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Photo by Toa Heftiba on Unsplash
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Come non farsi ferire dagli altri in cinque mosse: breve corso di autodifesa emotiva

Perfino la supermodella Elisa Sednaoui è stata una ragazzina bullizzata. Ora ha scritto un libro su come imparare a non farsi mettere i piedi in testa insieme a Paolo Borzacchiello – consulente, formatore e scrittore – che qui spiega agli adolescenti di ieri e di oggi come imparare a non farsi ferire dalle parole altrui

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Quella di ferire il prossimo è una brutta abitudine diffusa a qualunque età che diventa ancora più odiosa quando le vittime attraversano le prime fasi della crescita e navigano nella delicata ricerca della propria identità. Ne sanno qualcosa la supermodella Elisa Sednaoui, cresciuta in Piemonte con le “colpe” di un cognome arabo e di genitori separati, e il consulente aziendale, formatore e scrittore Paolo Borzacchiello, esperto in intelligenza linguistica ed ex bambino sovrappeso affetto da balbuzie. Una manna, per chi ha il vizio di ferire.

Crescere però significa acquisire competenze, specie se si approfondiscono temi utili come quello delle neuroscienze, così entrambi hanno deciso di condividere le proprie nel libro Nessuno può farti star male senza il tuo permesso, Breve corso di autodifesa emotiva (Mondadori, 16,90 euro). Una sorta di diario in cui gli adolescenti Elisa e Paolo raccontano i loro giorni, e le scoperte fondamentali che via via li porteranno a cambiare atteggiamento fino a diventare impermeabili alle angherie. O addirittura a disinnescarle. In coda, esercizi pratici con cui cimentarsi per cambiare radicalmente la propria prospettiva.

Il punto fondamentale da cui partire è che “ognuno è il peggior bullo di se stesso, visto che tende a criticarsi di continuo”, spiega l’autore. Ed è lì che si dà il potere agli altri di farci del male. In pratica: “Se qualcuno mi da del ladro, poiché so di non esserlo la cosa mi scivola addosso. Ma se mi dicono ciccione la cosa cambia, dato che me lo sono sentito ripetere per anni”.

Il primo passo riguarda dunque l’immagine di sé. “Un esercizio utilissimo consiste nel trovare descrizioni alternative a quelle che impieghiamo nel nostro dialogo interiore per descriverci negativamente”, riprende Borzacchiello. “In questo modo, a poco a poco i nuovi termini sostituiscono i precedenti e il cervello restituisce un’immagine completamente diversa di noi stessi”. Perché è questo che fa, il cervello, impara. Basta dargli le informazioni giuste: un “incapace” può diventare in realtà “una persona che ha ancora cose da apprendere”, chi si sente “brutto” può trasformarsi in “diversamente affascinante”. E così via. “Ci vuole un po’ di allenamento, ma funziona”.

Passo numero due: “Leggere il più possibile e circondarsi di persone che parlano bene. Ovvero: non si lamentano di continuo, non passano la vita a criticare gli altri, ma raccontano cose piacevoli e interessanti. Questo aiuta enormemente ad aumentare la propria distanza dall’altro modo, negativo, di rapportarsi gli uni agli altri”.

Terzo esercizio: “Tenere il cervello occupato in attività e pensieri piacevoli significa fargli dimenticare il resto, e per indurlo in quella direzione – grazie al cosiddetto effetto Zeigarnik – basta dargli un comando preciso. Uno, ottimo, può essere quello di trovare ogni giorno cinque aspetti positivi su se stessi o su ciò che è accaduto”.

Punto quattro, spiazzare chi ci vuole ferire con le parole: “Esistono molte tecniche utili, comprese quelle di respirazione, che aiutano ad accusare meno il colpo. Ma anche a interrompere il rapporto vittima-carnefice: di fronte a un’offesa, per esempio, una frase come ‘Dimmi qualcosa che io non so’ di solito va a segno”.

Fase cinque, disinnescare i bulli: “L’autoironia è un’arma micidiale. L’ideale è prepararsi un monologo comico sull’aspetto di sé che attira le angherie, e metterlo in scena alla prima occasione. In questo modo, non solo si toglie all’altro il potere di deriderci (lo facciamo già noi stessi, e in modo molto più divertente), ma si allena anche il proprio cervello a guardare così le cose”.