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Tutto quello che c'è da sapere sull'acido ialuronico, il supereroe della skincare

Origine, proprietà, benefici e modi d'uso dell'ingrediente "effetto spugna" ormai star indiscussa delle formule beauty, capace di idratare, levigare, illuminare e rimpolpare la pelle 
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Versatile, multifunzionale e insuperabile per idratare e sublimare il glow della pelle: l’acido ialuronico è un ingrediente cosmetico bestseller, tra i più ricercati anche in rete (basta digitarlo come query in google trend per trovarlo spesso impennato nelle ricerche) e da anni tra i più “presenzialisti” nelle formule. Spesso, infatti, compare nell’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) non solo delle creme, ma anche dei sieri, dei booster, delle maschere, dei detergenti, dei solari. E, ancora, dei prodotti destinati alla cura dei capelli e dei make-care, ovvero nelle formule ibride tra trucco e skincare (fondotinta e rossetti in primis), oggi di assoluta tendenza.

 

Origine e formula dell'acido ialuronico

Descritto dai ricercatori  come una “poltiglia” fino alla fine del 1970, l’acido ialuronico ha iniziato a far parlare di sé dal punto di vista cosmetico e medico-estetico a partire dagli anni 90 del secolo scorso. Inizialmente ottenuto prevalentemente dalle creste di gallo, oggi, sia per questioni etiche sia di sicurezza, in gran parte deriva dalla fermentazione di particolari lieviti e batteri o viene ricavato da fonti vegetali, come i semi di una pianta originaria dell’India, la Cassia angustifolia, o della carruba (Ceratonia Siliqua Gum).

"Anche se è classificato come un 'acido', non lo è in senso tradizionale e ha un pH che oscilla da 5,5 a circa  7, secondo la sua concentrazione in acqua: anche per questo è ben tollerato da tutte le tipologie di pelle, incluse quelle più delicate e sensibili", spiega il dermatologo e cosmetologo Leonardo Celleno, presidente AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia). "Tecnicamente", precisa l’esperto, "lo ialuronico è una molecola formata da una lunga catena non ramificata costituita dall'alternanza di unità zuccherine di acido glucuronico e di N-acetilglucosamina (un ammino-zucchero derivato dal glucosio) che, insieme ad altre sostanze di natura proteica, svolge un ruolo fondamentale nell’economia di una pelle ben idratata, più fresca, elastica e complessivamente 'sana'".

 

Le proprietà dell'acido ialuronico, la "spugna" dell'organismo

L’ingrediente cosmetico “ripropone” in parte il ruolo che l’acido ialuronico endogeno assolve nell’organismo dove, tra l’altro, rappresenta una componente fondamentale non solo della pelle, ma anche del liquido sinoviale (protegge le superfici articolari dall’usura), della cartilagine e dell’umor vitreo dell’occhio. In particolare, l’acido ialuronico endogeno (la cui produzione a opera dei fibroblasti cala progressivamente, fino a dimezzarsi, con l’età), è presente in tutto lo spessore del derma e negli spazi tra le cellule con diverse funzioni. Tra l’altro: preserva l’elasticità dei tessuti, trasporta l’ossigeno e i nutrienti nelle cellule e, per l’appunto, assorbe e trattiene saldamente grandi quantità d’acqua, mantenendo il giusto grado d’idratazione cutanea anche con un tasso di umidità esterno estremamente basso. In pratica, funziona come una “spugna” capace di assicurare cospicue scorte idriche all’epidermide. "Ma contribuisce anche alla funzione di sostengo della cute poiché da un lato si lega al collagene e all’acqua e dall’altro, proprio in virtù dell'alto potere idratante, crea un rigonfiamento che fa apparire la pelle più morbida e polposa", spiega ancora il dermatologo Leonardo Celleno. Non solo: le molecole di acido ialuronico si organizzano nel derma in una struttura di tipo reticolare che agisce anche da filtro contro la diffusione di sostanze potenzialmente tossiche, come detriti cellulari, inquinanti, componenti da degradazione di virus e batteri. "Grazie alle proprietà antiinfiammatorie è anche un antietà e, favorendo la produzione di nuovo collagene, contribuisce a stimolare la cicatrizzazione e i processi di riparazione dei tessuti", spiega Celleno.

 

L'acido ialuronico nella skincare

Essendo generalmente una particella troppo grande, l’acido ialuronico presente nei prodotti cosmetici non riesce a penetrare all’interno della pelle. "Ma vanta potenti capacità riepitelizzanti e crea un film protettivo che da un lato diminuisce, in modo anche sensibile, la costante perdita d’acqua che si verifica naturalmente nella cute, dall’altro incrementa l’idratazione: in questo modo mantiene la pelle più morbida, distesa, meno segnata dalle rughe e più luminosa", dice Celleno. Va detto, però, che negli ultimi anni la ricerca cosmetica ha in parte ovviato al problema della penetrabilità formulando nuove molecole di acido ialuronico, come quelle a medio o basso peso molecolare e idrolizzate (spesso veicolate da liposomi), che hanno maggior capacità di raggiungere un po’ più in profondità la pelle, migliorando di conseguenza l’effetto idratante e antietà.

 

I trattamenti a base di acido ialuronico

L’acido ialuronico è anche il leader dei filler utilizzati in medicina estetica. Riassorbibile e ben tollerato, la sua inoculazione, se correttamente eseguita, in genere può comportare solo lievi disagi temporanei, come gonfiori (circa 50% dei casi) o piccoli ematomi (intorno al 10% dei casi), che si riassorbono rispettivamente nel giro di qualche ora e di 4-5 giorni. "In formulazione fluida, l’acido ialuronico si utilizza, ad esempio, per 'riempire' le rughe più o meno sottili, ma anche per colmare piccole cicatrici, per esempio da acne. In forma più densa viene iniettato per volumizzare le aree carenti per l’età o per costituzione, come gli zigomi o un mento un po’ sfuggente", spiega Giuseppe Sito, medico e chirurgo estetico a Napoli, Milano e Torino (durata: 4-6 mesi come antirughe; 6-8 mesi come volumizzante).

L’acido ialuronico viene utilizzato anche nel “rinofiller”, la correzione non chirurgica dei lievi inestetismi del naso. "Si iniettano piccole quantità di una formulazione di media o alta densità, secondo le imperfezioni da correggere, e in punti particolari: alla radice del naso, ad esempio, per attenuare un’eventuale gobba, oppure sul dorso se il naso è a sella, ovvero se presenta schiacciamenti o vuoti da riempire, anche lasciati da un precedente intervento di rinoplastica non perfettamente riuscito", spiega Sito. Tra gli utilizzi più frequenti, anche l’effetto volumizzante delle labbra. "Ad esempio, con microiniezioni di una formulazione piuttosto densa eseguite sotto gli angoli della bocca si può rialzare il sorriso, mentre con formulazioni specifiche iniettate nel vermiglio e nelle labbra si dà turgore e si ridisegnano i contorni" (durata: da 4-6 mesi circa).

L’acido ialuronico viene ampiamente utilizzato non solo come “riempitivo” ma anche come biorivitalizzante, per restituire freschezza e luminosità alla pelle. "In questo caso si usa acido ialuronico non cross-linkato, spesso associato a vitamine, aminoacidi, minerali a effetto ridensificante sulla cute e di stimolo del collagene e dell’elastina e dell’acido ialuronico endogeno. Occorrono tre sedute, distanziate di un mese l’una dall’altra, e un richiamo dopo 6 mesi dall’ultima seduta". Attenzione però ai tempi di esecuzione dei filler in relazione alla vaccinazione per Covid-19. "Mentre un pregresso filler di acido ialuronico non rappresenta una controindicazione al vaccino contro il Covid-19, e in generale di qualsiasi altro vaccino, per le nuove infiltrazioni meglio non eseguire il trattamento nei 15 giorni che precedono la prima dose di vaccinazione e un mese dopo la seconda dose o il booster. L’obiettivo è di prevenire un possibile edema localizzato dovuto alla reazione infiammatoria (la cosiddetta Sindrome ASIA Autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants) innescata dall'interazione tra la risposta immunitaria post vaccino e il filler dermico", precisa il medico estetico Giuseppe Sito.

 

La dieta pro acido ialuronico

Oltre che dall’aging, l’acido ialuronico endogeno viene intaccato anche dallo stress ossidativo accelerato, per esempio, da uno stile di vita disordinato, dal fumo e dallo stress. Per preservarlo, invece, possono essere d’aiuto gli integratori specifici che riducono la ialuronidasi (l’enzima che lo degrada nell’organismo) e quelli a base di glucosamina, manganese, selenio e altre sostanze, come corcumina (antinfiammatoria) e con gli antiossidanti acido lipoico e Q10 (cicli di 2-3 mesi). Anche a tavola si può proteggere la preziosa molecola inserendo nei menu i cibi a base di soia fermentata, tipo miso e tempeh. "La soia, come altri legumi, contiene fitoestrogeni, e isoflavoni in particolare, che contribuiscono a stimolare e conservare l’acido ialuronico endogeno. Buone percentuali di fitoestrogeni si trovano anche nei semi di lino, nel pomodoro, nei finocchi e nelle patate dolci", spiega Celleno. Il consiglio è di consumare almeno 3-4 porzioni di questi cibi a settimana, nell’ambito di una dieta completa ed equilibrata, e di limitare nel contempo l’apporto di alimenti che favoriscono i meccanismi ossidativi e la glicazione, “nemici” dell’acido ialuronico, ovvero i grassi saturi e gli zuccheri raffinati.