Gaia: "Ho conosciuto mio marito su Tinder. Un primo incontro virtuale non rende il nostro amore meno vero"

“L’amore si può trovare ovunque. Anche su una chat" racconta Gaia, che proprio attraverso un'app di incontri ha incontrato l'amore della vita. "La qualità di una relazione non è legata al luogo o al modo in cui ha avuto origine", commenta Marvi Santamaria autrice del libro “Tinder and the City”, "ma a come le persone decidono di viverla e costruirla insieme"
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Facendo un giro sui profili pubblicati su Tinder, una delle chat di incontri più conosciute e utilizzate in Italia, in tanti casi si legge: “Diremo che ci siamo conosciuti al supermercato”, o “al pub” o “a casa di amici”. È come se ci si dovesse giustificare, mettendo le mani avanti, su dove si sia incontrata la persona che si ama. Come se una chat valesse meno di un primo incontro dal vivo. Eppure, le occasioni per conoscersi e parlarsi di persona nella quotidianità sono abbastanza scarse. È sempre più difficile che qualcuno tenti un approccio in un bar o mentre si passeggia al parco. Siamo tutti un po’ più diffidenti e questo crea una vera e propria barriera. 

Forse anche per questa ragione le chat di incontri riscuotono successo, perché consentono di avere un filtro e una sorta di “preview” della persona con cui stiamo parlando. Già dalle fotografie che vengono scelte e dalle parole che vengono scritte per descriversi si può fare una prima scrematura. Per non parlare del fatto che, nel conoscere uno sconosciuto o una sconosciuta in carne e ossa, di certo non si può intuire se abbia o meno una relazione in corso (a meno che non ci sia una fede al dito). In chat, se la persona è leale, è chiaro se abbia o meno un impegno con un’altra persona. Però sono in tanti e in tante a ritenere le conoscenze in chat delle conoscenze di serie B. Come se, in automatico, chi si iscrive su queste chat abbia solamente voglia di divertirsi e di fare sesso occasionale, cosa che non ha in sé niente di sbagliato o compromettente. L’idea però di raccontare a qualcuno che si è conosciuto la persona che si ama in chat, diventa qualcosa di cui quasi vergognarsi. Qualcosa da tenere nascosto, temendo il giudizio degli altri. Eppure, ci sono persone che hanno conosciuto, su Tinder o su altre chat di incontri, la persona con cui poi hanno scelto di condividere la vita. Come Gaia, che ci ha raccontato la sua storia. 

La storia di Gaia: "Sono uscita con tre ragazzi, il terzo l'ho sposato"

“Nel 2019, a 33 anni, mi ero lasciata dopo 11 anni di relazione. Era stata una storia molto lunga e bella, non è stato semplice lasciarsela alle spalle. Per 4 o 5 mesi ho evitato di conoscere persone nuove, mi sono dedicata a me stessa e alle persone che mi volevano bene. Poi ho provato a rimettermi in gioco e mi sono resa conto che non era semplicissimo trovare persone libere. Avevo provato a uscire con delle persone ‘al buio’, presentatemi dalle amiche, ma non mi sentivo a mio agio, la cosa mi sembrava un po’ forzata. È a quel punto che ho deciso di fare da sola e ho installato Tinder. Sapevo bene che su quella chat molti degli iscritti erano alla ricerca di un rapporto occasionale, ma sapevo anche che, come me, non tutti lo utilizzano unicamente con quell’obiettivo. Dal punto di vista statistico, sono stata molto fortunata. Sono uscita con tre persone, la terza è quella che è diventata mio marito.
 
Il primo era un ragazzo di Milano con cui avevamo un ottimo feeling nelle conversazioni su Whatsapp. Parlavamo di qualsiasi ora, per lungo tempo. Ma nella conversazione dal vivo non è andata così bene, lui non parlava molto. Siamo usciti una seconda volta e dopo una settimana è sparito nel nulla. Eravamo d’accordo per andare a una mostra, ma mi ha scritto la sera prima dicendomi che non poteva. Gli avevo risposto, ma non ha mai letto il mio messaggio e non ci siamo più sentiti. Ci sono rimasta male per quel suo comportamento immaturo e gli ho inviato un messaggio. Non ha mai risposto neppure a quello.
 
A livello obiettivo, mi rendo conto di quanto Tinder sia una giungla. Sapevo a cosa andavo incontro. Sono uscita con un altro ragazzo, ma è andata male. Abbiamo iniziato a parlare e non funzionava. Ho inventato un appuntamento con l’estetista e ci siamo salutati, entrambi con sollievo. 

La terza persona con cui sono uscita è Giacomo, mio marito. Lo swipe a destra lo avevo fatto perché mi avevano colpito le sue caratteristiche fisiche (lentiggini e capelli rossi) e il fatto che nelle foto ci fossero anche altre persone, chiaramente amici, con cui sembrava molto affiatato. Scrivendoci, ci siamo resi conto di avere anche un amico in comune e, prima di incontrarlo, avevo chiesto a questo ragazzo un parere su Giacomo. Mi aveva rassicurato sul fatto che fosse un ottimo ragazzo e così siamo usciti per la prima volta insieme. Parlare con Giacomo è stato molto semplice e naturale, senza imbarazzi, sin dall’inizio. Avevamo tanto in comune: l'amore per la nostra famiglia, uno stile di vita tranquillo, entrambi appassionati di libri e cinema. Mi rendo conto di essere stata davvero fortunata. Ci siamo conosciuti ad aprile del 2019 e dopo meno di un anno è arrivato il lockdown. Giacomo è una persona molto indipendente, non stava pensando alla convivenza o al matrimonio, ma le contingenze lo hanno forzato a prendere una decisione in questo senso e si è trasferito da me. Stavo ancora sistemando casa, mancavano le porte, persino quella del bagno, e abbiamo passato tre mesi assurdi, lavorando entrambi da casa e passando il nostro tempo ad affinare ricette per lievitati e conoscerci meglio in un momento molto complicato, forse il più complicato, per tutti. Questo ci ha fatto capire che eravamo sicuramente compatibili. Dopo un anno, la sua indipendenza ha ceduto al mio desiderio di definire meglio la nostra storia e a settembre di quest’anno ci siamo sposati. 
 
Non ho mai avuto alcun turbamento nel raccontare come ci siamo conosciuti, anche se non è stato facile spiegarlo alle generazioni più mature. I miei genitori, ad esempio, avevano qualche timore all’inizio, soprattutto legate alla mia sicurezza, quando gli ho raccontato che stavo usando una app di dating per conoscere persone nuove. Credo però che possa essere un modo interessante per approcciare e conoscere, democratico e onesto, dove effettivamente decidi tu se portare avanti la conoscenza e approfondirla, oppure no. Ci si può semplicemente divertire, e talvolta, se lo si vuole, si può avere la fortuna di incontrare la persona giusta. Una mia cara amica ha difficoltà a usare questa tipologia di app, si chiede ‘E sei poi i miei colleghi vedessero che sono su Tinder?’ La mia risposta è stata ‘Capiranno che sei una donna che ha voglia di conoscere nuove persone, senza pregiudizi e senza limiti imposti dal giudizio comune’.


Molti poi giudicano una relazione meno 'vera' se nata su un'app di incontri e credo sia arrivato il momento di combattere questo stigma retrogrado, limitato e limitante. Al nostro matrimonio noi ad esempio abbiamo giocato tutto sul 'luogo virtuale' in cui ci siamo conosciuti, Tinder, dalle partecipazioni ai quiz a tema. Senza quell’app, quasi sicuramente, io non avrei conosciuto Giacomo. L’algoritmo dell’applicazione è stata un’occasione. E le occasioni vanno colte al volo”.
 

Il parere dell'esperta

Marvi Santamaria creatrice del podcast Match and the City, social media strategist e autrice del libro Tinder and the City

"La storia di Gaia è emblematica sotto molti punti di vista: ci dà uno spaccato di alcune dinamiche peculiari delle dating app come Tinder, che è tra le più note, e dei pregiudizi che in Italia ancora persistono verso il mondo delle applicazioni per incontri. Ad esempio, come è successo anche a Gaia, non è assolutamente scontato che il match che avviene sull'app venga poi confermato dal vivo: l'appuntamento al buio è un’importante prova del nove per verificare se c'è feeling tra due persone e se le aspettative vengono rispettate. Le dating app infatti hanno creato uno switch di paradigma rispetto ai metodi analogici di conoscersi: ad esempio quando si approcciava qualcuno al bar si partiva da una connessione, la ‘scintilla', per poi chiedere un appuntamento e approfondire (dalla connection al date); con le dating app la dinamica è ribaltata: si parte dal fissare velocemente in chat un appuntamento per verificare dal vivo se la connessione c'è e in caso la scintilla scatterà (dal date alla connection).

C’è poi la questione, ormai troppo spesso immancabile, del ghosting, una pratica comune che non avviene solo in chat. Si tratta del fatto che una persona che stiamo frequentando, non importa da quanto tempo, scompare come un fantasma non rispondendo più a nessun messaggio. Questo fenomeno è molto presente sulle dating app perché la chat rende facile chiudere le comunicazioni con l'altro, considerandolo uno dei tanti contatti della nostra agenda digitale e spesso non una persona con dei sentimenti oltre lo schermo.

La storia di Gaia sfata anche un mito che sulle dating app non si possa trovare l'amore. Nel mio podcast Match and the City, nell'episodio intitolato Amore su Tinder, ho raccolto le storie di alcune donne della mia community che hanno conosciuto i loro partner sulle app: molte di loro mi raccontavano di come si fossero dovute ingegnare con storie fantasiose per non svelare la reale origine della loro relazione, per paura del giudizio di amici, colleghi e parenti. In realtà su questo fronte qualcosa sembra essersi mosso in Italia negli ultimi anni: secondo una ricerca fatta dal sito d'incontri Meetic, nel 2013 il 44% delle persone aveva approcciato qualcuno in un bar mentre nel 2020 il 64% dei single affermavano di trovare più difficile di prima avvicinarsi a una persona in uno spazio pubblico; inoltre, i single hanno meno fiducia nella possibilità di trovare partner tramite il gruppo di amici (61% nel 2012 vs 58% nel 2020) o a un evento (61% nel 2012 vs 58% nel 2020), ma il 70% di loro crede che sia possibile trovare l'amore online; per l'82% dei single intervistati da Meetic il dating online è uno strumento utile perché consente con facilità di ampliare le possibilità di conoscere persone nuove, per l'87% è apprezzato perché consente di incontrare persone con hobby e interessi diversi dai propri e per l'82% persone di culture e background differenti”.

La qualità di una relazione non è determinata dal luogo in cui ha avuto origine. “Gaia e Giacomo sono andati oltre la loro conoscenza online. La loro convivenza in lockdown tra l’altro è un esempio di un fenomeno nato con la pandemia: le chiamano turbo-relationship”, spiega Santamaria. “Sono le relazioni che hanno subito una accelerazione coi vari lockdown, per cui molte coppie nel mondo hanno anticipato la scelta di andare a convivere poiché spaventate dalla minaccia di non potersi vedere per mesi a causa delle limitazioni anti-Covid. Come accenna Gaia sul finale, è verissimo che a oggi c’è ancora un pesante giudizio sessista verso le donne che utilizzano le dating app: se sei una donna e stai sulle app vieni giudicata come ‘una facile’, soprattutto perché in Italia abbiamo ancora grandi carenze dal punto di vista dell'educazione affettiva e sessuale, che si ripercuotono a livello sociale e culturale, generando stereotipi e pregiudizi. Questo porta non solo diverse persone e coppie a dover nascondere di far uso delle app, ma anche a far percepire le relazioni che nascono online come ‘di serie B’. È importante però sottolineare che la qualità di una relazione non è legata al luogo o al modo in cui ha avuto origine, ma a come le persone decidono di viverla e costruirla insieme. I fattori in gioco sono tanti e non possono essere ridotti al mero utilizzo di un mezzo tecnologico che fa da intermediario iniziale. Non sono le app a dover funzionare, ma le persone”.