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Vincenzo: "Ho sempre amato gli uomini. Poi è arrivata lei..."

Da sempre attratto dagli uomini, ha vissuto liberamente il proprio orientamento sessuale fin quando, a trent'anni, si è trovato spiazzato di fronte all'inedita e inaspettata attrazione provata nei confronti di una ragazza. E per paura ha deciso di non vivere questo amore. Il parere della psicologa: "Mai considerare definitivo il proprio orientamento"
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Ero convinto di avere le idee chiare, su chi ero e con chi volessi dividere la vita. Ero un uomo che amava e a cui piacevano decisamente solo gli uomini. Prima che arrivasse lei. A togliermi certezze, a confondermi idee e desideri.

Tutto comincia qualche anno fa. A 34 anni mi consideravo un adulto risolto. Nessun problema di identità, nessun senso di colpa, nessun segreto da tenere celato per paura: a me, dopo una prima storia d’amore quando ero ragazzino con una donna, erano sempre piaciuti i maschi. Per amore o solo per sesso, storie di una notte o vere relazioni, erano sempre state con uomini. Erano loro e solo loro ad attrarmi. Nessun dubbio. Vivevo la mia sessualità come qualcosa di naturale, e di storie, di relazioni affettive ne avevo avute diverse. Qualcuna positiva altre negative, come del resto capita un po’ a tutti.

Insomma la mia vita mi piaceva, lavoro tranquillo, storie serene. Una quotidianità con tutte le mie certezze. Invece una mattina di primavera il mio specchio va in frantumi. Mi guardo e non mi riconosco, nei miei gesti, nei desideri che si affacciano nei sogni. All’improvviso mi sembro un altro che non capisco più.

Succede che cambio ufficio e tra i tanti colleghi c’e una ragazza, Anna, ha pochi anni più di me, entriamo subito in confidenza, il tempo passato insieme vola tra parole profonde e allegre, ma continuo vederla come una semplice collega. Non ci penso neanche ad approfondire perché diventi qualcosa di più, magari una amicizia. Sono contento del mio mondo, dei miei giorni e delle mie notti, del ragazzo a cui voglio bene da tempo. Non sono a caccia di novità.

Un giorno durante una pausa caffè mi ritrovo ad invitarla per un fine settimana al mare quasi senza rendermene conto, un invito che mi esce così naturale da chiedermene la ragione, visto che a me piacciono i ragazzi e non cerco nuove amicizie.

Lei inaspettatamente accetta, passiamo una bellissima serata in un localino in riva alla spiaggia, le parole scorrono fluide tra di noi e mi rendo conto che non mi è mai capitato in tutta la vita di parlare con qualcuno in modo così piacevole. Tornati in città però non faccio nulla, tutto rientra nei ranghi della normale convivenza da ufficio e io torno alle mie storie.

Nella mia mente però da quel giorno qualcosa cambia, penso a lei in continuazione anche se cerco di non dare più di tanta importanza a questa strana nuova propensione, la considero quasi innaturale.

Passano i mesi, non ci si vede, non faccio un passo per uscire con lei, ma lei abita i miei sogni, quasi ogni notte. E settimana dopo settimana i sogni diventano anche erotici, e io non capisco più nulla. Sono confuso, quelle immagini notturne di sesso con lei mi scuotono, mi agitano ma non faccio nulla e mi ritrovo depresso. Profondamente depresso. La sogno ma non la chiamo, la sogno ma non la cerco, anzi, per mesi provo a ridurre i nostri contatti al minimo indispensabile. Vado avanti per due anni a pensarla, mettendoci tutta la mia buona volontà per dimenticarla. Ma non funziona, più passa il tempo e più mi sento nel pallone, diviso, due persone in una, con desideri diversi che non riesco a vivere e a seguire. Alla fine mi arrendo e le chiedo di passare con me un altro fine settimana al mare ma è come se fosse un altro ne ad invitarla.

Del resto la sua presenza - assenza ha già comunque segnato i miei giorni, la mia vita privata: avevo una storia con un ragazzo da anni che prima della sua apparizione andava benissimo. L’ho chiusa, l’ho lasciato. Non potevo continuare, mi sembrava di tradirlo solo a pensare a lei.

Finalmente arriva il nostro weekend al mare ci ritroviamo spesso abbracciati, come se i nostri corpi cominciassero a conoscersi giocando. Ed è stato lì, tra un solletico e una carezza che ho avuto la certezza: Anna mi attrae, come mi attraggono gli uomini, tutto del mio corpo risponde con naturalezza a questa donna.

Averla incontrata mi ha fatto capire che nulla è fisso, che nessuna persona ha un ruolo immutato nel tempo.

Eppure sono scappato davanti all’idea di una storia vera. Paura di farle male, di farne a me, paura di non poter garantire una stabilità affettiva a lei che, come me, ha molto sofferto in passato. In fondo ho sempre amato e desiderato gli uomini, come potevo dirglielo e garantirle non sarebbe più accaduto? Non lo sapevo neppure io. Per questo ho fatto violenza su me stesso per riuscire a non cedere a qualcosa che forse non avrei saputo gestire.

Me ne sono andato nonostante fossi innamorato di lei e, ho scoperto dopo, lei di me.

Il ricordo di quelle braccia che si accarezzavano e si stringevano mi accompagneranno sempre, con la consapevolezza che lei è stata il mio grande amore. Un amore che mi sono negato, un amore non vissuto. Per paura di ferire lei o me? Per timore di vivere o accettarmi fino in fondo diverso, più complesso da quello che credevo di essere e amare?

Vincenzo

(nome di fantasia a noi assegnato al lettore che ci ha inviato la lettera)

 

"Che si parli di orientamento sessuale, di identità di genere, o altro (scelte formative, professionali, o di vita) - commenta Caterina Tabasso, psicoanalista Aipa - il coming out è un momento decisivo per l’equilibrio della vita affettiva e per l’autostima. Più vicine sono le persone alle quali questa comunicazione così personale viene fatta, maggiori i timori rispetto alla possibilità di non essere accettati, o di essere giudicati e rifiutati."

Certamente, un orientamento sessuale più complesso delle “semplici” eterosessualità e omosessualità, quale l’essere bisessuale o pansessuale, coincide con una elaborazione più ampia e a volte più faticosa del proprio rapporto con l’altro e con noi stessi.

Per questo, possiamo facilmente immaginare che per Vincenzo scoprirsi omosessualee vivere poi un orientamento sessuale diverso possa essere stato laborioso al punto che, innamoratosi della collega di lavoro, ha sentito la necessità di difendersi strenuamente dal proprio sentimento e dalle proprie sensazioni, negandoli col pensiero razionale dell’essere omosessuale.

Vincenzo e tutti noi dovremmo considerare, per vivere meglio, che:

1. Nessun orientamento sessuale è necessariamente definitivo. Incasellarsi in modo rigido in una categoria a volte ci impedisce di sperimentare parti di noi che possono in seguito coglierci alla sprovvista. La possibilità che le nostre preferenze e scelte cambino, che includano nuove possibilità, rientra nell’esperienza di molte persone.

2. Ciononostante, sentimenti di colpa o di tradimento o di incoerenza possono arrivare a chi sperimenta questo tipo di cambiamenti. Parlarne con qualcuno di fiducia può essere un passo importante per non lasciare che la solitudine trasformi in fantasmi angoscianti i nostri nuovi desideri.

3. Vincenzo a più riprese descrive l’attrazione che ha provato per la sua collega, così come i sogni che ha fatto su di lei. Ricordiamoci che le emozioni e le sensazioni che proviamo, così come i sogni che facciamo, sono fatti, ci forniscono informazioni importanti su ciò che è realmente rilevante e salutare per noi, anche se a volte questo va in contrasto con come vorremmo essere/ come pensiamo di dover essere (che invece sono opinioni).

4. Negare emozioni e sensazioni, o tentare di ignorarle perché non coincidono con l’opinione che abbiamo di noi stessi, rischia di produrre una scissione pericolosa (in termini di frustrazione e depressione) tra ciò che facciamo e ciò che desideriamo autenticamente. Questo a sua volta ci impedisce di crescere nella direzione più genuinamente evolutiva per noi, della realizzazione della nostra personalità.

5. Vincenzo sembra aver rinunciato a vivere l’attrazione per la collega, anche se pienamente corrisposta, nella paura di non poter garantire la stabilità della quale pensava che la donna avesse bisogno. Dalla sua lettera parrebbe che non vi sia stato un vero e proprio confronto fra i due. Parlare invece apertamente del “dove ciascuno è” può essere molto utile. Sappiamo che l’inizio di una frequentazione è il momento in cui si è più liberi di sperimentarsi e più bisognosi di capire chi abbiamo davanti: maggiori le informazioni autentiche (leggi: minore la cosiddetta strategia), minore la possibilità di ferirsi o deludersi reciprocamente…o di vincolarsi in legami inadeguati.