Relazioni

Margherita: "Mi ha tradita per dieci anni. Tutti lo sapevano tranne me"

Mentre Margherita (il nome è di fantasia, è una nostra lettrice) si occupava delle difficoltà della figlia, Giovanni fingeva di non vedere, rifugiandosi in una relazione con una collega e vivendo per dieci anni una doppia esistenza di cui tutti erano a conoscenza. Tranne lei che, a distanza di tempo, non riesce ancora a riprendere in mano la sua vita. "Gli eventi dolorosi hanno sempre un significato", commenta l'esperta. "In questo caso il tradimento le ha permesso di capire quali sono le persone che contano veramente"

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“Tutti lo sapevano che mio marito mi metteva le corna, tranne me. Al lavoro, ma anche nell’ambito delle amicizie e delle mie conoscenze, chissà quante persone mi hanno compatita o presa in giro, sicuramente giudicata, a mia insaputa. Anche se può sembrare assurdo e parecchio strano, sono stata tradita per ben dieci anni e non me sono mai accorta. Eppure Giovanni, ormai il mio ex, ce l’avevo sempre intorno. Lavoriamo nella stessa azienda, anche se con ruoli differenti, da circa 20 anni. Siamo stati sposati per 25 anni, praticamente una vita scandita tra casa e lavoro, con più doveri che piaceri.

La gioia più grande di questo matrimonio? Mia figlia Sara, che ho cresciuto con dedizione, cura e amore, praticamente da sola. Giovanni se n’è sempre occupato poco. Per giustificarsi e affrancarsi mi diceva: 'È una ragazza, fai tu, tra donne vi capite sicuramente meglio'. E io ho fatto di tutto per comprendere Sara, per starle accanto, per aiutarla. Anche a costo della mia vita e del mio matrimonio. Forse non mi sono resa conto del tradimento di mio marito proprio perché sono stata così concentrata su di lei, ma non potevo fare diversamente.

Mentre nostra figlia stava male, lui si è fatto un'altra vita

Purtroppo non ha avuto un’adolescenza serena, mia figlia. Ha sofferto di anoressia, poi sono arrivati gli attacchi di panico e tanti altri problemi. C’era solo Sara nella mia testa e nel mio cuore e le sono stata accanto combattendo assieme a lei tutte le sue battaglie. Tante ne abbiamo vinte. Ora che è cresciuta e che è diventata mamma, lei e mia nipote sono le uniche gioie che ho. Perché anche se sono passati cinque anni da quando Giovanni e io ci siamo lasciati, ancora oggi mi sento così annientata dal dolore e dall’umiliazione di questo tradimento, da non essere più interessa a nulla.

Me lo ricordo bene il momento in cui ho scoperto tutto: quella mancanza d’aria, lo stomaco che si chiude e un dolore profondo nel petto, tanto forte da sentirlo anche fisicamente. Giovanni davanti a me, che finalmente lo buttava fuori e si toglieva di dosso questo peso: 'Sì ti tradisco da dieci anni, sei contenta ora di sapere la verità? Con Maura sì, proprio lei, avevi visto giusto. E ora che finalmente sai tutto, mi sento meglio sai?', mi urlava in faccia senza un minimo di empatia, per non dire affetto. Per lui contava soltanto essersi liberato da questo segreto, di poter vivere il tutto alla luce del sole, di smettere di vivere una vita parallela che lo portava a barcamenarsi tra due donne, due relazioni e una marea di bugie e di sotterfugi.

Giovanni si era negli anni man mano allontanato da me, dalla famiglia, come se non volesse affrontare quello che stava succedendo a nostra figlia, la sua anoressia, i suoi attacchi di panico. Era come se quei problemi in più lui non li volesse, come se non sapesse come affrontarli e gestirli. Confidava nel fatto che io c’ero, che non avrei mai lasciato affondare mia figlia nel suo male. E inconsciamente o no, se n’è lavato le mani e si è costruito un’esistenza con un’altra. Una scappatoia, un rifugio di leggerezza e di poco impegno, almeno all’inizio. Poi le cose si sono fatte serie anche tra di loro, la passione è diventata amore e in un attimo sono passati dieci anni.

Quanto dolore quelle chiacchiere alle mie spalle

Maura è una nostra collega e avevo notato fin da subito come tra di loro ci fosse una simpatia. All’inizio e per lungo tempo non gli ho dato peso, dovevo pensare a Sara, ma prima che Giovanni vuotasse il sacco, questo mio sentore era diventato quasi una certezza. Usciva troppo spesso la sera, con una scusa sempre diversa. E poi più di una volta li avevo visti assieme in azienda anche se non lavorano nello stesso ufficio. Iniziavo a sentire anche il mormorio dei nostri colleghi, le risatine, i commenti detti a mezza bocca e le frasi rimaste a metà perché io entravo nella stanza dove stavano spettegolando. A poco a poco i vari pezzi del puzzle hanno preso forma e il quadro che si stava componendo davanti ai miei occhi, fino ad allora ciechi, non lasciava dubbi: mio marito aveva una relazione extraconiugale con questa nostra collega. Lei non mi aveva mai dato troppa confidenza, io avevo fatto altrettanto. Negli anni ci eravamo sempre tenute a debita distanza e ora capivo perché.

A mettermi la pulce nell’orecchio è stato un discorso tra due mie colleghe: non si erano accorte che ero chiusa in bagno mentre loro si stavano lavando le mani e si attardavano a chiacchierare. 'Poverina Margherita, ma come fa a non rendersene conto? Lo sanno tutti, per me fa finta di niente', diceva una. 'Anche a me sembra strano che non sappia che il marito ormai sta con Maura, è diventata una storia vera, altro che amanti!, ribatteva l’altra. Con calma sono uscita dal bagno e quando me le sono ritrovate davanti ho chiesto spiegazioni. È calato il gelo, hanno iniziato a balbettare, dicendo che non parlavano di me, avevo capito male e poi: 'Che fai, te la prendi con noi? Vai a parlare con Giovanni e Maura se vuoi la verità, non siamo noi a dovertela dire eh'. Sono uscite veloci dal bagno e io sono rimasta lì, arrabbiata, disgustata e mortificata.

Quando sono andata da Giovanni lui ha negato, ero matta a pensare queste cose. Ma io ho insistito e alla fine tutto lo schifo è venuto fuori. L’ho cacciato di casa, perché mi aveva umiliato troppo. Durante la discussione è emerso che tutti quanti lo sapevano in azienda, anche persone che consideravo amiche e buone conoscenti. Non solo mi avevamo tenuta all’oscuro, ma mi avevano anche derisa e ridicolizzata, almeno a detta di Giovanni. E anche se so che lui voleva farmi male, in realtà è vero: per questa gente sono diventata una sorta di barzelletta, l’argomento preferito per farsi due risate.

Non ho ancora trovato la forza di ricominciare

Anche se sono passati gli anni, non ho ancora trovato la forza che hanno tante donne di ricominciare. Non ce l’ho, vorrei tanto averla, ma non so come fare, da dove tirarla fuori. Mi guardo allo specchio e mi faccio schifo da sola per essermi fatta prendere in giro così da lui per dieci lunghi anni. E come se non bastasse a tradirmi sono state anche tante persone che credevo mi volessero bene, delle amiche. Ma in realtà ero solo la poveraccia da compatire. Non mi fido più di nessuno e faccio fatica a relazionarmi con altre persone, soprattutto al lavoro, dove ancora adesso mi puntano il dito contro. Continuo ad andarci perché devo, per me, per mia figlia e la mia nipotina. È una fatica immane tutti i giorni e vorrei tanto tornare a vivere serena, solo che non so proprio da dove ricominciare”.

Margherita, 50 anni di Torino

 

Il commento dell’esperta

Gabriella Di Cosmo, psicologa, piscoterapeuta e sessuologa

La storia di Margherita mette in luce come essere traditi è un trauma fortissimo, un’emozione che travolge e butta giù, da cui è complicato riprendersi anche a distanza di anni. Perché il tradimento è di per sé una perdita, quasi come fosse un lutto, e proprio come il lutto necessita di un processo per affrontare ed elaborare il dolore.

Giovanni non ha solo costruito una relazione parallela con un’altra donna, ma è fuggito davanti ai problemi della figlia, costringendo Margherita ad affrontarli da sola. Non poteva accorgersi del tradimento, in quel momento ciò che più contava era il benessere della figlia.

Anche le sue amicizie e colleghi, invece di darle supporto, hanno fatto il gioco di Giovanni: sapevano e non le hanno detto niente, anzi la deridevano alle sue spalle. Questo ha generato in Margherita una mancanza di fiducia nel prossimo. Dopo una separazione ci si sente emotivamente distrutti, fragili, ci si trova ad aver investito la propria vita in un progetto fallimentare. Oggi anche se è passato del tempo dalla fine del suo matrimonio, Margherita si sente ancora senza forze, pensa di non essere in grado, di non riuscire ad avere le capacità di ricominciare.

In realtà, Margherita è una donna con un grande coraggio e una grande forza: non è scappata come il suo ex marito di fronte al malessere della figlia, ma ha lottato insieme a lei, facendo da madre e padre, per aiutarla a stare meglio. Ora finalmente che sua figlia sta bene e ha anche una nipotina, può tirare un sospiro di sollievo e pensare più a sé stessa. Magari guardandosi intorno e pensare di cambiare ambiente di lavoro, coltivare degli interessi, in modo da avere più possibilità di conoscere nuove persone e crearsi una nuova rete di amicizie. Gli eventi dolorosi che accadono nella vita hanno sempre un significato. Nel caso di Margherita il tradimento le ha permesso di capire quali sono le persone che contano veramente. Rielaborare questo dolore le permetterà di lasciare andare il passato e costruire giorno dopo giorno il futuro, mettendo sé stessa al centro come priorità, rafforzando la sua autostima e ricostruendo piano piano la fiducia negli altri, circondandosi di persone sincere.