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Kering investe nella pelle sostenibile prodotta in laboratorio

Kering investe nella pelle sostenibile prodotta in laboratorio

Il gigante del lusso partecipa ad un maxi-finanziamento destinato a VitroLabs, startup californiana che produce pellami clonati partendo da una singola cellula, per la quale non è stato maltrattato alcun animale

2 minuti di lettura

In un recente articolo Business of Fashion si chiede se il mondo dei pellami esotici sia giunto al capolinea: come è accaduto con le pellicce, ipotizza l’autorevole rivista, è probabile che anche l’uso della pelle nell'industria degli accessori abbia i giorni contati. Il pubblico del fashion è diventato molto sensibile a certi argomenti, e, dato che produrre senza danneggiare l’ambiente e evitando sofferenze agli animali oggi è possibile grazie all’innovazione tecnologica, sempre più maison si stanno buttando a capofitto nel mondo dei materiali etici e sostenibili.

Non a caso Kering, oltre ad aver definitivamente salutato le pellicce, sta scommettendo sulle alternative alla pelle: il gigante francese del lusso ha partecipato ad una joint venture che ha finanziato con 46 milioni di dollari VitroLabs, startup californiana che produce pellami in laboratorio. Oltre a Kering, fa sapere l’azienda, hanno investito altre realtà nel mondo delle biotecnologie, della finanza etica e l’attore noto per l’attivismo ambientalista Leonardo di Caprio.

Non si tratta di una simil-pelle, strada che comunque stanno esplorando numerose aziende come Mylo (amata da Stella McCartney), Mycoworks (che ha stretto un sodalizio con Hermès), Ananas Anam (scelta da Nike). Quella che produce VitroLabs è ‘vera’ pelle, creata a partire da una cellula epiteliale di vacca. Pelle clonata, in pratica, che di quella tradizionale conserva tutte le caratteristiche tattili e funzionali. “La nostra pelle ‘coltivata’ preserva le caratteristiche biologiche che l’industria, l’artigianato, i consumatori conoscono e amano, e nel contempo elimina la maggior parte degli aspetti dannosi della produzione convenzionale, legati all’ambiente e all’etica”, spiega il CEO e co-fondatore di VitroLabs Ingvar Helgason.

L’azienda di biotecnologie che ha sede vicino a San Francisco sta sviluppando da anni questo materiale innovativo che ha catturato l’attenzione del mondo del tessile e della moda, e grazie a questo ingente finanziamento potrà partire con la produzione su larga scala. Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per questo materiale tanto antico, amato e diffuso, quanto problematico: “La prima vera produzione di pelle coltivata, sarà una pietra miliare nella nostra missione di avanzare verso un futuro più sostenibile”, prosegue Helgason.

Come nasce la pelle in laboratorio

Non è simil-pelle, non è pelle sintetica, ma non deriva dallo sfruttamento animale: cos’è dunque questo materiale? La missione di VitroLabs, è “produrre pelle coltivata a partire da una cellula che visivamente, al tatto e nelle performance sia uguale alla pelle tradizionale, senza compromessi”.  

In pratica, fa sapere l’azienda (tutte le informazioni sono chiare e reperibili sul loro sito ufficiale) viene prelevato un piccolissimo campione di cellule epiteliali da un animale vivente - quindi a voler essere precisi questa pelle non è vegana – e la si la fa crescere e moltiplicare posizionandola in appositi bioreattori. In laboratorio le cellule crescono, si dividono, formano un tessuto: in poche settimane si ottiene il materiale che poi viene tinto, lavorato e sottoposto a tutti quei trattamenti che gli conferiscono le caratteristiche della pelle tradizionale (in verità molti meno, perché la pelle ottenuta in laboratorio è più 'pulita'). Non c’è più bisogno di tornare dall’animale: il prelievo cellullare, totalmente indolore, avviene una sola volta. Con una singola biopsia, spiega VitroLabs, si possono fare migliaia di borse.

“Una delle strade che stiamo seguendo nel nostro percorso verso la sostenibilità è quella dell’innovazione e della ricerca di materiali alternativi che riducano il nostro impatto ambientale sul lungo termine”, commenta Marie-Claire Daveu, a capo del dipartimento Sustainability and Institutional Affairs di Kering. “Siamo certi che l’innovazione sia la chiave per vincere le sfide a cui l’industria del lusso si sta trovando di fronte”.