Moda

Hermès, viaggio nella manufacture a dimensione umana dove nascono le borse più chic

Alla scoperta dello stabilimento dove il grande marchio francese produce la sua pelletteria (avete presente le Kelly e le Birkin?) nel sud della Francia. Ecco come l'artigianalità si sposa al lusso, facendo attenzione a rimanere "a misura d'uomo" e con lo sguardo rivolto a un futuro sostenibile. "Hermès è cresciuta molto. Ma dal 1837 il procedimento è lo stesso: un solo artigiano fabbrica una borsa dall’inizio alla fine poi la sigla col suo marchio. E nei nostri stabilimenti tutti si conoscono per nome" spiega Guillaume de Seynes, numero 2 della maison

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Nelle campagne di Saint-Vincent-de-Paul, vicino a Bordeaux, scampolo di una dolce Francia profonda, da pochi mesi è spuntato fuori un edificio avveniristico, in legno e cemento, le grandi vetrate che catturano la luce del Sud. È la “manufacture de Guyenne”, uno stabilimento dove Hermès produce la pelletteria. Ormai il numero 19 della serie, tutti nel Paese del marchio (Hermès ci tiene, ogni sua borsa è al 100% made in France). Quasi 200 gli artigiani già al lavoro (altro sfizio del gruppo: così chiamano i loro operai, formati con devozione). E tra qualche mese arriveranno nella “manufacture” a quota 280, perché per Hermès le vendite, dopo la parentesi del Covid, sono riprese alla grande. “Ma non andremo oltre: è il numero massimo dove ognuno potrà conoscere il nome di tutti gli altri”, ricorda Axel Dumas, Ceo del gruppo. 

Il segreto di Hermès: un artigiano, una borsa

 

Sì, una dimensione umana, prima di tutto. Dumas è accompagnato da Guillaume de Seynes, il numero due di Hermès e suo cugino, perché questa strana multinazionale è ancora proprietà di una vasta e discreta famiglia, che si accorda su ogni decisione e finora non ha ceduto alle lusinghe di nessun possibile acquirente. Axel e Guillaume sono venuti qui sul posto a inaugurare il nuovo stabilimento (ne seguiranno altri tre all’orizzonte del 2024, attualmente in costruzione). Parlano con gli artigiani, con quella nonchalance e semplicità che fa molto “vieille France” e anche molto Hermès: nessuna concessione all’arroganza dei nuovi ricchi. Si sono portati dietro qualche giornalista per spiegare alcuni segreti del loro marchio. 

 

È de Seynes ad accompagnarci nella fabbrica, tutto sommato silenziosa, a parte le botte di martello sui punteruoli. Primo segreto: “Un artigiano, una borsa”, la parola d’ordine di Hermès. “Significa restare fedeli al nostro modo di fabbricazione artigianale – ricorda il direttore generale -. Hermès è cresciuta molto. Ormai siamo un gruppo industriale e abbiamo parecchie migliaia di artigiani nei nostri laboratori di pelletteria, ma il nostro modo di produrre resta fedele a quello in vigore dalla sua fondazione, nel 1837, per cui un solo artigiano fabbrica una borsa dall’inizio alla fine. Ogni prodotto è legato a un essere umano, a un savoir faire, a una mano, che danno una personalità specifica ai nostri oggetti”. 

L'esterno della Manufacture de Guyenne, vicino a Bordeaux, il nuovo impianto inaugurato da Hermès, il quattordicesimo in Francia, per la produzione di pelletteria (che il gruppo fabbrica al 100% nel Paese) 

Ognuno di loro, alla fine della sua formazione, riceve, anche a livello simbolico, quello che chiamano “il marchio”, un sigillo da mettere in una parte non visibile della borsa. “Significa che è stato prodotto in un determinato atelier e da quell’artigiano in particolare – continua de Seynes -. Si può ritrovare e verificare anni dopo che la borsa è stata fatta da una certa persona. E spesso abbiamo avuto delle belle storie d’incontri casuali tra gli artigiani e borse che avevano fabbricato e che si ritrovano a riparare anni dopo. È sempre un momento forte, pieno di emozioni”.

Guillaume de Seynes, numero due del gruppo Hermès, esponente della famiglia che dalla fondazione controlla il gruppo 

Sì, una lunga storia quella di Hermès. Ma nell’era della moda sostenibile il marchio ha ancora qualcosa da dire? In cosa i prodotti Hermès sono sostenibili? “Da sempre noi parliamo di “qualità che dura” – precisa de Seynes -. Immaginiamo i nostri oggetti per durare nel tempo, accompagnare i clienti per molti anni, talvolta perché siano trasmessi alla generazione successiva. È fondamentale e viene dagli inizi della maison, dalle nostre origini nella produzione dei finimenti e delle selle per i cavalli, che sono prodotti fatti per durare. Abbiamo conservato questa filosofia intorno alla sostenibilità degli oggetti e fa parte della qualità finale del prodotto Hermès”. 

Un artigiano realizza il famoso "point sellier" (punto sellaio) all'interno della Manufacture de Guyenne, vicino a Bordeaux, il nuovo impianto inaugurato da Hermès, il quattordicesimo in Francia, per la produzione di pelletteria (che il gruppo fabbrica al 100% nel Paese) 

E a proposito di alternative al cuoio, girano voci su una nuova borsa sostenibile di Hermès, fabbricata con un materiale, il micelio, interamente vegetale… “Abbiamo una squadra di esperti che si occupa proprio dei nuovi materiali – conclude de Seyenes -. Ma perché possano essere utilizzati da Hermès devono avere determinate caratteristiche di qualità, regolarità e resistenza nel tempo. Una pista interessante è quella del micelio, una fibra vegetale derivata dai funghi. Stiamo facendo dei prototipi e li stiamo testando”. 

 

Per concludere, alcune cifre. Hermès ha chiuso il primo semestre di quest’anno con un fatturato pari a 4,235 miliardi di euro, +70% rispetto allo stesso periodo del 2020 (molto basso a causa della pandemia), ma già il 29% in più rispetto ai primi sei mesi del 2019. Insomma, grazie alle forti vendite in Asia e negli Stati Uniti, la crisi è stata già abbondantemente digerita. E gli artigiani di Hermès in Francia lavorano. Lavorano sempre di più.