essere la persona che accompagnerà chi si ama in un percorso di piena realizzazione relazionale, ed è importante potersi concedere di sentirsi feriti quando accade", conclude l'esperta, "ma può essere d’aiuto, per lenire la ferita, tenere a mente che Matteo non ha deciso di non stare con Aurora, ma ha piuttosto deciso che fosse giunto il momento di essere interamente se stesso”.