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Anna Magnani nel 1960 con borse e bauli Louis Vuitton 
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200 anni fa nasceva Louis Vuitton: storia di un visionario che ha cambiato in meglio la nostra vita

I bauli che riescono a contenere ogni nostro capriccio vestimentario, le borse morbide, la tela impermeabile, sono tutte invenzioni del capostipite della maison francese. Che a soli 14 anni, senza un soldo, decise di affrontare un lungo viaggio per realizzare un sogno. E che oggi viene celebrato in tutto il mondo per il suo spirito innovativo

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Quelle due lettere ripetute all’infinito: LV, come Louis Vuitton. Le conoscono in tutto il mondo, dalla periferia di Parigi ai grattacieli di New York, passando per gli stuoli di ragazzine cinesi e giapponesi, che le borse del marchio francese le hanno mitizzate. E che oggi sognano i capi e gli accessori disegnati da due stilisti di culto: Nicolas Ghesquière per la collezione donna e Virgil Abloh per quella maschile.

Ma chi era Louis Vuitton? Che paradosso, il fondatore resta un illustre sconosciuto. Nacque il 4 agosto 1821, siamo quasi a 200 anni di distanza, mancano pochi giorni. E il gruppo Lvmh, che ormai controlla l’azienda Louis Vuitton, farà le cose in grande. È previsto addirittura il lancio di un videogioco (Louis: the game) e, dal 4 agosto fatidico, 200 vetrine delle boutique Louis Vuitton nel mondo saranno dedicate all’evento, con il baule da viaggio (con quello fece fortuna Louis) rivisitato da altrettanti personaggi (in fondo all'articolo alcuni modelli). È stata già avvistata una versione con imbracature hardcore pensata da Peter Marino, l’architetto americano che ha disegnato molte delle boutique Lvmh e che a ogni inaugurazione si presenta stretto in completini di pelle e borchie.

Il videogioco Louis the game 

 Ma ritorniamo alla domanda di base: chi era Louis Vuitton? Un uomo dell’Ottocento (morì nel 1892). E un visionario, che dal nulla creò un’impresa di successo: creativo, prendendo rischi, sempre vicino al cliente, attento a passare il testimone alle generazioni successive. Insomma, un manager moderno. Nacque nel 1821 ad Anchay, nella regione del Jura, al confine con la Svizzera, in una famiglia di mugnai e carpentieri. Ad appena 14 anni, senza un soldo in tasca, partì a piedi alla volta di Parigi: più di 400 km da percorrere. E lo fece in due anni, perché di volta in volta si fermò a lavorare da diversi artigiani, affinando le sue capacità sul faggio e il pioppo (gli serviranno).

Le boutique Vuitton celebreranno l'anniversario con vetrine dedicate 

Arrivato nella capitale nel 1837, trovò un impiego da Romain Maréchal, noto artigiano che confezionava bauli. All’epoca questo tipo di laboratori si occupava di tutto, non solo della fabbricazione dei contenitori, ma pure di preparare in concreto i bagagli, attività complessa, perché dovevano poter contenere le dimensioni eccessive, crinoline comprese, degli abiti delle grandi dame. Louis si fece un nome e nel decennio dei Cinquanta era già il confezionatore e imballatore ufficiale dei bauli dell’imperatrice Eugénie, che ai tempi era una sorta di fashion victim e simbolo alla moda in una Parigi, dove iniziava il Secondo Impero (Napoleone III), con tripudio di sfarzi e ricchezza, ovviamente solo per alcuni. 

Louis Vuitton 

Nel 1854, dopo aver sposato Émilie Parriaux, si mise in proprio e fondò l’omonima maison, al numero 4 di rue Neuves-des-Capucines, nel cuore del quartiere di Place Vendôme, dove già allora si concentravano le case di moda. Louis lavorava a stretto contatto con Frederick Worth, fondatore della haute couture parigina. Così vedeva come gli abiti femminili si stavano semplificando e rimpicciolendo. E come lui doveva adattare bauli e bagagli. Era molto innovativo. Ad esempio, ne trasformò la forma, appiattendoli, così si potevano sovrapporre: erano più pratici ed efficienti rispetto ai bauli che si utilizzavano fino a quel momento, con il coperchio bombato. 

Poi,Vuitton inventò per rivestire i suoi bagagli, il Gris Trianon, un nuovo materiale cerato, impermeabile e al tempo stesso leggero e resistente. Intanto, ad Asnières, un villaggio a nord-ovest di Parigi, costruì un laboratorio sulle rive della Senna, utilizzato per la consegna delle materie prime, inclusa quella del legno di pioppo, che è indispensabile per la fabbricazione dei bauli Louis Vuitton. Ancora oggi l’atelier (arricchito più tardi di decorazioni liberty) è utilizzato per fabbricare gli «ordini speciali» di bagaglio e pelletteria: produzioni personalizzate, mediamente sfizi dei ricchi di mezzo mondo. 

La classica Speedy, una delle borse più vendute al mondo 

Nel 1888 il nostro uomo iniziò a utilizzare la tela Damier, che riportava per la prima volta la firma Louis Vuitton: rimpiazzò così quella a righe che aveva ideato nel 1872, ma che ormai era stata copiata e ricopiata. Cominciò la battaglia alla contraffazione. Negli ultimi anni della sua vita, con il primogenito Georges-Louis Vuitton, iniziò a concepire il Monogram, che il figlio lancerà nel 1896, due anni dopo che Louis se ne era andato. Si tratta delle sue iniziali intrecciate, il fiore circolare e quello di quattro petali racchiuso in un diamante: è diventato una firma del lusso attuale uno dei loghi più celebri al mondo. Eppure chissà quante tra le acquirenti cinesi o americane sa chi era davvero quel Louis Vuitton che si nasconde dietro la L e la V. Da sottolineare: era stato sempre il fondatore, uomo dell'ottocento ma decisamente moderno, a incitare il figlio Georges a imparare l’inglese e creare una filiale nel 1885 a Londra, un anticipo dell’internazionalizzazione che verrà per tutti i grandi marchi del lusso. Non solo: negli ultimi anni della sua vita, ancora lui, il patriarca, spinse per iniziare a produrre ad Asnières le prime borse morbide, antesignane della pelletteria. Perché Vuitton era un visionario. E nacque esattamente 200 anni fa. 

I bauli rivisitati a scopo benefico

Louis Vuitton si è impegnata a donare 10.000 euro per conto di ciascun visionario che ha reinterpretato i bauli della Maison, per un totale di 2 milioni di euro. Le donazioni andranno a quindici organizzazioni senza scopo di lucro scelte per il loro impegno nel consentire l'accesso e la scoperta delle arti e della creatività tra i giovani provenienti da comunità svantaggiate, in 13 paesi e 5 continenti.

Baule reinterpretato dall'artista visuale Jean Michel Othoniel 

Baule reinterpretato dal designer Pierre Yovanovitch 

Baule reinterpretato dal creativo Willo Perron 

Baule reinterpretato dal produttore e dj Nigo